Santoro, i blog, l’intolleranza e i rischi per la democrazia
Anche ieri, serata dedicata ad Annozero, come potrete leggere sul Giornale e altrove sul sito. Siccome i commenti sono 200 e cominciano ad arrivarne sparsi anche sul blog, ecco un post dedicato.
Ne approfitto per approfondire una questione rimasta in sospeso. Mi riferisco al commento di Carlo del 19 novembre, ore 16.08. Dicendosi d’accordo con me, egli sostiene (sintetizzo) che “quando prevalgono intolleranza, maleducazione, cafonaggine, ignoranza, saccenza, mancanza di equilibrio, incapacità di discutere e confrontarsi, si hanno altissime probabilità che vengano messe a rischio le regole della democrazia, della libertà e persino della convivenza civile”. E’ dunque opportuno “operare per combattere, limitare ed eliminare, con mezzi leciti, queste persone” perché “se trovassero rappresentanza politica possono comportare un serio pericolo”.
Io non sono per nulla d’accordo. Credo invece che ognuno abbia diritto di esporre le proprie idee, difenderle anche accanitamente, ma “operare per eliminare” – o anche solo limitare – chi la pensa diversamente NO. Mi ripugna. Anzi, è quello il vero pericolo.
Intolleranti maleducati cafoni eccetera riempiono il mondo e minacciano solo la pazienza della gente, non la convivenza civile. L’idea che esista la classe degli educati, dei colti, degli avveduti, di quanti si ritengono “parte sana” della nazione, contrapposta alla ciurma degli ignoranti e dei saccenti è devastante. La convinzione che i migliori debbano rieducare, convertire, convincere, migliorare la feccia (o, se malauguratamente non vi riuscissero, a eliminarla) è causa delle peggiori tragedie. La storia lo dimostra.
Purtroppo oggi in Italia questa posizione è predominante, a destra come a sinistra. Per esempio, certi magistrati ritengono che il loro compito non sia tanto quello di far applicare la legge, ma di migliorare il Paese, ripulirlo, eliminarne le storture. Il loro non è un lavoro, ma una missione salvifica, al limite del soprannaturale. Loro sanno che cos’è bene e che cosa male, conoscono già chi è “più colpevole” di altri e merita maggiore severità. E’ una giustizia a due velocità, e non è una buona cosa.
In un Paese dove tutti ormai parlano di emergenza educativa, invece di ricominciare a educare sul serio (cioè comunicare a giovani e meno giovani qual è il significato della propria vita, per che cosa vale davvero la pena spendere le proprie energie, quali sono gli ideali verso i quali indirizzare la propria libertà – sempre che quel significato e quegli ideali vi siano -, e scommettere sulla libertà altrui), si pensa a far fuori l’avversario, qualunque casacca indossi. E’ questa la vera barbarie.
L’altra mattina ho trovato sul mio tavolo una busta chiusa, indirizzata a “Il Giornale – Stefano Filippi”. Conteneva la fotocopia di un articolo del quotidiano CronacaQui di Milano del 13 giugno 2009 intitolato “Fondi neri nella banca dei vip, tre indagati”. Si parlava di Arner Bank. Il premuroso mittente aveva aggiunto a penna: “Filippi, sei servo dei tuoi due padroni! 1 Berlusconi 2 Gli ebrei (Jarach ricco ebreo!!)”. Jarach era citato nell’articolo. Non mi spaventa ricevere lettere anonime. Penso però all’astio e al rancore covato da una persona che ritaglia un articolo, lo fotocopia, lo conserva per sei mesi, lo chiude in una busta, non la spedisce ma si scomoda di persona per recapitare la missiva in redazione e vigliaccamente non si firma. Il problema non è chi ha idee diverse dalle mie, ma chi non ha il coraggio di sostenere a viso aperto le proprie.

QUANDO IL GIORNALISTA, PUBBLICO MINISTERO, INQUISITORE, COLUI CHE PIU DEI GIUDICI, (non signore) IMPONE LA SUA VERITA ASSOLUTA, es. MENTRE IL GUIDICE VIGNA DOPO AVER INDAGATO PER DECENNI SU BERLUSCONI NON è RIUSCITO A CONDANNARLO IL NOSTRO SANTO INQUISITORE UNTO DALLO SPIRITO SANTO CONTINUA A DIRE CHE BERLUSCONI è UN (signore) e NON IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (istituzione) CHE NE HA COMBINATO DI TUTTI I COLORI , QUESTO SIGNORE E NON (istituzione) MA MAFIOSO, PIDUISTA, PEDOFILO, ASSASSINO, DITTATORE, ecc. NON RISPETTA LE ISTITUZIONI.
ALL’ILLUSTRISSIMO DOTTORE ,PUBBLICO MINISTERO, GIORNALISTA, SCRITTORE, SANTO … Travaglio CHE HA BASATO LA SUA FORTUNA SUL FENOMENO BERLUSCONI A QUESTI SIGNORI CHE COME LE IENE SI NUTRONO DI CATTIVERIA CHE NEL LORO INTIMO PREGANO CHE BERLUSCONI VIVI IN ETERNO ALTRIMENTI A QUESTI PARASSITI MANCHEREBBE LINFA O SANGUE PER POTERSI INGRASSARE, DICO….. L’ODIO è UN SENTIMENTO NATURALE … MA è DEPLOVEROVELE AVERE A DISPOSIZIONE PALCOSCENICI MEDIATICI COME LA TV.. PUBBLICA PER POTERLO DIFFONDERLO … E … POI .. DA DOVE VI VIENE TUTTO QUESTO POTERE PER AVERE DEGLI STRUMENTI COSì POTENTI….VOI SEMPLICI PENSATORI.
Molto bene. Ora è tutto chiaro, si sa chi provoca e si conosce anche chi permette ed implicitamente autorizza la provocazione.
Io non avevo certo dubbi. Ho voluto solo che venisse dimostrato in modo inequivocabile a tutti. Così è stato e ne sono contento. Ora tutti conosciamo la realtà e possiamo regolarci di conseguenza.
Rimane da fare la constatazione che esiste, purtroppo, una certa cultura di destra che evidentemente non condivide e non rispetta il corretto esercizio delle funzioni elementari della dialettica democratica che presuppone l’ascolto e la comprensione delle ragioni del proprio interlocutore e quindi la discussione con le tesi contrapposte, con alla base, però, la verità, senza l’artificioso e falso stravolgimento del pensiero altrui e dei fatti reali, ma, soprattutto, senza insulti ed offese di nessun tipo e verso nessuno, anche verso chi non è partecipe della discussione.
Sembra una cosa difficile da fare, ma non lo è affatto se ciascuno, alla base delle proprie argomentazioni, pone in primo luogo la propria Onestà e Lealtà, nonchè il rispetto dei fatti e della verità.
Faccio un esempio banale: se io dico che Berlusconi sta presentando in questi giorni in Parlamento una Legge che interessa esclusivamente la sua persona ( “Processo Breve” ) e che danneggia migliaia di cittadini vittime e favorisce i colpevoli ed i farabutti. La destra deve saper rispondere e, se la posizione è indifendibile, come di fatto è, deve saper riconoscere l’errore e trovare vie alternative per la Giustizia nell’interesse di tutti.
Non si possono difendere posizioni palesemente ed irrimediabilmente sbagliate a costo di far pagare danni gravissimi a tutto il paese, solo per il semplice fatto che bisogna eseguire le scelte che interessano il Capo. Non si può chiudere la discussione e l’argomento dicendo che chi ha posto il problema è un stronzo e non capisce niente.
Si capisce benissimo che è difficile per la destra come per la sinistra difendere posizioni indifendibili, ma appunto per questo, non dovrebbero esserci posizioni indifendibili da difendere perché significa che sono sbagliate ed allora vanno modificate.
Quindi, per quanto attiene il “Processo Breve” sono sicuro al 100% che si tornerà indietro e, così com’è, non verrà mai ratificato. Si può forse sostenere ed affermare che è giusto il contrario? Confrontiamoci con ragionamenti seri e sui fatti e non sulle prese di posizione preconcette e sugli insulti.
Un altro esempio: Stefano Filippi ha scritto che Fini ha detto un sacco di “stronzate”, ebbene io chiedo a Filippi di elencarmi quali sono queste stronzate e perché lui le ritiene tali. E poi ci confrontiamo, perché invece io ritengo che Fini abbia detto delle cose sacrosante ed, in alcuni casi, addirittura ovvie.
PS. non rispondo alla nota di Filippi del November 22nd, 2009 at 1:21 pm in quanto ho già ampiamente spiegato nella mia nota del November 21st, 2009 at 9:58 pm che Filippi ha evidentemente letto male e capito peggio quello ho scritto nelle mie note che dicono esattamente il contrario di quello che lui ha riportato nel suo Post ( si chiama stravolgimento del pensiero e degli scritti altrui ).
Per chi è interessato, suggerisco un’attenta lettura che è molto istruttiva circa il discorso onesto e leale che si deve poter fare tra interlocutori di opposte posizioni.
oK
Vabbe’, allora facciamo che tu scrivi metà messaggio in minuscole e metà in maiuscole.
Va bene così?
CON VOI NON SI SCENDE MAI AD UN’INTESA! peccato.
Manco per niente!
Sblocca tu il tasto.
ALLORA SE VUOI LEGGERMI USA UNA LENTE CHE RIMPICCIOLISCE!
Mio caro Henry,
continui ad avere il tasto CapsLock incastrato.
TUTTI I DISCEPOLI DEL SUO CAPO ALLORA POSSONO DIRSI PAPPAGALLI,MIA CARA TALITA.
Fiato,anzi penna sprecata carlo, la signora in questione gode evidentemente di immunità particolare, ignorala, tanto i pappagalli ripetono sempre le stessa cose.
Chiedo a Filippi come mai in questo Blog è consentito a qualcuno o meglio, qualcuna, di provocare ed insultare chi scrive e partecipa civilmente, salvo poi intervenire se ci sono reazioni “fuori dalle righe”.
Basta prendere la serie delle note e verificare chi ha iniziato sempre e con sistematicità la provocazione fuori tema.
La storia si sta ripetendo, purtroppo.
Io non credo che vada bene, però, se “L’Agente Provocatore” è da te autorizzato, si capisce tutto.
Caro Filippi, ti sarei grato se comunicassi a tutti, ed in particolare al “Provocatore”, le regole da seguire in casi come questo.
Saluti.
Pensierino della sera
Dio ci scampi dai pappagalli!
Non solo perché li ritengo pennuti detestabili, ma anche perché ripetono bolsamente tutto ciò che sentono. Altrimenti non avrebbero nulla da dire.
Inoltre, imparano e usano soprattutto il turpiloquio.
Sono longevi, ma – pur essendo ultrasessantenni – il loro livello rimane bestialmente basso. Solo le piume si arruffano sempre più, causa senilità.
Pappagallo: nome interessante! Sembra formato da pappa + gallo, e – nella fattispecie – sarebbe più che pregnante.
Ma non è così. L’etimologia ci porta a un’origine onomatopeica del nome, probabilmente derivato dal verso del cacatoa.
Cacatoa: nome evocativo! Anche questo perfettamente idoneo al caso di specie.
Tra l’altro, il pappagallo domestico non può fare altro che restare legato al suo trespolo e attendere semi da poter beccare. O parole da copiare.
Occorre non dargli più nulla di tutto ciò. Che farfugli da solo.
(Gli Inglesi usano il verbo “ to stammer”: borbottare, balbettare, impappinarsi. Appunto!)
FINE DEL BECCHIME.
(Per la serie “Don’t feed the Trolls!”)
Mio caro Filippi, c’è qualcuno che pensa sia preferibile ed onorevole, sul blog, scegliersi gli interlocutori, possibilmente al proprio livello, anzi, se più basso è molto meglio, così non ci sono problemi di comunicazione e di facile intesa.
Questione di gusti. Io non credo sia meglio così, penso sia preferibile discutere con tutti senza problemi, sinistra e destra ed, a volte anche, tirato per i capelli, con qualche presuntuoso, che, preferendo andare a passeggio con la testa tra le nuvole, si concentra con difficoltà sui fatti e spesso e volentieri non affronta affatto i temi in questione e, con “nonchalance française”, fugge via, a passeggio, per la tangente.
Buona domenica!
Gentile Stefano Filippi,
una poesiola francese si conclude con “Dimanche, on va se promener”.
Moi aussi.
Per cui, al momento, le invio un “telegramma”: prima o poi, anche lei dovrà arrendersi all’impossibilità pratica di un dialogo universale.
Conseguentemente scegliendosi gli interlocutori: destri o sinistri, ma… cum grano salis.
Buona domenica!
Caro Filippi, il tuo silenzio mi fa intendere che hai riconosciuto le mie argomentazioni. Ne prendo atto e ti ringrazio.
Per quanto attiene il discorso sui giornalisti.
Lo status di “servo” non dipende dal fatto che uno lavori alle dipendenze di qualcun altro, dipende dalla sua capacità di autonomia di giudizio e di libertà di pensiero ed espressione sui fatti che accadono rispetto alle posizioni ed idee del proprio padrone. Non sempre questa autonomia è utilizzata ed appare evidente, ad esempio nel caso più lampante di Emilio Fede si può riscontrare un comportamento non solo da “servo” ma addirittura da “succube” del proprio padrone. Cosa non applicabile ad es. ad Enrico Mentana, fino a quando ha lavorato per il suo padrone. Bisogna sempre vedere caso per caso con riferimento ai fatti reali di cui i giornalisti trattano e che sono sempre all’origine della dicotomia tra “servo” e “libero”.
Naturalmente ciascuno, anche i giornalisti, è libero di pensarla come vuole, se uno condivide le idee del proprio padrone, ovviamente, le può esprimere, però, nel caso di giornalisti nell’esercizio della loro funzione di informare i cittadini/lettori sui fatti questo non è applicabile. Essi, nella loro “missione” professionale, devono sempre rispettare il diritto dei lettori all’informazione vera e corretta e senza giudizi di merito, altrimenti violano il loro codice deontologico e non sono più giornalisti, appunto, diventano “servi”.
Il giornalista deve dare le notizie, non deve dare i suoi giudizi personali. Quando lo fà si schiera da una parte ed allora, se la parte è quella del padrone, è dichiaratamente nella squadra dei “servi”. Viceversa, se vuole essere definito “libero” ed “imparziale”,come deve essere sempre un giornalista, non deve esprimere alcun giudizio di parte. Non è facile, ma è così ! Ed allora, vista la oggettiva difficoltà di stare sul binario giusto, ciascuno accetti le definizioni che gli vengono affibbiate, il più delle volte sono azzeccate.
PS. L’Unità è di Renato Soru. Non del PD.
L’editore dell’unità a me non pare proprio che sia il PD! poi l’orientamento politico è quello,chiaro.
Repubblica? mai stata tenera con il PD, te lo posso assicurare.
La stampa? non la leggo difficile per me dare giudizi
Non o dato del servo a nessun tuo collega,ti ripeto che gradisco poco il termine, ho solo definito particolarmente compiacenti alcuni tuoi colleghi.
Vedi Stefano, anche questo voler mettere nella bocca parole così forti a chi non le dice, non credo sia un comportamento giusto,proprio per niente.
Carlo, tanto per capirci: io non opererei per eliminare nessuno con nessun mezzo, neppure se intolleranti cafoni eccetera raggiungessero la maggioranza. Mi piacciono il dialogo e il confronto e mi infastidisce l’offesa gratuita, comprese le stronzate di Fini.
Caro Filippi, fa piacere ed è di buon auspicio che tu abbia capito. Saluti.
L’Unità è del Pd, ma nessuno dice che i suoi giornalisti sono servi del Pd. Repubblica è di De Benedetti, tessera numero uno del Pd, eppure nessuno dice che i suoi giornalisti sono servi di De Benedetti. La Stampa è della Fiat, tuttavia nessuno dice che i suoi giornalisti sono servi della Fiat neppure se votassero la Duna come auto dell’anno. Ogni giornale ha un editore, l’editore sceglie il direttore e concorda con lui la linea politica: questo è scritto nel contratto di lavoro giornalistico, non nel vangelo secondo Berlusconi. La polemica sui servi è stucchevole e fastidiosa anche se tu non dai a me del servo ma a qualche mio collega. Ripeto: misuriamoci sui fatti. Lo facesse anche il Pd rispetto a Berlusconi, troverebbe argomenti migliori di quelli che ha usato finora con i risultati che tutti vediamo.
Ma Stefano! non è che uno diventa automaticamente servo(termine che a me non piace) per il solo fatto che scrive nel giornale di Berlusconi.
Sono i comportamenti che avvalorano o annullano tale termine, ti ho riconosciuto più volte il merito di dare libera voce a tutti, ma non tutti sono come te, penso che questo atteggiamento “compiacente” il più dell volte sia inconsapevole, ma c’è.
Voi siete giornalisti Stefano, ne manager,ne consulenti, capisci la differenza? voi scrivete su giornali che influenzano l’opinione pubblica, ti sembra la stessa cosa?
A parte l’intermezzo di 3 anni di Cervi, ti sei mai chiesto come mai direttore del Giornale, da 15 anni siano Feltri e Belpietro? prima uno poi l’altro,indovina il prossimo…..
Sì, mi dà fastidio il termine “servo”. Perché uno che lavora nel giornale della famiglia Berlusconi è servo di Silvio, mentre – poniamo – un manager Fiat non è servo di Agnelli o di Intesa SanPaolo, o l’ex premier tedesco Schroeder (ora consulente di Gazprom) non è servo di Putin? Tutti quelli che hanno un padrone, un editore, un capo sono dipendenti, mentre quelli del Giornale o della Mondadori sono servi? Io vorrei che leggeste questo blog senza paraocchi ideologici. Giudicate senza pregiudizi. Uno di voi ha scritto “difficile partecipare a un blog di destra”: mi dispiace per lui, finché l’approccio sarà ideologico farà sempre fatica.
Sbaglio Stefano o ti sei lamentato perchè qualcuno ti ha dato del servo?
La mia riflessione era proprio riferita a quello, forse il termine è troppo forte, la modalità(lettera anonima) vigliacca, ma la sostanza per mè è condivisibile, è inutile negare che chi vi paga da un indirizzo politico ben preciso a questo giornale.
L’avvenire critica Berlusconi ed ecco pronta una bella serie di copertine sul suo direttore,Fini prende le distanza da Berlusconi e partono le minacce velate, chiunque si mette di traverso tra il premier ed il consenso popolare viene sistematicamente bastonato mediaticamente è ovvio.
Tutte le malefatte del premier invece vengono ridimensionate e ridotte a macchietta, tu questo come lo chiami?
Mi sono autodefinito “sinistro” perchè è l’offesa più gentile che spesso mi veniva rivolta, per il solo fatto di esprimere opinioni diverse, mai mi sono rivolto ad essi definendoli “destri” trovandolo un termine stupido e poco intelligente, e allora rabbrividete gente! arriva Stefano il sinistro cattivo!
Perchè è ovvio, noi sinistri siamo cattivi e mangiamo i bambini!
Rileggi le cose che hai scritto, cose che condivido, troverai molti qui che rappresentano quella “gente”…..
tempo ci vuole ma la patrie galere si apriranno e tanti italiani saranno contenti perche la giustizia ha vinto!
Caro Stefano, spero tu abbia ben inteso il contenuto ed il senso vero delle mie semplici considerazioni ed a proposito di “battute spiritose”, che niente hanno a che vedere con gli aforismi di Karl Popper con i suoi dubbi sul linguaggio animale in relazione a quello umano, consentimi di farne una circa il mio ragionamento che è certamente rivolto alle persone umane ovviamente, intendendo quelle che hanno cervello adeguato e lo sanno usare, e non già agli animali, che io adoro e rispetto tantissimo, ma, in questo caso, mi sembra di poter dire, in linea con i dubbi di Popper suffragati dalle teorie semiotiche del suo maestro Karl Bühler, che non siano assolutamente in grado di partecipare alla discussione con successo, non essendo allo loro portata intellettiva, semiotica e linguistica; mentre invece, se continuano a comportarsi come animali, fanno sempre una gran bella figura e sono anche molto divertenti e simpatici.
Saluti
Caro Filippi, posso solo rammentarle il seguente aforisma di Karl Popper:
“Il mio problema è soprattutto la differenza tra il linguaggio umano e il linguaggio animale”.
Caro Stefano, scusa, ma o sei stato molto scorretto oppure hai commesso un banale errore!!!
Hai riportato in forma totalmente distorta il mio pensiero e le mie parole che, per fortuna sono scritte sul Blog e tutti possono verificare. Io ho scritto:
””Quando nella maggioranza dei cittadini prevale l’intolleranza, la maleducazione e la cafonaggine, non disgiunte da una buona dose di ignoranza, talvolta mascherata con la saccenza, la mancanza di equilibrio e l’incapacità di discutere e confrontarsi con gli altri, rispettandone le idee e le posizioni differenti dalle proprie, si hanno altissime probabilità che vengano messe a rischio le basilari ed indispensabili regole della democrazia, della libertà e persino della convivenza civile.
Per fortuna nel nostro paese, persone di questo tipo, pur essendo purtroppo presenti e numerose come ben sappiamo, non sono ancora la maggioranza, ma, se non si opera per combattere, limitare ed eliminare, “con mezzi leciti ovviamente”, questo fenomeno, queste persone, ove trovassero voce e potere nella rappresentanza politica, possono comportare un serio pericolo per la democrazia, per la libertà di espressione e di informazione ed anche per la serena e civile convivenza. PS. “con mezzi leciti ovviamente” intendo l’istruzione, la cultura, la formazione ed il lavoro, nonché regole di convivenza civile improntate alla tolleranza.””
Come vedi non intendevo certo dire quello che tu hai “scorrettamente” scritto, tant’è che nella mia nota c’è il Post Scriptum proprio per evitare l’equivoco in cui tu sei ingenuamente incorso attribuendomi il pessimo pensiero: “si pensa a far fuori l’avversario, qualunque casacca indossi. E’ questa la vera barbarie.” .
Vedi, quello che hai fatto implica due sole possibilità: 1°) hai interpretato male il mio scritto, perché, forse, non lo hai letto attentamente; 2°) hai voluto distorcere volontariamente e malignamente il mio pensiero stravolgendo il significato del mio scritto.
In ogni caso hai commesso un errore grave ed io devo segnalartelo e sono certo che tu, essendo un bravo professionista e, sicuramente, in buona fede, certamente sei incorso nella 1° possibilità e non già nella 2° e pertanto puoi verificare che le cose che tu hai detto sono molto vicine e simili alle mie.
Alle cose che hai detto di carattere generale: “(cioè comunicare a giovani e meno giovani qual è il significato della propria vita, per che cosa vale davvero la pena spendere le proprie energie, quali sono gli ideali verso i quali indirizzare la propria libertà – sempre che quel significato e quegli ideali vi siano -, e scommettere sulla libertà altrui)” e che io condivido, aggiungerei che è fondamentale insegnare ai giovani ed a tutti che il valore base, fondamentale ed essenziale che bisogna cercare di avere in se stessi e ricercare e pretendere dai propri simili è l’ONESTA’ nel senso più profondo ed ampio del termine. Naturalmente nel concetto di “Onestà” è implicito quello di rispetto, ricerca ed esigenza della “Verità” dei fatti. Quindi ne discende che Libertà, Giustizia e Democrazia non possono essere raggiunte a pieno senza che prima sia garantita e rispettata l’esigenza dell’Onestà dei Governanti ( in primis ) e della “Verità” dei fatti.
Saluti.
Caro Mario, il tuo Gaspare Spatuzza è lo stesso criminale che Gioacchino Genchi, noto “amico” di Berlusconi, ha definito “una sorta di cavallo di Troia inserito nell’arena giudiziaria”?
Eh eh, Mario dev’essere uno di quelli che prima leggono l’unità.it e poi vanno a vedere cosa dicono i giornali del Berlusca…Dài Mario, si confronti sul tema! Neanche il Corriere e nemmeno Repubblica riportano la notizia (importantissima, che ci sarebbe un presunto teste che avrebbe intenzione di testimoniare contro Berlusconi in un futuro processo!).
Filippi dice una verità sacrosanta quando dice che in questo Paese, ma in generale in tutto l’Occidente, ci sono presunte élite che si arrogano il potere di decidere chi e cosa vale la pena di far esistere e dicono che chi non lo merita va eliminato!Questo è un reale e subdolo pericolo. Al Liceo, studiando Robespierre e la Rivoluzione Francese, inorridivo di fronte al fatto che uno, in nome del bene del popolo, avesse instaurato una dittatura autoritaria e sanguinaria. Oggi certi magistrati partono dalla stessa ideologia della pulizia del mondo. Le ghigliottine, oggi, sono i titoli sui giornali e nei tg.
La notizia di Spatuzza è stata battuta dall’Ansa alle 22,10 di ieri sera con priorità “R”, cioè routine. Essa riferisce che lo stesso pentito “riconosce di parlare per deduzioni”: quindi a prove stiamo a zero. Nemmeno Repubblica, da cui dovremmo prendere lezioni di giornalismo, le assegna il rango di “notizia del giorno”. Quindi, caro Mario, sia sereno che la democrazia non è in pericolo, almeno per questa volta.
Al mio omonimo “sinistro”, faccio notare che il post non era un’autodifesa del Giornale. Poi non lamentiamoci con quelli che vanno fuori tema…
Non siete tanto liberi Stefano, mi dispiace dirtelo ma è così, e mi dispiace dirlo a te, che di sicuro sei quello che da più spazio alle opinioni diverse.
Fate come repubblica, che sarà anche di sinistra,ma ti assicuro che alla sinistra le critiche non le ha mai risparmiate.
Rischi per la democrazia?? Onestamente mi preoccupa piu’ un giornale in cui non leggo la notizia di oggi che sembrerebbe che Spatuzza avesse fatto il nome di Berlusconi oltre che Dell’Utri per reato in concorso esterno per mafia.
Allora vediamo di non prenderci in giro!
Saluti
perfetto
Caro Stefano Filippi, io adesso dovrei uscire, ma mi trattengo quel tanto che basta per indirizzarle una lunga, sentita e meritatissima standing ovation.
E, se fosse possibile, voterei questo suo post … vediamo… da 1 a 5… le darei 100: esprimendo così la mia profonda soddisfazione nel leggere qualcuno che non si nasconde dietro un dito, ma è capace di esprimere i sentimenti che ogni persona di buonsenso prova e che generalmente tace.
È il vero problema della cosiddetta “maggioranza silenziosa”, che si accontenta spesso di agire quotidianamente al meglio e di non contrastare i prepotenti: quasi sempre dotati solo della loro prepotenza.
Che cosa c’è di più meschino dell’intolleranza? Niente, credo.
Gli intolleranti riescono solo a manifestare il loro terrore di non essere all’altezza degli altri. Sono pronti ad attaccare con qualsiasi mezzuccio, proprio perché sono geneticamente incapaci di sostenere le loro idee con fatti e ragionamenti. E danno il peggio di sé quando sono protetti dall’anonimato.
Ed ecco la genesi delle lettere anonime. I disgraziati che le scrivono non si rendono conto di rendere così il massimo onore ai destinatari di tali scritti mafiosi.
È come se dicessero: so bene di non essere alla tua altezza e cerco di farti soffrire come posso.
Invece, per lo più, fanno solo ridere e magari riflettere sul fatto che l’aggettivo “umano” viene spesso erroneamente esteso anche a determinate forme di vita subumane.
Ma tant’è. A volte la democrazia è difficile da sopportare, ma è sempre da difendere.
Buona serata, Stefano!
Riflessioni splendide, Stefano, e quasi esaustive.