Il voto alla Camera sui cinque punti di Berlusconi è servito a fare un po’ di chiarezza. Fini farà un partito, come aveva fatto capire a Mirabello (senza il coraggio di dirlo apertamente): privo di quei voti il Cavaliere non può governare, cosa parimenti impossibile senza quelli della Lega. (Mi auguro che il giorno in cui prenderà la guida del nuovo partitino Fini lasci la presidenza della Camera). Il premier non ha fatto compravendite, visto lo scarso numero di neoacquisti. Fli ha già cominciato la guerriglia, con il voto contrario di Granata. Berlusconi ha evitato ogni accenno polemico con il resto della maggioranza, ha incassato un numero di consensi superiore a quelli del 2008 (senza contare che in Senato non ha bisogno dei voti Fli) e potrebbe raccogliere la sfida di tramutarsi in uomo di mediazione.

Invece non c’era bisogno della giornata di ieri per capire che, purtroppo, Bersani non è in grado di proporre qualcosa che non sia un collage di slogan ironici e che Di Pietro è un personaggio di cui vergognarsi. Ancora peggiore, se possibile, è però l’ignavia complice del Pd, che non prende le distanze da uno squallore simile. Ieri sera a Otto e mezzo Franceschini difendeva le volgarità e le calunnie di Di Pietro pronunciate in Parlamento in diretta tv, mentre condannava gli Spqr di Bossi a miss Padania. Il solito doppiopesismo della sinistra. Si vergognino.

Ho già scritto di essere contrario alle elezioni. Resto convinto che andrebbero evitate, e che la maggioranza degli italiani non sarebbe contenta se dovesse tornare alle urne in primavera. Berlusconi appare determinato a tirare dritto, tuttavia il voto anticipato non è un’eventualità lontana. Se così fosse, a marzo il Pdl resterà il primo partito italiano, la Lega vincerà al Nord ma perderebbe il federalismo, Fini sparirebbe senza il soccorso meridionale di Lombardo, il Pd rimarrà una riserva appenninica. Berlusconi perderà consensi ma, benché indebolito e in un contesto più instabile, resterà centrale nel formare un governo e soprattutto nello scegliere il successore di Napolitano, con buona pace di chi vorrebbe sbrigativamente liberarsene. “Cui prodest” tutto ciò? Discussione aperta.

Ps. Sabato parto per un viaggio con i lettori del “Giornale” in Sudafrica fino al 12 ottobre. Mi sarà difficile aggiornare il blog e leggere tutti i commenti, perciò confido nel senso di responsabilità e auto-moderazione dei partecipanti.

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