Charles Ponzi è stato un grande truffatore di origine italiana nella storia americana avendo messo in atto la famosissima truffa finanziaria che poi è passata alla storia appunto come lo “schema Ponzi”. Ponzi era a caccia di ricchezze ottenute illecitamente, analogamente Matteo Renzi sembrerebbe soprattutto a caccia di consensi e gradimento.  Fatta questa dovuta premessa sostanziale, vediamo un po’ le analogie tra i due schemi.

Charles Ponzi si arricchì negli Stati Uniti, promettendo lauti guadagni agli investitori attraverso una schema di interessi non sostenibile. La sua criminale era abbastanza semplice: liquidare continuamente ipotetici ed altissimi interessi maturati da parte degli investitori che avevano versato, sfruttando l’immissione di liquidità da parte di nuovi investitori, presi dall’entusiasmo di lauti guadagni. La società di Ponzi riceveva ingenti somme di denaro e parte delle quali le usava per liquidare gli interessi dei “vecchi clienti”. Charles Ponzi da nullatenente che era si trovò a gestire un patrimonio enorme fino a che cessarono le nuove immissioni di liquidità da parte di nuovi investitori. A quel punto venne scoperto il meccanismo della truffa Ponzi fu messo in carcere.

Lo schema Renzi sembrerebbe avere profonde analogie perché si basa su principi del tutto simili anche se in un contesto “legale” eppur “scarsamente etico” il cui obiettivo è l’ottenimento del gradimento. Già prima del suo insediamento Matteo Renzi ha iniziato ad inebriare gli italiani con continue promesse, spesso infondate e contraddittorie. Lo schema Renzi ottiene gradimento promettendo “interessi” per la nazione sapendo già da principio di non essere in grado di “ripagare la fiducia”. La tre grandi riforme strutturali promesse in tre mesi sono state disattese e dilatate su un periodo di 1000 giorni. Astuto e consapevole facendo leva su oculati meccanismi cerca di mantenere il consenso con delle iniziative puramente demagogiche come gli 80 euro, il tfr in busta, l’abolizione dell’art.18. La maggior parte di queste iniziative, alcune delle quali tra l’altro dannose e pericolose per l’economia, vengono abilmente accantonate, lasciando spazio a nuove promesse di riforme. Immancabilmente tutto resta come prima e il paese annaspa sempre di più. La domanda spontanea che sorge è: troverà ancora cittadini e parlamentari disposti ad investire in lui? E, se sì, per quanto tempo? Mai dire mai.

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