Ma vi pare giusto che per farci mangiare – ma soprattutto… digerire – una pizza come si deve avevamo bisogno di uno chef stellato, e per di più veneto? Sembra un paradosso ma tant’è. Lo chef in questione, per chi non lo conoscesse ancora, è l’altissimo e altisonante Andrea Berton che, in attesa di aprire il suo megaristorante nel nuovissimo quartiere di Porta Nuova a Milano, ci ha deliziato con il classico “uovo di Colombo”: un localino in via Solferino, trendy come se ne vedono tanti in zona Brera, ma dove si preparano ottimi cocktail e soprattutto una pizza piccola ma soffice, fragrante e digeribile come un bicchier d’acqua. Provare per credere, il locale si chiama Dry. E’ lui stesso a confessarmi candidamente la ricetta, anch’essa semplice, ma talmente semplice da sembrare irraggiungibile: 48 ore di lievitazione e farine selezionate. E allora perchè tutti gli altri (quasi tutti) ci costringono a notti allappate trascorse a trangugiare litri di minerale? “I pizzaioli queste cose le sanno benissimo”, solfeggia Berton. E allora? E allora, penso io, forse è più comodo usare lieviti pronti da impastare, che poi continuano i loro processi tra stomaco e duodeno…