Il governo ha sborsato due milioni per l’istituzione del museo del fascismo a Predappio, città natale di Benito Mussolini, amministrata da un sindaco del Pd. Apriti cielo. Si sono rotte le cataratte dell’idiozia. La notizia è stata data dalla Stampa che, in calce all’articolo, ha pubblicato un bel sondaggio: sei d’accordo con la scelta del governo? Il 61 per cento – ma, ovviamente, questa percentuale varia di minuto in minuto – boccia la sovvenzione capitolina. Non c’è più di tanto da stupirsi, il lettorato del quotidiano torinese è tendenzialmente orientato verso il centrosinistra. Ma la vera polemica è scoppiata sui social network, dove si è scatenata la furia della folla. Vergogna, schifo, sperpero di danaro pubblico. Diciamoci la verità: questa è la reazione che, da molti anni a questa parte, suscita anche il minimo esborso di soldi dalle casse dello Stato. E dobbiamo anche ammettere che questa severità è giustificata da decenni di sperperi insensati e vergognosi. Ma qui c’è anche l’aggravante del fascismo! Che è morto e sepolto da un settantennio abbondante e ormai non ha più alcun seguito in politica, ma continua a fare venire le bolle alle signorine educate al culto della Resistenza. Teste vuote che non capiscono che finanziare un museo del fascismo non è fare un torto ai partigiani. Mentre cancellare un pezzo di storia nazionale è fare un grosso danno a tutti gli italiani. Tanto più che questo mega-reliquiario del Ventennio è stato ideato da un sindaco di sinistra, sponsorizzato da un governo del Pd, tutto sotto la stretta vigilanza dell’Anpi. Più di così… O forse dobbiamo continuare con questa rimozione delirante di quello che, nel bene e nel male, è stato un frammento della memoria del nostro Paese, del racconto della vita di questa terra? Perché questa non è difesa dell’antifascismo, ma solo dell’ignoranza.