Ebbene sì, i tempi cambiano e anche alla svelta. Il 29 Ottobre il quotidiano ha pubblicato un articolo intitolato “I nuovi poveri sono gli autonomi a partita iva”.  (http://ilmanifesto.info/storia/i-nuovi-poveri-sono-gli-autonomi-a-partita-iva/ ) . Emerge una realtà ignorata da quasi tutte le parti politiche: la situazione di molti professionisti e parasubordinati, ovvero un esercito di persone che non ha diritto alle tutele universali sulla malattia e che versa contributi per una pensione che probabilmente non vedrà mai.

Come recita il quotidiano “i precari finanziano un welfare senza avere nulla in cambio”. Ad oggi esiste una disparità abissale di diritti tra i lavoratori dipendenti e gli autonomi che per forza di cose va affrontata. La miopia della Camusso è evidente. Invece di fare battaglie anacronistiche come per l’art. 18 dovrebbe avere l’onestà intellettuale di affrontare le vere emergenze che attanagliano il mercato del lavoro. E’ impensabile pensare ad una classe lavoratrice di serie A, la quale non vuole cedere di un millimetro di fronte ad una crisi economica senza precedenti, ed una classe di serie C azzittita e depauperata da ogni forma di diritto. Quest’ultimi spesso sono obbligati a scegliere la strada del lavoro nero e dell’evasione fiscale per ottenere introiti sufficienti.

Le prese di posizione da parte dei sindacati sul lavoro dipendente non solo è anacronistico ma di fatto finisce per danneggiare quella parte della popolazione che di fatto non è tutelata ed è letteralmente dimenticata. Piaccia o non piaccia, nessun paese tutela i lavoratori dipendenti come avviene in Italia e contemporaneamente annichilisce una restante parte di forza lavoro altrettanto importante e dignitosa. Meno male che il Manifesto se ne è accorto.

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