Che cosa dirà Gianfranco Fini alla “gente del Nord” arrivando a Milano? Oggi ho pubblicato un articolo (che potete leggere qui). Il programma di Fli per il Nord semplicemente non esiste, se si eccettua l’infelice uscita sul raddoppio delle rendite da capitale che falcidierà i piccoli risparmiatori. Il viaggio di Fini assomiglia ai tour di Pigi Bersani ed Enrico Letta di qualche anno fa, buoni per ricavarne libri ma non voti.

C’è una incapacità profonda di capire il Nord, fatto di persone che faticano a comprendere le alchimie della “politica politicante”. Fini non capisce il Nord e il Nord non capisce Fini. Il quale ormai ha imboccato la rotta di collisione con il premier. La giravolta sul Lodo Alfano ne è il sigillo: prima Fli vota il provvedimento, poi – dopo l’intervento del presidente Napolitano – fa marcia indietro e si incammina in direzione opposta, annunciando emendamenti e di fatto sconfessando il provvedimento varato soltanto poche ore prima. Quello che sembrava un segnale di apertura sul tema-chiave di questa fase della legislatura (la giustizia) viene precipitosamente archiviato. E il paradosso è che all’opinione pubblica il clamoroso errore finiano viene presentato come un saggio ripensamento, mentre il responsabile di tutto è il solito Berlusconi con relativo staff.

Il gioco di sponda tra Quirinale e Montecitorio è palese. Il Colle solleva (e lo fa in modo legittimo ma irrituale, perché nell’iter delle leggi costituzionali la stessa Costituzione non prevede un intervento del presidente) la questione della propria tutela in merito alle inchieste. Fini invece eccepisce la “reiterabilità” del provvedimento. In questa tenaglia resta schiacciato il premier, che tace per non acuire tensioni istituzionali. In più, istituzioni e opposizione rimproverano a Berlusconi di occuparsi soltanto di giustizia: in realtà il governo si muove su diversi fronti (occupazione, cassa integrazione, federalismo) ma appena tocca il nodo-giustizia ecco che interviene qualcuno dall’alto, creando un corto circuito mediatico con il quale sembra si parli unicamente di magistrati.

L’avanzata di Fini, che anche al Nord comincia a strappare pezzi al Pdl (a Milano ha cambiato bandiera il presidente del consiglio comunale mentre si intensificano le voci di una ricandidatura di Albertini a sindaco sotto le insegne del Fli: e un ballottaggio Moratti-Albertini avrebbe un suo fascino oltre a mettere una lapide sulla sinistra) ha un’unica spiegazione: cresce il partito di chi scommette su un’immediata fine politica di Berlusconi. Nessuna idealità, pura tattica.

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