“Repubblica” stampa un’intervista a Enrico Letta che sintetizza bene l’aria che tira oggi nell’opposizione. Il vicesegretario del Pd è convinto che, se si andasse alle elezioni anticipate, Berlusconi conquisterebbe quella maggioranza che gli consentirebbe di salire al Quirinale dopo Napolitano; per questo il centrosinistra deve compattare l’intero fronte anti-berlusconiano, compresi Fini-Casini-Rutelli, turandosi il naso e quant’altro pur di fronteggiare la nuova emergenza democratica. Insomma, la stessa strategia asfittica di Prodi. Il Pd sorprende sempre per la fantasia dei suoi dirigenti.

Alla vigilia di un autunno che non si annuncia facile, per il Paese credo sarebbe meglio evitare le elezioni anticipate. E’ l’autunno in cui finalmente si capirà la portata della riforma più importante degli ultimi decenni, cioè il federalismo fiscale. Il governo fornirà le cifre e metterà alcuni punti fermi oggi ancora in fase di studio: un processo che verrebbe rallentato dal voto anticipato. Ma probabilmente sarebbe affossato se la maggioranza dovesse trascinarsi in questo clima avvelenato. Un clima che Gianfranco Fini non contribuisce a sfiammare.

Prima di fare qualche altro giorno di ferie, con i colleghi GianMarco Chiocci e Massimo Malpica ho contribuito all’inchiesta del “Giornale” sulla casa di Montecarlo passata da An al cognato di Fini. Un’inchiesta “vecchio stile”, tutta giornalistica, senza magistrati che passano verbali o intercettazioni: anzi, i pm di Roma hanno aperto un fascicolo (che ipotizza gravi reati come truffa e creazione di fondi neri) proprio in seguito ai nostri articoli. Un’inchiesta che si basa su documenti (testamenti, rogiti, contratti, visure) e non su congetture. Fino a ieri, Fini ha reagito annunciando querele al “Giornale”. Ieri invece ha emesso un comunicato imbarazzante in cui scarica tutto sui familiari proclamando la stessa stupita ignoranza che portò Scajola alle dimissioni. E invece di fare chiarezza, scaglia altre frecciate a Berlusconi.

Il Pd (ma non l’Italia dei Valori) resta pronto a imbarcare il presidente della Camera anche azzoppato e già scaricato da Berlusconi ma anche da quell’area “terzista” che ha nel “Corriere della Sera” il pulpito più prestigioso. Letta ha ragione. Se si voterà presto, il “terzo polo” centrista non avrà tempo di coalizzarsi mentre la sinistra resterà divisa tra democratici e dipietristi e riconsegnerà la vittoria all’asse Berlusconi-Bossi. Tafazzi non saprebbe fare di meglio.

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