napolitano.jpgComplimenti ai colleghi dell’Unità per lo scoop dell’intervista al presidente Napolitano. L’inquilino del Colle (nella foto) è uomo accorto, dunque il botta e risposta va letto con attenzione nella sua manifesta “irritualità”. A cominciare dalla testata che lo pubblica, un organo di partito che si segnala per la virulenza degli attacchi al premier: primo campanello d’allarme per Berlusconi. L’altro avvertimento al premier riguarda le elezioni anticipate: Napolitano fa sapere che lotterà fino all’ultimo per impedirle, col risultato di logorare ancor di più il governo dimissionario (come accadde nel 2008 dopo la caduta di Prodi, quando le manfrine degli incarichi “esplorativi” furono la pietra tombale sul centrosinistra).

“Compirò tutti i passi che la Costituzione e la prassi ad essa ispiratasi chiaramente dettano”, ha detto il presidente. Consultazioni, incarichi provvisori, eccetera, con una durata che può variare da qualche giorno a parecchie settimane. Capirai: la vera notizia sarebbe stato se Napolitano avesse detto “violerò la Costituzione”. Ma la sottolineatura del Colle, giunta pochi giorni dopo la “discesa in campo” di Montezemolo, non è retorica: essa infatti alimenta le ipotesi che sia in preparazione un governo alternativo sostenuto dall’intero fronte parlamentare anti-Berlusconi, finiani compresi.

Vanno notati alcuni particolari. La notizia che Giornale e Libero pubblicano stamattina con evidenza (Fini partecipò ad acquistare i mobili per la casa di Montecarlo) circolava ieri pomeriggio negli ambienti politici, al punto che è stata raccolta e pubblicata anche dal Fatto quotidiano. L’intervista al presidente giunge dunque quanto mai opportuna come stampella alla terza carica della Repubblica e all’opposizione destinata a sconfitta certa; e la portata mediatica del colloquio “di copertura” è stata moltiplicata dalla pubblicazione anticipata sul sito dell’Unità, ovviamente autorizzata dal Colle.

Non si ricordano analoghi interventi del Quirinale per difendere altre istituzioni (quale per esempio è il presidente del Consiglio, ma anche le forze dell’ordine, i ministri, la protezione civile, i servizi segreti). “Ho sempre ritenuto che nessun contrasto politico debba investire impropriamente la vita delle istituzioni – dice Napolitano -. Perciò è ora che cessi una campagna gravemente destabilizzante sul piano istituzionale qual è quella volta a delegittimare il presidente di un ramo del Parlamento e la stessa funzione essenziale che egli è chiamato ad assolvere per la continuità dell’attività legislativa”. Sagge considerazioni. Che però valgono pari pari per le “campagne destabilizzanti” che hanno investito – per esempio – Palazzo Chigi su vicende private e penalmente irrilevanti (Noemi, Patrizie, Veroniche e quant’altro). Il fatto che in passato il Colle non sia intervenuto con altrettanta forza contro altre e più massicce “campagne dei veleni” conferma l'”irritualità” della sua esternazione.

L’ultimo dei paradossi è il seguente. Siccome Napolitano esalta i “segni recenti, positivi e incoraggianti di ripresa produttiva e ritorno alla crescita” che sconsiglierebbero il voto anticipato, ora anche quei partiti e giornali vicini alla sinistra che sbeffeggiavano l’ottimismo di Berlusconi ammettono che “è vero, l’Italia è in ripresa”. Basta sfogliare Repubblica di oggi: pagina 6, “La ripresa non si è fermata”; pagina 7, “Export mai così forte dal 2001″.

Se infine il bersaglio dell’esternazione presidenziale fosse il solo Giornale, per come conosco Feltri e i nostri lettori sono certo che non desisteremo dal fare e chiedere chiarezza sulla casa di Montecarlo. A ciò potrebbe dare un importante contributo lo stesso presidente Fini, invece di annunciare querele che cozzano contro il principio della libertà di stampa di cui – giustamente – è un portabandiera anche in Parlamento quando si tratta della cosiddetta “legge-bavaglio”.

==Aggiornamento del 14 agosto==

Dopo il diluvio di polemiche, Napolitano ha puntualizzato il suo pensiero sul Corriere della Sera di oggi; non un’intervista ma un colloquio con il quirinalista Marzio Breda. Il presidente ribatte punto per punto alle critiche rivoltegli. La sottolineatura più importante riguarda i governi tecnici, che per Napolitano non esistono: esistono soltanto governi politici sostenuti da maggioranze parlamentari. Osservazione al limite della banalità, ma che va letta con attenzione: è uno sprone al fronte anti-Berlusconi per compattare un’eventuale maggioranza alternativa, e un ulteriore avviso al Cavaliere perché non si illuda di votare a novembre.

Ora si impone il classico “calcolo della serva”. Senza i finiani, il governo ha numeri risicatissimi alla Camera e margini maggiori al Senato: difficile dunque ipotizzare una qualsiasi alternativa a meno che il Pdl perda altri pezzi a favore di Fli. Dopo eventuali elezioni (con l’attuale legge elettorale) lo scenario al momento più probabile è una situazione esattamente rovesciata: maggioranza a Montecitorio per Berlusconi-Bossi (grazie al premio di maggioranza nazionale) ma estrema incertezza a Palazzo Madama in virtù dei premi di maggioranza su base regionale che rendono imprevedibile il risultato nelle zone del Sud dove sono più radicati i dissidenti del centrodestra (la Campania di Bocchino, la Puglia della Poli Bortone, la Sicilia di Lombardo, la Sardegna di Pisanu). Cioè una riedizione del caos prodiano.

Credo che la pausa ferragostana possa aiutare a riflettere a fondo. E dunque, buon ferragosto a tutti.

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