E’ ufficiale: abbiamo una democrazia a due velocità. Dunque: se sei di sinistra, politicamente corretto, filoBruxelles e lisci il pelo ai poteri forti puoi vincere. Invece: se sei di destra, dici cose politicamente scorrette, (che poi è il modo politicamente corretto di bollare le idee di semplice buonsenso) critichi la Ue e lisci il pelo ai poteri deboli (cioè gli elettori) allora sei una canaglia che deve essere messa fuori gioco. A tutti i costi. Volevano rifare il referendum sulla Brexit – solo perché non gli piaceva il risultato – e invece, adesso, bisogna rifare le elezioni austriache. Quelle, per intenderci, nelle quali il candidato Verde Van der Bellen ha battuto il candidato di destra Hofer per un pugno di voti via posta. Il sospetto che ci fosse qualcosa di strano aveva iniziato subito a serpeggiare. Ora c’è la certezza: la Corte Costituzionale austriaca ha annullato il voto dello scorso 22 maggio per irregolarità nelle operazioni di scrutinio. Vediamo cosa succederà tra settembre e ottobre, quando la consultazione verrà ripetuta. Nel frattempo c’è un’evidenza: nel cuore dell’Europa democratica, non in una repubblica delle banane, sono stati fatti dei brogli presumibilmente per arginare l’ascesa di un partito. Un fatto gravissimo, che dimostra ancora una volta come la democrazia sia disposta a negare se stessa pur di fermare i partiti populisti. Vale tutto: infischiarsene della volontà popolare facendo finta che il voto non ci sia mai stato, annullare il voto e ora perfino barare. Ieri, sul Corriere della Sera, Beppe Severgnini, intingendo la penna in un calamaio di bile, ha detto che chi ha votato la Brexit è un frustrato represso. Magari ha ragione lui, che conosce tanto bene il british style. Ma allora chi disprezza le decisioni popolari e organizza brogli che cosa è? Nella migliore delle ipotesi uno stronzo. Nelle peggiore, quelli che conoscono il galateo della buona politica, lo chiamerebbero fascista.

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