Ohhhh. Ci mancava un appello… Era un po’ che ne attendevamo uno con estrema apprensione. Quando un intellettuale – o sedicente tale – è in crisi di identità e preda della sua vanità, di solito, mette il suo nome in calce a un appello. Per far vedere di esistere. Firmo dunque sono. Celeberrimo, dalle nostre parti, lo schifoso appello contro il commissario Luigi Calabresi. Oggi su La Repubblica compare l’ennesimo appello. Indovinate un po’ con chi se la prendono lorsignori? Coi populisti. Leggiamo l’incipit perché è stranamente sincero: “Come la Brexit, la vittoria di Donald Trump ancora una volta ci ha colto di sorpresa”.  Oh, finalmente un’ammissione: non ci hanno capito un belino di quello che stava succedendo sotto i loro occhi, sotto le finestre delle loro case foderate di libri e quindi probabilmente insonorizzate e lontane dal vociare del popolaccio-populista. Gli intellettuali dunque issano bandiera bianca e ammettono di essere fuori dal tempo e dallo spazio? Assolutamente no. Parte subito al reprimenda con tono grave e solenne: “Questi eventi non possono che galvanizzare i populisti del Vecchio continente, in vista degli appuntamenti elettorali o degli importanti referendum che si terranno nei prossimi mesi in Austria, Italia, Paesi Bassi, Francia e Germania. Ovunque, i partiti moderati sono minacciati. È dunque urgente agire”. Traduzione: bisogna bloccare la pericolosa avanzata delle destre e dei movimenti populisti. Gli elettori la pensano in modo diverso? Certo, perché è tutta colpa della realtà post fattuale, della post verità. noi, poveretti, non ce ne siete accorti, ma l’Economist l’ha già detto e l’Oxford dictionary lo ha messo a verbale: viviamo nell’era della post verità. Cosa significa? Significa che la nostra società è avvelenata dalle menzogne politiche che dilagano sui social network e i cittadini le prendono per buone, senza nemmeno verificarle. Ed è per questo – e solo per questo! – che poi i cittadini votano Brexit o Trump. E qui più che un sociologo o un massmediologo, bisognerebbe chiedere l’aiuto di uno psicanalista. Perché è evidente che questa storia della post-verità è un’autogiustificazione per chi, dopo aver sbagliato le previsioni,  ora continua a negare la realtà.

D’altronde quando ci si avvicina al voto l’intellettuale radical reagisce come i mercati: si agita, gli vengono le bolle, manifesta segni di insofferenza. Quanto fastidio verso un’usanza così plebea come il voto… Tra le menti luminose  che hanno proposto il manifesto Sandro Gozi, Daniel Cohn-Bendit, Felipe Gonzalez,  Roberto Saviano e Wim Wenders. Insomma, quelli che credono di essere l’avanguardia della masse – gli intellettuali -, ora sono diventati la retroguardia dei poteri forti, i lacché dei burocrati che comandano senza nessuna investitura popolare. Alla faccia della democrazia.

 

SEGUIMI SU FACEBOOK