Sede legale in Olanda e sede fiscale in Inghilterra per un player ancor più globale grazie alla recente acquisizione. Meno tasse per il gruppo, più utili, più capacità di investire. Non fa una piega, peccato che non sia una bella notizia per l’Italia, dove gli investimenti del gruppo diminuiranno gradualmente. Ne ho lette di tutti i colori però bisogna convincerci che in un mercato libero questo deve poter succedere e bisogna accettare la cosa vedendo la realtà da altri punti di vista.

Molti opinionisti poco perspicaci hanno iniziato ad attaccare la Fiat, ricordando gli aiuti pubblici del passato. Non dimentichiamoci che se questi aiuti arrivavano è perchè vi erano dei politici che non volevano si licenziasse esclusivamente per non perdere consensi. (scusate per il cinismo). E’ miope ritenere che la Fiat debba essere oggi riconoscente per degli accordi presi negli anni con lo Stato e con i Sindacati. Un’azienda ha un bilancio da chiudere ogni anno e deve poter fare sempre le migliori scelte per il proprio futuro.

Sgomberato il campo da facili sentimentalismi, (anche a me spiace da italiano) questo episodio deve essere preso in forte considerazione da parte della classe politica. Né la destra né la sinistra è interessata ad aprire un dibattito in proposito.  Basterebbe una domanda: come facciamo a rendere competitive le aziende in Italia? Non è colpa della Fiat se ha deciso di andare via, ma è colpa del nostro paese e della nostra classe politica incapace ed inefficace a fare una politica economica e fiscale favorevole per le aziende che investono nel territorio.

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