Sgombriamo subito il campo da un dubbio: gli Usa non hanno intercettato “solo” Silvio Berlusconi, hanno intercettato l’allora presidente del Consiglio italiano. Non hanno fatto un torto alla sua privacy (concetto molto lato negli Usa, visto che l’Fbi chiede il permesso per frugare nell’iPhone di un terrorista ma l’Nsa non si fa scrupoli a origliare le telefonate di un politico straniero), hanno fatto un torto a tutti gli italiani. Spiare le telefonate del presidente di un Paese indipendente è una violazione gravissima. E, per una volta, si è incazzata la politica tutta nei confronti di questa odiosa invasione di campo. Che diventa un’ingerenza mostruosa se si pensa a quello che è accaduto nel fosco novembre del 2011 (e penso ancora una volta a tutti quegli imbecilli – perché non esistono altre parole, se non peggiorative, per definirli – che scesero in piazza per festeggiare la “liberazione” da Berlusconi. Senza accorgersi che stavano facendo il funerale alla nostra democrazia). Non ci sono destra e sinistra, in questi casi. Non ci sono Renzi, Berlusconi o Prodi. C’è una dignità nazionale mortificata, una politica calpestata. O forse siamo un protettorato, un Paese a responsabilità limitata?