Oggi sul Corriere.it è apparso un pezzo (E la società dei figli di Berlusconi fa pubblicità sul Fatto Quotidiano), rimasto in homepage tutto il giorno, che sinceramente mi ha sorpreso. Cattivo giornalismo e volontà di colpire chi non ha nulla a che vedere con il mondo della politica ma che si sta affacciando nel mondo dell’imprenditoria gradualmente, umilmente ed in sordina.  Innanzitutto non c’è nulla di negativo se una società, di cui i figli sono azionisti, come recita il Corriere, decida di fare pubblicità tra le varie testate non della galassia, anche su “Il Fatto quotidiano”. Semmai questa è la dimostrazione che fortunatamente il mondo dell’imprenditoria a volte viaggia su binari totalmente diversi dalla politica e dimostra la lungimiranza imprenditoriale di chi invece è focalizzato a creare risorse e non di certo ad alimentare polemiche.

Secondo questa logica il Fatto Quotidiano dovrebbe rifiutare di vendere la pubblicità a chi ha legami di parentela con eventuali nemici politici? Tanto di cappello al Fatto Quotidiano che di certo non si presta a queste logiche medievali. Una testata dovrebbe scegliere i propri clienti in base al credo politico acquisito per parentela? Magari in Corea del Nord..

Infine non vedo perché si debba cercare di criticare l’andamento di una società come quella menzionata nell’articolo, addirittura confrontandola con Fininvest, solo perché vi è una partecipazione da parte dei figli del Cav, senza fare valutazioni a medio e lungo termine, bensì riportando un risultato economico su un anno peraltro di grandi investimenti e di crescita di volumi. Con grande onestà stiamo parlando di ragazzi giovani che si stanno costruendo un’ esperienza, i quali a differenza di molti altri figli d’arte potrebbero vivere di rendita per generazioni e invece hanno saputo mettersi in discussione, adoperandosi ad investire sul territorio italiano, creando risorse e posti di lavoro tanti o pochi che siano. Se si vuole vedere del “negativo” anche in questo, siamo proprio messi male…

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