“Molti più di cento, di sicuro meno di duecento”

bruscaFalcone e Borsellino

“Ho ucciso Giovanni Falcone. Ma non era la prima volta: avevo già adoperato l’auto bomba per uccidere il giudice Rocco Chinnici e gli uomini della sua scorta. Sono responsabile del sequestro e della morte del piccolo Giuseppe Di Matteo, che aveva tredici anni quando fu rapito e quindici quando fu ammazzato. Ho commesso e ordinato personalmente oltre centocinquanta delitti. Ancora oggi non riesco a ricordare tutti, uno per uno, i nomi di quelli che ho ucciso. Molti più di cento, di sicuro meno di duecento”. Queste sono parole di Giovanni Brusca, ex uomo di Cosa Nostra e diventato poi collaboratore di […]

  

Livatino, Falcone e la responsabilità civile delle toghe

Il 21 settembre di 24 anni fa, il giudice Rosario Livatino veniva ucciso in un agguato di stampo mafioso in Sicilia. Livatino aveva una idea molto netta e chiara sulla responsabilità civile delle toghe e la spiegò in delle riflessioni, quantomai attuali, che l’Ansa riporta alla luce. “Non esiste, si può dire, atto del giudice e più ancora del pubblico ministero che possa dirsi indolore. Ogni giudice, quindi, nell’atto stesso in cui si accingesse alla stipula di un qualsiasi provvedimento, non potrebbe non domandarsi se per caso dal suo contenuto non gliene possa derivare una causa per danni. E sarebbe […]

  

“Pagherò il pizzo. Devo pur vivere…”

Premessa: pubblico lo sfogo di un ragazzo siciliano che vuole fare impresa a Palermo. Non aggiungo alcun commento perché penso che giudicare senza vivere una determinata situazione sia molto più facile che viverla in prima persona. Tuttavia, penso possa essere una testimonianza utile quantomeno per far capire che non esiste solo il bianco e il nero e che spesso è semplice lasciarsi andare a distinzioni manichee, a contrapposizioni tra buoni e cattivi, tra onesti e disonesti senza provare a comprendere che nel mezzo di tutto ciò spesso c’è la realtà, la vita vissuta, il contingente, l’arrendevolezza, la disperazione, la paura. […]

  

È ora di rottamare il rito abbreviato

È la giustizia italiana. È il codice. È la legge. Sì, ma andate a spiegarlo ai genitori delle baby squillo dei Parioli, al figlio di Ermanno Masini – ucciso a picconate dallo schizofrenico Kabobo – o ancora ai familiari delle vittime di mafia. Provate a spiegar loro che l’articolo 438 del Codice di procedura penale contempla l’istituto del rito abbreviato per cui chiunque abbia commesso un reato (di qualunque tipo) può beneficiare di uno sconto di un terzo della pena. D’emblée. I giudici decidono le pene, le vittime le soffrono. E gli imputati “gongolano”, verrebbe da dire. Così, Kabobo è […]

  

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