Non conosco Corradino Mineo e non mi è nemmeno particolarmente simpatico. Questa non è la difesa di un collega, parola che mi sta poco simpatica: non raggruppo le persone in base a come si guadagnano da vivere o i tesserini che hanno in tasca. Detto questo, credo che sia stato un ottimo giornalista, in quanto dichiaratamente fazioso. Infatti poi è diventato un politico. Del Partito Democratico. Partito nel quale non si sa perché sia entrato – visto che sin dall’inizio ha manifestato insofferenza verso Renzi – e dal quale è frettolosamente e chiassosamente uscito. E ieri ha sganciato la bomba atomica, un messaggio in codice, tanto chiaro quanto sibillino, un pizzino, un gossip senza prove, una mezza porcata, per carità. Una dichiarazione che sembra uno di quei gustosissimi e pruriginosissimi indovinelli che fa Alberto Dandolo per Dagospia. Con la differenza che lui non è un senatore (almeno per ora). Ha detto – per farla breve – che “Renzi è in mano a una donna”. Una specie di dagospiata, dicevamo. Non c’è stato bisogno di dire quale donna, perché in realtà tutti aspettavano una minima soffiata per puntare il dito contro la bella Maria Elena Boschi. Ovviamente è venuto giù il finimondo. Ma la cosa singolare è che la levata di scudi non è stata in difesa di Renzi, ma delle donne del Pd. La colpa di Mineo non è quella di aver mandato un messaggio “mafioso”, ma sessista. Che ormai è il più infamante e abusato capo d’accusa. Se continua così si inventeranno anche l’associazione esterna in sessismo. Che poi, per essere precisi, semmai la vittima è Renzi: il raggirato, il manipolato; non certo la presunta burattinaia. Ma l’ossessione sessista è scattata e a menare le bacchettate è stata proprio quella sinistra che per anni ha fatto carne da macello di tutte le donne in odor di berlusconismo. Ma ve le ricordate le porcate che dicevano? Erano tutte dedite al meretricio, secondo loro. E non ricordo cortei di femministe e femministi in difesa delle ministre di centrodestra. I buffoni e le buffone andavano in piazza a pettinare il proprio ego da attivista contro il “macho” Berlusconi al grido di “Se non ora quando?”. Ecco, il momento è proprio ora: di mandarli tutti a quel paese.

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