I media fingono di non rendersi conto di un aspetto gravissimo che è emerso dal discorso in Senato. Al di là, dei buonissimi intenti tra cui lo sblocco dei debiti della PA, il focus sul mondo scuola, giustizia, lavoro e chi più ne ha più ne metta, mi ha colpito l’intento di creare una nuova classe di dirigenti pubblici “mobili” che al momento sono irremovibili senza giusta causa per via dei contratti di dirigente in essere tutelati dall’Art 18.

Avevo già sfiorato l’argomento dopo le prime indiscrezioni sul Job Act e ne avevo già evidenziato la pericolosità. Tutto sommato credevo fosse una sparata del momento e ben presto accantonata. Pur non entrando nel merito della qualità della classe dirigente attuale (un post non sarebbe sufficiente), nei confronti della quale sono necessarie delle misure di efficientamento e introduzione di criteri meritocratici e non clientelari come quelli spesso utilizzati, con questa proposta si sta niente meno che facendo un attentato alla democrazia stessa e all’indole liberale del nostro paese nonché ai principi di equità che dovrebbero stare alla base di uno Stato moderno.

E’ medievale pensare che un dirigente in un’azienda privata abbia superiori tutele rispetto ad un posto pubblico ed è contro ogni principio liberale.  Se dovesse davvero passare una riforma come questa andremmo a peggiorare totalmente la qualità della nostra pubblica amministrazione per i motivi che ogni persona dotata di buon senso può riconoscere se intellettualmente onesto. Onde evitare fraintendimenti, chiariamo subito che un dirigente pubblico oggi è già licenziabile per giusta causa, ma rispetto ad uno privato ha le tutele previste dell’Art. 18. (reintegrabile)

-Quale dirigente di qualità abituato ad operare in aziende private, accetterebbe un contratto in mobilità magari con un compenso uguale o inferiore? La risposta è ovvia per tutti: accederebbe a questi posti chi è stato estromesso dal mondo del lavoro privato, in quanto poco performante ed incapace di allocarsi in aziende private.

-Quale dirigente di qualità abituato a fare un percorso di medio termine all’interno di un’azienda può accettare un incarico di cui conosce la data d’inizio ed è semplicemente in balia dei cambi di governo ormai così ravvicinati? Idem come sopra.

-Ci sarebbero continui cambiamenti in termini di risorse umane, perché il governo attuale come prima cosa imporrebbe una grande serie di nomi a sé affiliati nelle principali poltrone dirigenziali della PA. (idem anche per chi vincerebbe le prossime elezioni). Ci allontaneremmo ancora di più dai criteri meritocratici auspicati. Chi può garantire sulla qualità della scelta?

-Disordine e discontinuità nei progetti avviati creando grandi discontinuità operative, il che vuol dire denaro a fiumi.

E’ totalmente necessario che Renzi chiarisca subito in maniera inequivocabile se ha intenzione di percorrere questa strada e mi auguro che ci sia una forte sensibilizzazione in merito a questo tema, trattandosi di un vero e proprio attentato ai principi di equità.

 

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