“PER ORA NON VOGLIAMO TORNARE IN SIRIA, MA BISOGNA CONTINUARE AD AIUTARE” Il 17 Gennaio titolava  così Il Giornale.

Cara Vanessa e Cara Greta, che sia vero o meno il fatto che voi vogliate tornare in Siria a due mesi dalla vostra liberazione, mi sembra una decisione del tutto irresponsabile (e ciò sta solo a confermare la vostra giovane età) .

La vostra esperienza, per quanto nobile e altruista, non vi autorizza a tornare in un paese sommerso dalle bombe, tanto più dopo la vostra turbolenta vicenda.

A vostra difesa si può dare solo il riconoscimento della buona volontà e dell’entusiasmo, ma, purtroppo, bisogna riconoscervi una certa incoscienza nell’esservi mosse autonomamente.

Il fatto di essere volontarie di Croce Rossa non vi autorizza ad usare il suo simbolo per iniziative personali, dal momento che la CRI si muove in modo strutturato ed organizzato nel rispetto delle convenzioni internazionali.

Si può fare molto anche stando qui, cercando di collaborare con le Associazioni umanitarie che già operano in loco.

Io per prima affermo che il Popolo Siriano non vada abbandonato, (come molti hanno già fatto), ma la vostra esperienza vi deve portare ad agire diversamente, se volete veramente aiutarlo.

L’attenzione non deve ricadere su di voi, ma sul massacro siriano che persiste da 4 anni!

Vi invito allora a riflettere, perché, senza esporvi in prima persona, potreste sensibilizzare in modo costruttivo l’opinione pubblica raccontando ciò che avete visto da vicino, in modo da poter far comprendere il dramma di una guerra civile spietata e sanguinaria, mossa da interessi internazionali.

Difficile addentrarsi in un regime dittatoriale e comprendere le vere ragioni di un popolo che soffre!

Io, che sono siriana, vorrei realmente essere lì per poter essere di aiuto, ma sento tutta l’impossibilità di penetrare in un mondo che conosco veramente da vicino e che in questo momento è pieno di contraddizioni per l’ambiguità di patti ed accordi che non vengono mai rispettati.

Ogni massacro, ogni distruzione che vedo sono pugnalate al mio cuore e a quello di ogni siriano, che aspira alla libertà di vivere.

Sicuramente voi porterete questa esperienza nel cuore, ma voglio sperare che vi sia servita per comprendere meglio la sofferenza di un popolo rispettandone il dolore, ma senza sentirsene protagoniste.

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