Nel solo 2014 il debito pubblico crescerà di quasi 100 miliardi di euro, sfiorando i 2200 miliardi di euro. Gli obiettivi di bilancio imposti, 3% rapporto deficit pil e 60% rapporto debito/pil diventano fortemente impegnativi da raggiungere. Detto questo, si assiste ad una crescita del debito in termini assoluti. Gli interessi che vanno pagati a chi detiene il debito pubblico italiano, ovvero alle banche, agli investitori stranieri, italiani e alla Banca d’Italia e Banca Centrale, sulla carta sono leggermente inferiori rispetto a quelli pagati nel 2011.(3,83% vs 4,14%)

E’ esilarante assistere ai trionfalismi di Renzi ed ancora una volta si appella al calo dello spread come suo grande successo economico. Peccato che le cose non stanno così e lo si può fare semplicemente notare facendo un calcolo matematico, andando a considerare un altro indicatore: l’inflazione media. Nel 2011 l’inflazione è stata del 3,30% nel 2014 allo 0.20% ovvero quasi piatta. La bassissima inflazione o deflazione, che apparentemente potrebbe sembrare una buona notizia per i cittadini, è un indicatore di cattiva salute per l’economia che si traduce in:

  • paura di fare investimenti
  •  scarsa attitudine a consumare
  • scarsa domanda.

A questo punto non ci resta che calcolare l’interesse reale sul debito pubblico. 2011 4,14%-3,30% = 0,84% e nel 2014 3,83%-0,20%= 3,63%. Il risultato è a dir poco disastroso ovvero emerge un numero 4 volte più grande. Il vero problema è che il prodotto interno lordo italiano è ingessato e al momento non ci sono ragioni per cui si possa sperare in una sua crescita. Di certo non crescerà se la classe politica continuerà a non prendere misure concrete. Auguro un Buona Natale a tutti i lettori.

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