Civil servant. Da un paio di giorni mi gira nella testa questa locuzione. Tradotto alla lettera è una specie di funzionario pubblico. Ma è così elegante, così british, che non ti viene manco in mente un ciccione in mutande che timbra il cartellino e poi se ne torna a letto. Civil servant, profuma di civismo, di società civile. Ha il sapore dell’abnegazione. Quasi della devozione alla collettività. Una specie di monaco, di missionario della causa pubblica. Figura che magari ad altre latitudini esiste anche, ma qui da noi appartiene alla mitologia. Anzi alla mitopoiesi della politica e delle campagne elettorali. Perché civil servant è un’etichetta che – per dire – da ultimo è stata affibbiata a Giuseppe Sala. Che di mestiere ha fatto il manager (di successo) di società private e pubbliche, fino ad arrivare alla tolda di Expo. E tutti – nei salotti della Milano bene – a darsi di gomito e borbottare nell’orecchio del vicino: ah che civil servant questo Sala! Ma Sala ha abbandonato laute prebende per accettare un incarico di solitudine e mestizia? Giustamente no. Il nostro caro (sic) civil servant si è sacrificato per le cause alimentari di Expo trangugiando 420mila euro. Stipendio legittimo per un’intrapresa di quella portata. Ma chiamiamolo manager di successo (che non è un insulto ma, anzi, un’attestazione di merito), posto che per decretarne la portata del successo dell’Esposizione dobbiamo aspettare di vedere i conti. Civil servant è la solita formuletta ipocrita e pauperisticamente corretta, una lavatrice che smacchia dalle orribili colpe del successo personale con conseguente rigonfiamento del conto in banca e bonifica dalle patacche dell’orrido capitalismo. Proprio oggi, sul Foglio, ci presentano un altro raro esemplare di civil servant: Lorenzo Bini Smaghi uomo di Bankitalia e Bce. Insomma i civil servant sono questi qui. Supermanager che si sacrificano per noi, anche se non ce ne accorgiamo neppure. Ultima presa per i fondelli e ulteriore conferma che, di questi tempi, dietro ogni parola inglese è nascosta una fregatura, una truffa: da bail in a stepchild adoption, come ha ricordato nei giorni scorsi l’Accademia della Crusca. Che poi i veri civil servant sono gli spazzini, gli infermieri, i poliziotti (e tanti altri) quelli che per poche centinaia di euro fanno davvero qualcosa di civile per la società.

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