Antonio Di Pietro non chiarisce ma insulta

dipietro-contrada.jpgVediamo di riepilogare. Antonio Di Pietro è protagonista di una carriera fulminante, da Montenero di Bisaccia al Parlamento, da funzionario della questura a magistrato e poi leader politico. Nella sua storia ci sono larghe zone d’ombra. Che egli per primo ha denunciato giorni fa, alludendo a un misterioso dossier. E’ il Corriere della Sera a pubblicare in prima pagina una foto (riprodotta a lato) risalente al 1992, nell’infuriare di Tangentopoli. L’allora pm era allegramente a cena in una caserma dei carabinieri con Bruno Contrada (ufficiale del Sisde che pochi giorni dopo verrà arrestato), altri 007 e rappresentanti della Kroll, la più grande agenzia di investigazioni private del mondo, specializzata nel settore finanziario.

Emergono domande, come è logico che sia. Perché Tonino non ha mai parlato dei suoi rapporti con i servizi segreti? Come mai non informò i colleghi di quella cena? Chi e perché ha tenuto quella foto per anni in un cassetto? Chi decise di consegnare a mano a Di Pietro un’informativa su un imminente attentato mafioso mentre spedì quella per Paolo Borsellino (che non la ricevette mai)? Chi fece espatriare in Costarica Di Pietro (alias Mario Canale, nome scritto sul falso passaporto con cui il pm lasciò l’Italia) e lasciò morire il magistrato palermitano? Chi aveva interesse a impedire che potessero saldarsi, all’epoca, le indagini milanesi di Mani pulite con quelle siciliane di Falcone e Borsellino su Cosa Nostra? E’ così inverosimile, visto che va di moda la dietrologia mafiosa, ritenere che nel ’92 Di Pietro si accordò con i boss per lasciarli fuori dalle inchieste e in cambio, diversamente da Borsellino, ebbe salva la vita?

Di Pietro non risponde, anzi insulta una giornalista del Tg1 colpevole di avergli rivolto delle domande: proprio lui, l’alfiere del No-B Day e difensore della libertà di stampa minacciata da Berlusconi.

Oltre che farsi domande, è inevitabile che venga ripercorsa la biografia del Nostro. A parte gli episodi già noti e mai chiariti (le Mercedes, i prestiti mai restituiti, gli appartamenti in uso gratuito, eccetera), si viene anche a sapere che egli ebbe rapporti con la Cia, interessata a collaborare con il pool Mani Pulite che (a colpi di avvisi di garanzia raramente seguiti, negli anni successivi, da condanne definitive) stava demolendo la Prima Repubblica. A tali rapporti si accenna in una segreta «relazione di servizio» all’allora procuratore Borrelli che ruota intorno al costruttore milanese Bruno De Mico, condannato nell’inchiesta «Carceri d’oro» poi divenuto confidente del pool. L’avvocato del costruttore, Franco Sotgiu, avrebbe fatto da tramite tra la Cia, De Mico e la Procura di Milano. «C’è un viaggio a New York di Di Pietro, nel ’92, di cui siamo certi, ma di cui non si è mai capito il reale motivo», ha detto il legale Paolo Bracalini. Sotgiu informò il pm Piercamillo Davigo che riferì al procuratore Borrelli in una «relazione di servizio» mai verbalizzata: l’offerta di collaborazione americana (mediata da De Mico) fu spiegata come una rivalsa Usa verso Craxi (probabilmente per le vicende Sigonella e Achille Lauro).

Vogliamo dunque parlare del signor Antonio Di Pietro?

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L’insostenibile leggerezza del Pd

nichi.jpgHo seguito da vicino in questi giorni due vicende che peseranno sul futuro del Partito democratico: lo scandalo che ha investito il sindaco indagato di Bologna e le primarie del centrosinistra in Puglia. Nel primo caso, una serie di comportamenti che ora Delbono non rifarebbe (assumere l’amante come segretaria, portarla in vacanza dicendo agli uffici che era in missione, consegnarle un bancomat misterioso, piazzarla in un altro ente regionale, eccetera) sta minando quello che rimane del mito del buongoverno di sinistra. Persino “Repubblica” ieri ha titolato un bell’articolo di Edmondo Berselli “Sfuma la moralità emiliana del Pci”. In Puglia invece sta crollando l’altro mito su cui si regge il Pd: la forza organizzativa, la struttura di un partito di militanti convinti. Ieri i militanti sono corsi sì alle primarie, ma per votare Nichi Vendola, non il debole candidato democratico indicato dal partito (D’Alema-Bersani-Letta).

In Puglia la situazione del centrosinistra è paradossale. Il Pd voleva un candidato che a marzo, nelle uniche elezioni che contano, potesse prendere i voti centristi; ma Boccia non è riuscito a raccogliere nemmeno quelli dei suoi stessi elettori. Viceversa la base, il popolo di sinistra, ha scelto un candidato che (con lo spostamento dell’Udc verso il Pdl) a marzo rischia grosso. Non funzionano né la scelta identitaria e “utopica” di Vendola né quella tattica e “razionale” di Boccia. Ora partiranno i processi interni, le accuse incrociate, e la sinistra - purtroppo per lei - continuerà come Tafazzi a martellarsi i santissimi.

Mancando un’opposizione politica, è evidente che subentra quella giudiziaria. Che infatti prende sempre più piede nella stessa sinistra, da Di Pietro all’area di opinione legata al “Fatto quotidiano”. Gli ultimi episodi sono eclatanti. A Verona riesumano un‘inchiesta del 1996 (14 anni fa, altro che processo breve) sulla Lega e le camicie verdi accusate nientemeno che di banda armata come le Br: gente che, fossero stati dei veri delinquenti, in questi anni sarebbero fuggiti o nascosti, invece sono rimasti alla luce del sole (delle Alpi) a mietere democraticamente voti. Il premio per la battuta migliore va a Gianpaolo Gobbo: “Se fosse vero, bisognerebbe indagare i magistrati che per 14 anni ci hanno lasciati liberi di agire”.

A Milano, invece, hanno fatto l’ennesimo spezzatino di una vecchia inchiesta su Berlusconi e Mediaset, accelerando i tempi ma facendo in modo che questa “tranche” non ricada sotto la mannaia della legge sul processo breve. Da quanto si legge, Berlusconi è accusato di aver truffato Mediaset, cioè se stesso, evadendo il fisco per 8 milioni di euro, che sono indubbiamente tanti ma per uno come lui sono l’ingaggio annuale di un giocatore del Milan.

Faccio osservare che insistere sull’offensiva giudiziaria non rende in termini elettorali nemmeno alla sinistra. Il governo Prodi è caduto per le indagini di De Magistris sullo stesso Prodi e Mastella (posizioni poi archiviate). Il centrosinistra ha perduto l’Abruzzo per un’inchiesta sul governatore Del Turco che si sgretola di giorno in giorno. Ieri in Puglia i giustizialisti avrebbero dovuto triturare Vendola, la cui giunta è coinvolta in scandali sulla gestione della sanità (assessori dimessi, funzionari indagati, giunta azzerata): invece Nichi ha vinto. Gli elettori non votano in base al casellario giudiziario, ma appoggiando persone che comunicano un senso di appartenenza a progetti e ideali. Quelli che mancano al Pd, non a Vendola e neppure a Berlusconi. E’ questo vuoto di fascino propositivo, più che la sconfitta di ieri, che potrebbe costare molto caro al partito di Bersani.

Ho già scritto che ritengo il Lodo Alfano una buona soluzione: Berlusconi sarebbe stato processato al termine del mandato. Ora con il processo breve eviterà anche quello. All’amico che chiede lumi sull’immunità parlamentare, ricordo che la sinistra l’ha voluta al Parlamento europeo, che Napolitano (allora presidente dell’eurocommissione competente) istruì le pratiche e votò il provvedimento, e che Antonio Di Pietro e altri eurodeputati di sinistra (tra cui Claudio Fava, campione del partito dei giudici) ne hanno largamente e legittimamente beneficiato.

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Il processo breve è ancora troppo lungo

Ieri il Senato ha approvato la riforma del processo breve, che ancora non è legge perché manca il sì della Camera. Penso che dieci anni per avere giustizia siano ancora troppi. Negli Stati Uniti il finanziere Madoff, colpevole di una truffa assai più grave dei casi Parmalat e Cirio, è stato arrestato, processato e condannato definitivamente in sei mesi. Provo tristezza quando sento i vertici dell’Anm lamentarsi che “cinque anni sono pochi per fascicoli così complessi” (Cascini). Sarà molto comodo dare ancora una volta la colpa di tutto a Berlusconi. Secondo me, i magistrati devono prendere esempio da come certi imprenditori hanno affrontato la crisi economica: alcuni non fanno altro che lamentarsi se sono stati travolti, e sono quelli che non riescono a rialzarsi; altri si sono rimboccati le maniche e hanno affrontato la crisi come una nuova opportunità, e sono quelli che si riprendono prima. Cambiano le condizioni, cambiano anche i modi di operare.

Vorrei poi fare osservare ai disfattisti di questo blog, che si lamentano per l’immagine dell’Italia all’estero, che è un disco rotto. Gli stranieri vivono di stereotipi: per mezzo mondo l’Italia è pasta pizza e mafia. E sarebbe colpa di Berlusconi? Colpa sua Al Capone o le copertine dello Spiegel con la P38? Chiedete a un qualsiasi imprenditore straniero perché non investe in Italia: perché c’è Berlusconi al governo o perché non esiste certezza del diritto? E come credete che prenderanno il dibattito di questi giorni? Saranno più contenti a sapere che le cause avranno tempi più rapidi (anche se, ripeto, sempre troppo lunghi) o preferirebbero (come l’opposizione e i giudici) lasciare tutto come sta perché ne beneficerebbe anche il premier? Sono battaglie di retroguardia. La sinistra potrebbe partecipare a un reale processo riformista prendendo la sua parte di meriti, invece preferisce le barricate. Vedremo alle regionali se è una scelta felice.

Qui sotto riepilogo (con l’Ansa) i cardini del provvedimento.

PRESCRIZIONE PROCESSUALE - Il processo dovrà considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sarà concluso entro tre anni (dall’esercizio dell’azione penale da parte del Pm); entro due per l’appello ed entro un anno e sei mesi per il giudizio in Cassazione. Questo riguarderà i processi relativi a reati con pene inferiori nel massimo a 10 anni. In caso di annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ogni grado di giudizio che dovrà celebrarsi di nuovo non dovrà durare più di un anno. I termini si allungano in presenza di reati più gravi (4 anni per il primo grado); per i reati di mafia e terrorismo il primo grado dovrà durare cinque anni, tre per l’appello e due per la Cassazione. Il giudice può aumentare tali termini fino ad un terzo se il processo è particolarmente complesso o se ci sono molti imputati. Il Pm deve esercitare l’azione penale entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari. Il corso dei termini è sospeso in caso di autorizzazione a procedere; se c’é impedimento dell’imputato o del difensore; per conseguire la presenza dell’imputato che deve essere estradato. Se si estingue il processo la parte civile trasferisce l’azione in sede civile e la sua azione dovrà avere priorità. L’imputato può anche non avvalersi del cosiddetto processo breve. Le norme saranno applicabili anche ai processi in corso davanti alla Corte dei Conti.

PROCESSI IN CORSO - L’estinzione processuale si applica ai processi in corso solo se sono relativi a reati indultati o indultabili, commessi cioé prima del maggio 2006, e se hanno pene inferiori a 10 anni. Ma sarà più breve di quella per i processi futuri: la ‘tagliola’ scatterà dopo due anni e non dopo tre. In questo modo, accusa l’opposizione, salteranno i processi Mediaset e Mills in cui è imputato il premier. Il tetto dei due anni varrà anche per i processi in corso davanti alla magistratura contabile purché siano ancora in primo grado e questo non si sia concluso in cinque anni.

EQUA RIPARAZIONE - La domanda di equa riparazione per il ritardo ’subìto’ con il processo dovrà essere presentata dalla parte interessata al presidente della Corte d’Appello del distretto in cui ha sede il magistrato competente. La Corte dovrà pronunciarsi entro quattro mesi.

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A Salerno si capisce come funziona la legge in Italia

La sentenza di Salerno sulla diagnosi genetica che dà il via libera al figlio “su misura” dimostra più di tante parole come funzioni il sistema giudiziario in Italia. Lasciamo da parte, per un attimo, il contenuto della sentenza: esso è comunque aberrante perché introduce il principio che la disabilità è un criterio di discriminazione rispetto al diritto di nascere. La possibilità di selezionare il patrimonio genetico dei figli ci trascina in tempi bui.

Ci sarà occasione per approfondire anche questo tema. Per ora sottolineo questo aspetto: il tribunale campano ha sostanzialmente aggirato la legge 40. In Italia la diagnosi preimpianto per una coppia non sterile non è prevista. Infatti scopo della legge 40 è dare alle coppie non fertili le stesse opportunità di chi può procreare naturalmente, non la possibilità alle coppie fertili di selezionare il figlio. Un giudice ordinario ha dunque creato una nuova normativa, arrogandosi una potestà che spetta soltanto al Parlamento. Invece di applicare la legge, il giudice si trasforma in legislatore.

E’ soltanto l’ultima di una innumerevole serie di invasioni di campo operate dai magistrati. E chi denuncia questo strapotere si prende raffiche di insulti in quanto violerebbe l’indipendenza delle toghe.

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Il lavoro c’è ma gli italiani lo rifiutano

Il provocatorio titolo del “Giornale” di oggi (stavolta hanno ragione i negri) pone il tema del rapporto tra immigrati e lavoro, e merita un approfondimento.

Secondo il sociologo Luca Ricolfi, che non è certo un berlusconiano, negli ultimi due anni (quelli segnati dalla peggiore crisi economica dal 1929) l’occupazione degli italiani è diminuita di 773mila unità, mentre quella degli stranieri regolari è salita di 366mila, quasi tutti posti di lavoro fissi a tempo indeterminato. Non precariato o bracciantato governato dai caporali, ma impiego stabile. Ciò significa che l’Italia continua a produrre lavoro nonostante la crisi: un lavoro disdegnato dagli italiani ma ben accetto dagli stranieri. Molti disoccupati di casa nostra, in altre parole, sono disoccupati volontari perché il lavoro c’è ma non gli piace. Troppa fatica, troppo sacrificio. Gli immigrati invece sono come eravamo noi cinquant’anni fa, disposti a ogni impiego pur di guadagnare e migliorare la propria condizione sociale ed economica. Compresa la raccolta degli agrumi in Calabria regolata dalla ‘ndrangheta e pagata una miseria.

Altra considerazione riguarda il peso economico della criminalità organizzata al Sud, che impedisce la crescita della libera imprenditoria. Un amico calabrese che aveva aperto la filiale di una società di lavoro interinale mi raccontava di aver ricevuto minacce dalla ‘ndrangheta (girava sotto scorta) perché le sottraeva manodopera. Gli scontri di Rosarno nascono dunque dalla combinazione tra lavoro (che c’è, nonostante quanto falsamente sostengono molti disfattisti), immigrazione clandestina e malavita organizzata.

Ma mi chiedo anche perché i giovani disoccupati del Sud si ribellano a parole senza rimboccarsi le maniche. L’altra sera ad Annozero una precaria inveiva contro Roberto Castelli, chiedeva tutela allo stato, e il leghista rispondeva: cominciate col darvi da fare. Perché i disoccupati non protestano? Perché accettano che la ‘ndrangheta sfrutti i clandestini? Perché non mettono in piedi imprese agricole che comincino a contrastare il monopolio malavitoso? Perché aspettano soltanto un posto pubblico?

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Dopo la Spatuzzata, ecco la Gravianeide

giuseppe_graviano.jpgBuon anno a tutti, cari amici. Grazie degli auguri che ricambio a ciascuno di voi.

Il 2010 si è aperto con l’ennesima polemica sulla giustizia, alimentata mentre Berlusconi tace convalescente. Il boss Giuseppe Graviano, quello che avrebbe imbeccato Spatuzza sulla mafiosità del Cav senza però confermare in aula, ha ottenuto la revoca dell’isolamento diurno pur continuando a scontare l’ergastolo in regime di 41 bis. La decisione è della Corte d’assise d’appello di Palermo, quella che sta processando Dell’Utri e dunque non può essere sospettata di favoritismi a Berlusconi. Curiose le reazioni. Molto polemici Di Pietro e Granata (pdl vicinissimo a Fini): fanno intendere che la trattativa tra stato (cioè il premier) e mafia è ancora in corso. “Libero” invece, facendosi portavoce di altri settori del centrodestra, ritiene che l’ammorbidimento del regime carcerario sia un regalo fatto a Graviano nella speranza che apra bocca per inguaiare Berlusconi.

Strano che il “partito dei giudici” e travaglini vari stavolta se la prendano con i magistrati (che evidentemente si comportano bene solo quando accusano Berlusconi). Insomma, dopo la Spatuzzeide si apre la Gravianeide. Vorrei ricordare che la revoca dell’isolamento diurno era un atto dovuto in quanto misura “a tempo”.

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Blog-auguri di Natale

Cari amici, a tutti voi faccio gli auguri di Buon Natale. Sì, proprio di Natale, non genericamente di buone feste. Ringrazio tutti per l’attenzione e la passione con cui seguite questo giovane blog, per i vostri contributi e per il fatto di accettare il confronto (dialogo è parola più impegnativa, me ne rendo conto).

Grazie anche per gli auguri già ricevuti, segno di un legame che va oltre il semplice botta e risposta tra blogger. Ve li faccio a mia volta, prendendo a prestito le parole di Benedetto XVI.

“La fede ha ancora in assoluto una sua possibilità di successo? Essa trova corrispondenza nella natura dell’uomo. Nell’uomo vi è una inestinguibile aspirazione nostalgica verso l’infinito. Nessuna delle risposte che si sono cercate è sufficiente; solo il Dio che si è reso finito, per lacerare la nostra finitezza e condurla nell’ampiezza della sua infinità, è in grado di venire incontro alle domande del nostro essere. Perciò anche oggi la fede cristiana tornerà a trovare l’uomo”.

“Oggi” è proprio oggi, 25 dicembre, Natale 2009, giorno in cui Dio si fa presente come è presente una madre per suo figlio. Ancora auguri.

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Da dove ripartire dopo l’aggressione a Berlusconi

Le mie considerazioni sull’aggressione a Silvio Berlusconi. Vorrei evitare di infilarmi nel tunnel delle accuse su “mandanti morali” e “cattivi maestri”. Non credo che dare la caccia a chi ha cominciato per primo (siano essi Di Pietro, lo stesso premier autolesionista o chi per loro), strologare su complotti, o anche soltanto ripetere come un mantra che bisogna abbassare i toni siano gli unici modi per guardare ciò che è successo. Ciò che impedisce una convivenza civile è il clima di ostilità ideologica sempre più pesante: il trionfo dell’homo homini lupus di Hobbes trascinato fino alle conseguenze più estreme, cioè alla violenza verbale e fisica come modo “normale” di trattarsi. Non c’è bisogno di elencare quanto la vita di tutti i giorni sia permeata di questo clima, evidente nei tentativi di prevaricazione, di strumentalizzazione dell’altro. Siamo immersi in una confusione generale, che immediatamente si trasforma in un’incertezza ultima riguardo a ciò che è davvero il bene per sé e per la società, su che cosa significano veramente giustizia e bene comune. Non c’è chiarezza, tantomeno condivisione.

La Chiesa, vituperata anche in questo blog da taluni frequentatori, chiama questa condizione “peccato originale”. E’ una lettura realistica della condizione umana: l’uomo da solo non è in grado di uscire da questo caos. Può migliorarsi e progredire, può perfezionare le condizioni di vita e imparare cose sempre nuove, ma può anche distruggere tutto. Dal male l’uomo non si libera da solo ma con l’intervento di un fattore esterno, misterioso, che dà significato alla vita di ciascuno e quindi fonda la possibilità di rispetto, dialogo, vita democratica. Senza riconoscere che la propria vita implica l’esistenza dell’altro, chiunque sia, non c’è alternativa alla confusione e alla violenza. Il Natale ricorda esattamente questo.

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Il papa, i giornali e quell’invito a “guardare a partire dal cuore”

papa-ratzinger.jpgOggi doppio post. Ma non se ne può fare a meno. Pubblico per intero il discorso di ieri del Papa in piazza di Spagna.

“Cari fratelli e sorelle, nel cuore delle città cristiane, Maria costituisce una presenza dolce e rassicurante. Con il suo stile discreto dona a tutti pace e speranza nei momenti lieti e tristi dell’esistenza. Nelle chiese, nelle cappelle, sulle pareti dei palazzi: un dipinto, un mosaico, una statua ricorda la presenza della Madre che veglia costantemente sui suoi figli. Anche qui, in Piazza di Spagna, Maria è posta in alto, quasi a vegliare su Roma.

Cosa dice Maria alla città? Cosa ricorda a tutti con la sua presenza? Ricorda che “dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia” (Romani 5, 20), come scrive l’apostolo Paolo. Ella è la Madre Immacolata che ripete anche agli uomini del nostro tempo: non abbiate paura, Gesù ha vinto il male; l’ha vinto alla radice, liberandoci dal suo dominio.

Quanto abbiamo bisogno di questa bella notizia! Ogni giorno, infatti, attraverso i giornali, la televisione, la radio, il male viene raccontato, ripetuto, amplificato, abituandoci alle cose più orribili, facendoci diventare insensibili e, in qualche maniera, intossicandoci, perché il negativo non viene pienamente smaltito e giorno per giorno si accumula. Il cuore si indurisce e i pensieri si incupiscono. Per questo la città ha bisogno di Maria, che con la sua presenza ci parla di Dio, ci ricorda la vittoria della grazia sul peccato, e ci induce a sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili.

Nella città vivono – o sopravvivono – persone invisibili, che ogni tanto balzano in prima pagina o sui teleschermi, e vengono sfruttate fino all’ultimo, finché la notizia e l’immagine attirano l’attenzione. È un meccanismo perverso, al quale purtroppo si stenta a resistere. La città prima nasconde e poi espone al pubblico. Senza pietà, o con una falsa pietà. C’è invece in ogni uomo il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto.

La città, cari fratelli e sorelle, siamo tutti noi! Ciascuno contribuisce alla sua vita e al suo clima morale, in bene o in male. Nel cuore di ognuno di noi passa il confine tra il bene e il male e nessuno di noi deve sentirsi in diritto di giudicare gli altri, ma piuttosto ciascuno deve sentire il dovere di migliorare se stesso! I mass media tendono a farci sentire sempre “spettatori”, come se il male riguardasse solamente gli altri, e certe cose a noi non potessero mai accadere. Invece siamo tutti “attori” e, nel male come nel bene, il nostro comportamento ha un influsso sugli altri.

Spesso ci lamentiamo dell’inquinamento dell’aria, che in certi luoghi della città è irrespirabile. È vero: ci vuole l’impegno di tutti per rendere più pulita la città. E tuttavia c’è un altro inquinamento, meno percepibile ai sensi, ma altrettanto pericoloso. È l’inquinamento dello spirito; è quello che rende i nostri volti meno sorridenti, più cupi, che ci porta a non salutarci tra di noi, a non guardarci in faccia… La città è fatta di volti, ma purtroppo le dinamiche collettive possono farci smarrire la percezione della loro profondità. Vediamo tutto in superficie. Le persone diventano dei corpi, e questi corpi perdono l’anima, diventano cose, oggetti senza volto, scambiabili e consumabili.

Maria Immacolata ci aiuta a riscoprire e difendere la profondità delle persone, perché in lei vi è perfetta trasparenza dell’anima nel corpo. È la purezza in persona, nel senso che spirito, anima e corpo sono in lei pienamente coerenti tra di loro e con la volontà di Dio. La Madonna ci insegna ad aprirci all’azione di Dio, per guardare gli altri come li guarda Lui: a partire dal cuore. E a guardarli con misericordia, con amore, con tenerezza infinita, specialmente quelli più soli, disprezzati, sfruttati. “Dove abbondò il peccato, sovrabbondò la grazia”.

Voglio rendere omaggio pubblicamente a tutti coloro che in silenzio, non a parole ma con i fatti, si sforzano di praticare questa legge evangelica dell’amore, che manda avanti il mondo. Sono tanti, anche qui a Roma, e raramente fanno notizia. Uomini e donne di ogni età, che hanno capito che non serve condannare, lamentarsi, recriminare, ma vale di più rispondere al male con il bene. Questo cambia le cose; o meglio, cambia le persone e, di conseguenza, migliora la società.

Cari amici romani, e voi tutti che vivete in questa città! Mentre siamo affaccendati nelle attività quotidiane, prestiamo orecchio alla voce di Maria. Ascoltiamo il suo appello silenzioso ma pressante. Ella dice ad ognuno di noi: dove ha abbondato il peccato, possa sovrabbondare la grazia, a partire proprio dal tuo cuore e dalla tua vita! E la città sarà più bella, più cristiana, più umana.

Grazie, Madre Santa, di questo tuo messaggio di speranza. Grazie della tua silenziosa ma eloquente presenza nel cuore della nostra città. Vergine Immacolata, “Salus populi romani”, prega per noi!”.

Colpisce la profondità del giudizio di Benedetto XVI sul mondo di oggi. E la totale mancanza di preoccupazioni ideologiche o moralistiche, l’assenza di ricette per uscire dalla crisi ma l’unico invito a “sperare anche nelle situazioni umanamente più difficili” perché il male è già stato vinto. Anche il mea culpa cui i mass-media sono indotti non è un dito puntato senza pietà. Penso a quanti “invisibili” incontro nel mio lavoro, compresi tutti voi, amici del blog, che siete nomi (o pseudonimi) senza volto in cui è presente “il desiderio di essere accolto come persona e considerato una realtà sacra, perché ogni storia umana è una storia sacra, e richiede il più grande rispetto”. Guardare più in profondità, “a partire dal cuore”, è una cosa semplice, che possono fare tutti. Con un po’ di sforzo, forse nemmeno troppo.

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Anche per i D’Alema-boys è un boomerang lo Spatuzza anti-Cav

Suggerisco la lettura di questa analisi di Fabrizio Rondolino pubblicata sul suo nuovo blog Frontpage. Rondolino è un uomo di sinistra, uno dei “D’Alema boys” nei ruggenti Anni 90 di Baffino leader e premier. “Difficile prendere sul serio Spatuzza”. “Senza prove si sputtana il Paese”. “Non è possibile che debbano passare quindici anni prima che nell’inchiesta spunti il nome di Berlusconi, e che ne debbano magari passare altri quindici prima che una qualche verità processuale giunga in Cassazione”. “Un successo per la sinistra sarebbe garantire a Berlusconi l’immunità, costringerlo a governare, e sfidarlo sulle riforme che il Paese aspetta”. Sono alcune delle considerazioni di quel “blog di sinistra”: i frequentatori del mio “blog di destra” le avranno già trovate anche qui. Da entrambe le parti si può dunque discutere di temi come riforme o giustizia senza insulti, provocazioni, partiti presi, ma misurandosi sui fatti e non sulle tifoserie. Spatuzza è un boomerang, e se n’è accorto perfino Antonio Di Pietro. Resta da vedere se il Pd di Bersani, che non ha partecipato al No-B day, avrà il coraggio di uscire dall’immobilismo sulla giustizia.

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