Si sente spesso parlare di start up. Le statistiche fanno vedere che solo una piccolissima parte riesce a sopravvivere dopo 1 o 2 anni, per mancanza di fondi, di supporto, di investitori. Il crowd funding in Italia non ha ancora preso, come dovrebbe o come succede altrove, vedi Stati Uniti. Le start up soprattutto tecnologiche potrebbero giocare un ruolo molto più importante per quanto riguardo la nascita di nuovi assetti occupazionali e tecnologici. Per sua natura la start up propone qualcosa di tipicamente innovativo e spesso non riesce a emergere non per mancanza di contenuti innovativi, i quali invece vanno stimolati e facilitati. La verità è che se ne parla spesso ma la classe politica non fa nulla o quasi.

Urgono: la creazione di un dibattito politico ad alto livello al fine di studiare modalità che ne facilitino non solo la proliferazione, ma soprattutto lo sviluppo nel tempo e negli anni. Moltissimi enti chiedono storicità da parte dell’azienda fornitrice per l’acquisto di servizi e prodotti e di fatto taglia fuori queste nuove realtà, che hanno bisogno di vendere le proprie innovazioni e servizi per poter crescere.

Il clientelarismo tipicamente italiano di certo non aiuta e fa sì che non ci possa essere un vero e proprio riciclo e dibattito volto al futuro e alla tecnologia. Molte start up creano innovazioni che potrebbero essere di grande interesse nello scenario internazionale, ma la mancanza di fondi e supporto fa sì che in una fase iniziale debbano concentrarsi solo sul mercato italiano. Paradossalmente è proprio lo Stato che si rifiuta di guardare oltre e si limita ad escludere dal panorama chi invece può giocare la differenza e dare un contributo essenziale allo sviluppo economico sotto diversi profili.

Morale: politica svegliati!

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