Un paese cresce e funziona solo se è competitivo ed è efficiente se confrontato con gli altri paesi. E’ un concetto apparentemente molto banale ma che spesso viene dimenticato. Alla base della competitività di un paese esattamente come succede per un’azienda c’è la capacità di saper innovare. Chi innova vince, chi non lo fa perde. Anche in natura del resto chi si adatta sopravvive. Essere competitivi vuol dire ottimizzare le risorse, spendere il meno possibile per raggiungere un risultato passando dalla via più breve. Credo che su questo tutti concordiamo ed è proprio da qui che dobbiamo ripartire.

La rinuncia a perseguire questo obbiettivo da noi in Italia non è una scelta consapevole ma frutto della scarsa attitudine dell’Italia negli ultimi perlomeno 10 – 20 anni a credere nel concetto di tecnologia. La forza dell’industria, dell’economia, del peso politico di un paese transita da questa parola, ma forse è troppo poco demagogica per essere realmente utilizzata e perseguita. Ed è alla luce di questo che mi sorprendo quando non ci rendiamo conto di come le cose siano realmente cambiate. L’Italia nei decenni successivi era un paese altamente tecnologico. Fare scarpe, fare vestiti, fare pelli, fare piastrelle, oggettistica per la casa, era qualcosa di avanzato tecnologicamente (procedure, know out, materiali). Oggi non le è più perché in tanti lo sanno fare e a volte anche meglio. Fatte 100 entità, pochissime attraverso la forza del brand, del lusso, sono riuscite tuttavia ad imporsi nel mercato. Ci piangiamo addosso perché molte aziende non sopravvivono più. Non vanno abbandonate, vanno aiutate a trasformarsi e ritrovare la strada della crescita.

L’Italia è un paese che deve imparare a scoprire nuovi orizzonti per stare al passo con i tempi. Ci sono infiniti settori dove poter investire, dove c’è spazio. Pare che stiamo facendo di tutto per distruggere competenze e know acquisito con gli anni. Un esempio lampante è il mondo dell’elettronica in cui sono sparite grandissime realtà fino a poco tempo fa presenti in Italia. Stiamo perdendo l’industria automobilistica, navale, aerea; veri e propri fiori all’occhiello di aziende a volte semi-statali che si incancreniscono per assenza di visione e supporto da parte del mondo della politica, che in realtà impone loro persone su criteri clientelari. Non si fanno investimenti seri su infrastrutture. Quando vengono fatti, i lavori durano anni causando pensanti inefficienze nelle nostre città. Si rinuncia alla digitalizzazione della pubblica amministrazione, creando perdite di tempo presso la cittadinanza, quindi dispendio di risorse e di denaro. Dobbiamo rendercene conto ed in parallelo lo deve fare anche la politica. Dobbiamo riscoprirci innovatori come la nostra tradizione ci ha insegnato. Solo così potremo giocarcela.

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Italia: più tecnologia ed innovazione, 8.0 out of 10 based on 15 ratings
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