Il 2015 si prefigura un anno molto particolare per l’Europa e per l’Euro. Carlo Cattaneo si starà sicuramente rivoltando nella tomba mentre la Grecia a breve prenderà una decisione radicale e l’eventuale esito delle elezioni scatenerà sicuramente molto fermento anche in Italia. A dirla tutta l’Europa non mi ha mai fatto impazzire come “concept” per una serie di ragioni che ho affrontato in blog precedenti:

  • Impraticabile una politica economica per paesi nettamente diversi sotto il profilo industriale
  • Politiche doganali anti-economiche per determinati Stati (si pensi ai criteri di scelta ad esempio dei dazi doganali)
  • Incompatibilità culturale tra diversi paesi membri
  • Politica internazionale che si muove su due livelli: a livello europeo e a livello nazionale
  • Perdita della sovranità nazionale
  • Cambio fisso

Dall’altro lato inizialmente mi sono illuso pensando che tutto sommato l’Italia, avendo una presenza parlamentare abbastanza massiccia in Europa, avrebbe comunque saputo tutelare fin dall’inizio i propri interessi. Purtroppo mi sono dovuto ricredere. Inoltre non tutti lo sanno, ma l’Italia a differenza di quanto si possa pensare, è un contribuente attivo al contrario ad esempio della Spagna. In pratica sono molto di più i fondi che vengono dati all’Europa rispetto a quelli che l’Italia riceve sotto forma di contributi europei. A corredo di tutto questo segnalo i seguenti punti:

  • Duplicazione della classe politica (quindi dei costi)
  • Aumento delle norme/normative/burocrazia
  • Persa la sovranità nazionale
  • Rinuncia ad una politica economica ad hoc per l’Italia
  • Rinuncia alle manovre valutarie
  • Dipendenza da lobbies non più italiane ma europee

Detto questo è diventato di pubblico dominio un’asserzione piuttosto diffusa: se l’Italia dovesse uscire dall’Euro l’economia crollerebbe. E’ veramente così? Di fatto non ho mai trovato nessuno studio qualitativo in tal senso se non affermazioni prive di basi reali. C’è chi minaccia il crollo del PIL. C’è chi minaccia l’ombra della svalutazione incontrollata e il grande tracollo delle imprese. Mi sembra più fantascienza che realtà. Probabilmente le uniche aziende che ne soffrirebbero sarebbero le grandi aziende che hanno delocalizzato la produzione ed hanno una quota di mercato rilevante nel mercato interno. Un’eventuale svalutazione finirebbero per vanificare gli investimenti all’estero. Per le piccole imprese? Probabilmente avrebbero solo da guadagnarci, potendo contare su una flessibilità monetaria e la possibilità di diventare nuovamente competitive in una scacchiera mondiale. Ritengo che la politica economica debba eventualmente essere una scelta nazionale, consapevole e condivisa e non una scelta presa da altri Stati o dalla Germania.   

Cosa ne pensate?

 

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