Mattarella si è svegliato dopo un lungo, lunghissimo torpore. Ma si è svegliato col piede giusto. Quindi: buona la prima. Perché, sia chiaro, prima di questa ne ha fatte veramente poche di cose e, soprattutto, non hanno lasciato tracce. E’ stato un ectoplasma. Fino al momento in cui ha deciso di dare uno schiaffo, ben assestato, al boldrinismo e a quella sinistra buonista che sta sempre dalla parte dei delinquenti. Quella sinistra fuori dal mondo ma ben salda dentro i salotti e i palazzi che contano che criminalizza chi osa difendersi, che pensa che tenersi una pistola nel comodino equivalga a essere un pluriomocida, che i commercianti siano tutti evasori e gli imprenditori degli sporchi capitalisti. Pensiero dal quale discende automaticamente l’idea che tutto sommato se uno gli si intrufola in casa di notte fa anche bene, fa giustizia, redistribuisce il capitale, infondo è un esproprio proletario, no?  Attenzione però: loro sono buonisti con le terga degli altri. Poi quando qualcuno, disgraziatamente, gli ruba il portafogli si accorgono anche loro che la giustizia e la sicurezza fanno acqua da tutte le parti.

Ecco, la grazia ad Antonio Monella, l’imprenditore bergamasco che nel 2006 sparò a un diciannovenne che gli stava rubando l’auto, è un messaggio politico chiaro e netto. Perché arriva dopo settimane di polemica sulla legittima difesa e a otto giorni dalla morte di Ermes Mattielli, il commerciante condannato a 5 anni 6 mesi di carcere e 135mila euro di risarcimento (ai ladri) per aver sparato a chi lo stava derubando. Il messaggio è semplice: lo Stato non può e non deve stare coi ladri, ma con i cittadini. Qualcuno dirà che Mattarella si è messo la felpa. Di Salvini. Lo accuserà di aver ceduto alle sirene del populismo e alla piazza del centrodestra. Invece, questa volta, il Presidente ha dimostrato che i malumori della gente possono salire anche al Quirinale e convincere il suo inquilino a una scelta giusta. Non populista – che comunque non è una parolaccia! – ma popolare. In favore dei cittadini.

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