Funziona così per tutte le cose. Puoi essere il più bravo scrittore del mondo, o il miglior stilista dell’universo ma finché non finisci sulle prime pagine dei giornali statunitensi, finché non hai successo in America, non conti un accidenti. E questa regola aurea – che in verità è di un materiale molto più scadente e di personale autoproduzione – vale per tutto. Ora che Donald Trump – l’impresentabile!, il capitalista!, il donnaiolo!, il maschilista!, l’arricchito!, il razzista!, lo scorrettissimo battutista! – ha stravinto le elezioni americane anche gli intellettuali più chic e fighetti, quelli sempre alla moda, di colpo fingono stupore, trasecolano e iniziano a interrogarsi sull’irrequietezza delle masse. Dopo aver detto che se avesse vinto Trump ci sarebbe stata l’Apocalisse. Dopo aver sostenuto che la Brexit sarebbe stata la fine del mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a oggi. Ma dove erano, costoro? Dove vivono? Quali problemi cognitivi hanno?
C’era bisogno che il sussulto del popolo inferocito contro le elite spocchiose arrivasse fino a Washington per accorgersene? Perché nel frattempo si erano indignati l’operaio di Termini Imerese, il negoziante di Brescia, il bidello di una banlieue di Parigi e l’impiegato di Budapest. Ma nessuno li aveva ascoltati. E, esattamente come Donald Trump, erano stati derubricati come populisti. Parola della quale nessuno conosce bene il significato. Nell’era dell’ossessione della raccolta differenziata è diventata la discarica di tutti i pensieri scomodi. Personalmente ho interrogato decine di politologi e nessuno è riuscito a spiegarmelo. A me pare che una parola che come radice ha “popolo” non possa essere brutta. A priori. Io credo che tutto quello che viene fuori dalle urne non possa e non debba spaventare. Ieri è morto il politicamente corretto, l’ossessione perbenista che non si possano esprimere le proprie esigenze, che non si possa difendere la propria identità, che sia inelegante preoccuparsi della propria sicurezza e del proprio interesse. È crollato il galateo ipocrita della sinistra salottiera e affarista, di quel mondo radical chic – ammesso che questo termine abbia ancora un senso – che pensa di poter decidere cosa è giusto e sbagliato solo in base alla propria presunta superiorità morale. Una casta che difende il multiculturalismo, si riempie la bocca di Africa e terzo mondo ma non sa neppure cosa sta succedendo sotto casa sua. E ora hanno scoperto l’America, si sono improvvisamente resi conto che la gente è incazzata. E sono disgustati e stupefatti. A tutti quelli che oggi inorridiscono al pensiero che Donald Trump sia l’uomo più potente del mondo e che non riescono a capire come sia possibile fornisco un consiglio semplicissimo: si guardino allo specchio. È l’antidoto alla loro spocchia.
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