Un ateo non dovrebbe parlar male di un Papa. Alla fine che cosa gliene frega? Lo so. È vero. E fa anche ridere che un giornalista si metta a criticare quello che su questa Terra è considerato il vicario di Cristo. Però è anche ridicolo che un Pontefice dica – nell’arco di dieci minuti – che non spetti a lui sporcarsi col fango della politica e poi entri a gamba tesa nelle primarie per la presidenza degli Stati Uniti. E soprattutto è un atto elettorale. Capace di spostare voti.
Perché oggi Francesco Bergoglio – nostro Pontefice – ha, di fatto, “scomunicato” Donald Trump. Francesco for president. Si candidasse lui, se lo ritiene opportuno. Invece ha preferito dire che il ricco tycoon non è un cristiano perché vuole erigere muri (per fermare gli immigrati) invece che edificare ponti. Se non ci pensa il pontefice, a erigere ponti, lo dovrebbe fare Donald Trump? Suvvia, le guance da porgere sono due. Non di più. Il miliardario newyorchese è un folle pettinato in modo strambo, ma questo è troppo, anche per lui. E, soprattutto, dove sono finiti tutti quelli che hanno giudicato (giustamente) un’invasione intollerabile il giudizio di Bagnasco sul voto segreto sulle adozioni gay? Perché se il numero uno della Cei non può dire la sua sulla Cirinnà probabilmente nemmeno il numero uno del Vaticano dovrebbe dire la sua sulla Casa Bianca? O forse se la chiesa si impiccia della politica di sinistra è grave, ma se mette le mani su quella della destra fa bene? Dove sono andati a finire quelli di “libera chiesa in libero stato”? Si andassero a nascondere. Anzi, a confessare.