Ci sono molte cose al mondo che si fondano sulle parole. Specialmente in politica il verbo tecnicamente dovrebbe servire per stimolare soluzioni concrete a problemi concreti. E così si accetta il dialogo e il dibattito a volte estenuante come qualcosa di necessario per far emergere una visione strategica propedeutica al miglioramento del sistema paese a trecentosessanta gradi. La politica ha tante tematiche importanti da affrontare ma alla fine, e sfido chiunque a dire il contrario, la sfera più importante è quella economica. Solo con un’economia sana si possono trovare le risorse necessarie per migliorare il sistema paese. Non è cinismo questo, semmai è un approccio pratico e realista.

Se questo presupposto è sensato o perlomeno condiviso, molti degli effort dei governanti dovrebbero perseguire questo obiettivo: quello del rilancio o perlomeno della sostenibilità economica. Chiunque, che sia un imprenditore, un artigiano, un manager, un padre famiglia, un impiegato sa benissimo che alla base di qualsiasi scelta nella sfera lavorativa serva una pianificazione di base. Analisi delle risorse a disposizione, definizione degli obiettivi ed infine azione.

L’impressione che sto avendo è che ad oggi da parte dell’esecutivo non esista alcuna visione strategica ma nemmeno l’idea di che cosa essa rappresenti. Il tema economico è affrontato con slogan continui, ma non vi è un disegno. Il compito di un governo responsabile è senz’altro quello di individuare i cosiddetti “settori su cui puntare” con azioni mirate al fine di incentivare investimenti ed occupazione. Sono certo che se vi soffermaste un secondo chiedendovi “su cosa punti l’Italia” non trovereste una risposta ed è grave. Con gli slogan non si rilancia l’economia, questo è poco ma è sicuro.    

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