Due considerazioni dopo la Festa tricolore di Mirabello. La prima è una citazione dai Cori della Rocca di T.S.Eliot: “Mille vigili che dirigono il traffico non sanno dirvi né perché venite né dove andate”. Lo ricordo ai tifosi delle “regole prima di tutto”. Non si può chiedere alle regole di indirizzare la politica: bisogna prima sapere da dove si viene e dove si vuole andare, poi si fissano i paletti. Questo riguarda, per esempio, il dibattito sulla legge elettorale, che sembra diventata il problema numero uno ma deve venire dopo le grandi scelte ideali di fondo. (Per inciso, io vorrei esprimere le preferenze, ma non ho dimenticato le campagne contro il “mercato dei nomi” condotte nella prima repubblica da tanti che oggi sono all’opposizione.)

Il secondo tema riguarda Fini. Del comizio di Mirabello mi hanno colpito soprattutto i toni pieni di rancore, segno che la rottura con Berlusconi è personale e insanabile. Meglio i pesci in faccia che l’ipocrisia, almeno si fa chiarezza. Tuttavia, perché rovesciare fango e veleno su un avversario per poi chiedergli un “patto di legislatura”? Perché umiliare la controparte e tendergli la mano, se non per dargli la misura di quanto lo disprezza? L’obiettivo di Fini, dunque, non è quello di trovare un accordo con il Pdl, ma di passargli il cerino che dia fuoco alla crisi. Se possibile, l’antiberlusconismo è ancora più marcato tra la gente che ha ascoltato Fini, una rabbia evidentemente repressa a lungo e ora esplosa.

Fini assomiglia al Mastella del 1998: ha i parlamentari ma non i voti. L’Udeur fece l’ago della bilancia, aiutò i governi D’Alema e Amato, sembrava fosse il padrone del Parlamento; ma fu spazzato via dalle urne. Oggi Fli può mettere in crisi Berlusconi e perfino appoggiare un improbabile governo “tecnico” per cambiare la legge elettorale (anche se un mese fa Napolitano ha ricordato che i governi tecnici sono tutti governi politici); però sparirà alle elezioni. Le manovre di palazzo non portano voti.

Se lo ricordi bene anche la sinistra. Tutti i sondaggi concordano su un punto: il Pd non guadagna nulla da questa situazione, la sinistra italiana non ha speranze di tornare protagonista se non assemblando il carrozzone prodiano che una volta andava da Bertinotti a Mastella e ora arriva addirittura ai post-fascisti che inneggiano ad Almirante. Il voto anticipato fa comodo soltanto alla Lega. Ma alla sinistra non interessa vincere, gli basta eliminare Berlusconi, il programma elettorale prevede quell’unico punto. Almeno il Cavaliere ne presenta cinque.

Share and Enjoy:
  • Print
  • Digg
  • StumbleUpon
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Yahoo! Buzz
  • Twitter
  • Google Bookmarks