Come direbbe la mia vecchia professoressa di diritto: “all’urtimu d’i vigni, Petru mpala” (solo dopo la vendemmia, Pietro mette i pali nel vigneto).

A poche ore dalle votazioni che servono per decidere se consentire, o meno, alle società petrolifere di estrarre gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane senza limiti di tempo, alcuni politici, finalmente, si fanno sentire. Non sarà un po’ tardi? In realtà, per loro, il silenzio elettorale non è mai finito, essendo iniziato assieme alla raccolta delle firme per il referendum. Soprattutto per i democratici rosé. I renziani. Eccezion fatta  per Michele Emiliano, governatore della Puglia che, in questi giorni, ha fatto il giro delle sette televisioni. Più private che pubbliche, per sdegnarsi di tutto e tutti.

“Mamma Rai”, al tema, ha dedicato pochi minuti. A volte, ironici. Per non dire vergognosi. Come accaduto ad Agorà, nel salotto di Gerardo Greco, dove il conduttore  ha messo in “bella mostra” tutta la propria conoscenza (pressoché nulla, o, peggio, faziosa) sulle elezioni referendarie.

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Di suo, il governatore rosso della Calabria, Mario Oliverio ha aspettato fino a qualche ora fa per esprimere la propria opinione: “domenica prossima mi recherò alla urne e voterò Sì, in coerenza con le posizioni espresse in consiglio regionale e nel rispetto del voto unanime del Consiglio, che ha deciso di promuovere il referendum anche su nostra proposta” dice. Peccato se ne sia ricordato solo ad urne tiepide, saltando in silenzio tutta la campagna referendaria. Rammentiamo al lupo di Calabria che la regione, da lui così maldestramente governata, è stata tra le nove (Basilicata, Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna, Veneto) promotrici del referendum. Si sarà già dimenticato delle lunghe marce in compagnia dei paranoici ambientalisti sulle spiagge delle regioni del Sud per urlare NO alle trivelle? Certo, ora, deve fare attenzione a non urtare la sensibilità del giovane sovrano fiorentino, che, quasi sicuramente, lo tiene sotto scacco: “O mi appoggi, taci e non mandi a votare i tuoi, oppure dimentica i finanziamenti per la Calabria.”

trivelle

Intanto i cittadini italiani sono più confusi che persuasi. Renzi – follia istituzionale! –  consiglia di non andare a votare. Il deposto Re Giorgio, chissà per quali oscuri interessi,  appoggia il pupillo, definendo il referendum pretestuoso.  Dimenticandosi, però, dei tempi quando, da monarca della Repubblica, invitava con vigore i cittadini a recarsi alle urne: “E’ un dovere votare” diceva. Ma si sa, la vecchiaia è brutta e la memoria cede strada alle rughe… L’oblio è sempre dietro l’angolo.

Il mio consiglio da ventiseienne? Andiamo a votare! Non importa se barreremo il SI o il NO. L’importante è esercitare il nostro diritto al voto e, perché no, superare il quorum. In fondo, questo referendum ci è costato caro. Ben 360 milioni di euro. Soldi nostri.

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