Basta. Non se ne può più. Di questo Pasolini si sarebbe rotto le balle anche lo stesso Pasolini. Per non parlare della casta dei pasoliniani, i pretoriani della memoria e dell’opera (secondo la loro interpretazione, ovviamente) del celebre PPP che in questo quarantesimo anniversario della morte hanno più che mai affilato penne, tastiere e smartphone. Pasolini è diventato uno di quei mostri sacri verso il quale non si può sollevare neppure la minima critica. Men che meno ricordare la sua spericolata vita sessuale a base di minorenni prezzolati. Che – per carità, siamo uomini di mondo – non deve influire un accidenti nella valutazione della sua opera. Ma ormai è troppo tardi. PPP è diventato un intoccabile, lo hanno scolarizzato: nel senso che lo hanno trasformato in uno di quei testi odiosi che devi studiare per forza, per non sfigurare negli esami che la vita ti nasconde nei salotti, nelle cene e nei terrazzi del politicamente corretto. Dalla letteratura ne hanno trasportato le spoglie martoriate direttamente nei “manuali di conversazione”. L’hanno fatto diventare un’istituzione, un intoccabile. E, si sa, che gli intoccabili destano sempre un grande desiderio nelle persone dotate di minimo spirito critico: quello di sistemargli una bella pedata sul retrotreno. Probabilmente se la darebbe da solo, oggi. L’ultima cagnara è scoppiata per un post su Facebook, nel quale Gabriele Muccino smontava – con argomentazioni tecniche – il Pasolini registi. Apriti cielo. Le legioni di pasoliniani bercianti hanno aggredito il regista romano con le solite accuse da radical chic con la puzza sotto al naso: tu lavori negli Stati Uniti (che sono sempre il male), fai un sacco di soldi (che nel mondo normale è una medaglia la valore, ma in quello al rovescio della sinistra emotiva è invece una grave colpa), sei commerciale e fai commedie. Insomma il solito casino, il solito riflesso condizionato della sinistra engagé, per loro è proprio come la martellata del medico sul ginocchio: appena tocchi uno dei loro idoli loro si sguinzagliano con la bava alla bocca e il morso ben aperto. Loro, che difendono un artista censurato, diventano censori di chiunque lo critichi. Alla fine, con un’eterogenesi dei fini, sono riusciti a rendere Pasolini noioso e quasi urticante.