MELLOPerdonerete il tema non troppo alto. Ma ogni tanto tocca parlare anche di parti basse. In questa tarda estate, d’altronde, sembrano diventate un’ossessione, Ci siamo accapigliati per mesi a parlare delle tenute balneari più consone, mettendo nel mirino l’orrido burkini, che spesso i musulmani impongono alle loro donne e che i francesi hanno deciso di vietare. Scelta barbara e inaccettabile la prima, decisione sciocca la seconda. Dalle nostre parti – che pensavamo fossero abbastanza alte, ma forse sono più pedestri – ognuno dovrebbe potersi mettere (o togliere) quello che più gli piace, nel rispetto del decoro e della sensibilità del prossimo. Da un paio di giorni, invece, non si parla d’altro che del vestito di due giovani attrici – Giulia Salemie  Dayane Mello -, che hanno attirato i flash sul tappeto rosso del Festival del Cinema di Venezia, presentandosi con abiti praticamente adamitici. Siamo chiari: i loro abiti sono più che discutibili e per nulla eleganti. Ma la nudità delle belle ragazze, specialmente sul web, è stata ricoperta di improperi, nascosta dietro a un burkini di insulti. Non stiamo parlando di due suore votate alla clausura, ma di due attrici che annoverano tra i loro principali “asset” anche il corpo. Saranno libere di mostrarlo? Lo hanno fatto per attirare l’attenzione? Certo che sì. Ed evidentemente ha funzionato, se legioni di imbecilli – uomini, ma soprattutto donne; c’entrerà l’invidia? – hanno iniziato a condividere le foto dello “scandalo” sulle loro bacheche di Facebook, trasformandosi in censori della nudità e del gusto, imam della castità e della pudicizia. Mi viene in mente il famoso aneddoto che vede un giovane Oscar Luigi Scalfaro schiaffeggiare una donna in un ristornate romano a causa di una scollatura troppo profonda. Cinquant’anni dopo siamo ancora qui a criticare due ragazze smutandate. Non è che si sta diffondendo il virus della vaginofobia?

 

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