In questi giorni sono partite le prime 150mila lettere, in busta arancione, contenenti l’estratto conto previdenziale di coloro che non hanno ancora chiesto il PIN per accedere direttamente al simulatore on line dell’INPS e farsi un’idea di quella che sarà la propria pensione. In tutto, dovrebbero essere spedite 7 milioni di buste.

Si tratta di benzina sul fuoco, non vi è dubbio. Soprattutto per i più giovani, che finalmente si renderanno conto del fatto che andranno in pensione con un assegno leggero, quando non addirittura inconsistente. E per coloro che, avendo sperimentato le conseguenze del mercato del lavoro di oggi, meno propenso a fornire l’opportunità di un lavoro stabile e ben retribuito nel corso del tempo, da un lato scopriranno che li attende una vecchiaia da fame, e dall’altro che vivere di stipendi bassi non consente di integrare quel poco che lo stato darà una volta giunti all’età pensionabile con piani di accumulazione personali.

Siamo d’accordo con Boeri, che ha fatto esplodere il bubbone delle pensioni italiane, e che da quando è stato nominato ai vertici del maggiore istituto previdenziale italiano, l’INPS, sollecita una revisione della legge Fornero quanto mai urgente e necessaria. Si è ormai creata una situazione molto delicata, che riguarda milioni di italiani, specie delle generazioni più giovani, ma non solo, poiché anche quaranta e cinquantenni di oggi resteranno vittime di questo sistema.

Purtroppo la crisi economica che ancora colpisce il nostro paese fa escludere che l’orizzonte in cui il governo Monti ha concepito la riforma Fornero sia definitivamente alle nostre spalle. E neppure sembrano esserci, nelle strette maglie delle prossime Leggi di stabilità, le risorse sufficienti per un intervento strutturale compensativo delle ormai evidenti quanto drammatiche conseguenze di quella riforma. L’attuale governo, inoltre, non ha affatto gradito l’operazione buste arancioni di Boeri, e in queste settimane ha cercato di intavolare un confronto con il Presidente dell’INPS volto a determinare le condizioni per un reciproco chiarimento.

Ma al di là delle polemiche del momento, è evidente che il governo ha il dovere di dire e fare qualcosa.  Gli italiani devono sapere quale futuro li attenda. E a maggiore ragione deve saperlo una popolazione che, dal punto di vista demografico, è inevitabilmente destinata a essere nel tempo sempre più anziana.

La situazione del nostro sistema previdenziale è ormai tale da lasciar prevedere che un drammatico conflitto generazionale sia ormai alle porte. Un conflitto in cui le generazioni che andranno in pensione in un prossimo futuro, e che contribuiscono in maniera determinante a pagare le pensioni di oggi, rischiano domani di essere “rottamate” senza grossi complimenti. Dopo tanto parlare di “rottamazione”, il governo Renzi deve spiegarci se e quale tipo di “rottamazione” vuole imporre a milioni di italiani durante la loro vecchiaia.

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