Riflessioni sparse sul giornalismo italiano di oggi. Faccio questo mestiere da 25 anni e non ricordo un clima più inquinato. Non esiste più il diritto di critica ma soltanto la libertà di insulto. Negli ultimi anni mi è capitato sovente di scrivere di Santoro, Floris, Vespa; mai però ho ricevuto tante offese dopo l’articolo su «Vieni via con me», un programma Rai malriuscito con un Saviano fuori contesto, criticato tra gli altri da Grasso (Corriere) e Rondolino (ex consigliere di D’Alema), che ha violentemente attaccato Berlusconi e il Giornale tacendo su chi organizzò la «macchina del fango» (quella sì) contro Falcone, cioè uomini e giornali di sinistra. Ebbene, ecco alcune frasi delle mail rivoltemi: «Lei è privo di moralità, di umanità, sicuramente la Domenica andrà alla messa con la famiglia perché farsi vedere in chiesa è bello, lei è un infame». «Mi incazzo perché penso a tutte quelle persone di bassa cultura che credono al vostro “cosiddetto giornale” ed il cui voto giustamente pesa tanto quanto il mio ma purtroppo molto meno consapevole». «Sarebbe bello se nel mondo il tuo mestiere scomparisse davvero». «Mi piacerebbe sapere cosa si prova ad essere un “prostituto morale” quale tu sei». «Le sue figlie sono orgogliose del lavoro svolto da lei?». Altri insulti sono consultabili tra i commenti postati on-line sul sito del Giornale. Argomenti? Zero.

Altro episodio. Alcuni amici e colleghi mi hanno rimproverato di aver minimizzato le contestazioni a Berlusconi nel sopralluogo in Veneto. In realtà ho riferito ampiamente ma senza enfasi dei fischi dei centri sociali, che avrebbero comunque contestato a prescindere: altro sarebbe stato se fossero scesi in piazza gli alluvionati. Ma siccome tutti gli altri giornali avevano ingigantito le proteste, ecco che il Giornale passa per quello che nasconde le notizie sgradite. È una battaglia di schieramento, non sulla verità dei fatti, e ciò è molto, molto triste.

E veniamo alla sanzione a Feltri: se si cerca di intervenire sulla pubblicazione di intercettazioni coperte da segreto (pratica in cui eccellono Repubblica e L’Espresso) è bavaglio; se si imbavaglia il nemico chissenefrega. Prendo spunto dalle domande di Talita. È obbligatorio per i giornalisti iscriversi al rispettivo Ordine, che poi in effetti è un disordine? Purtroppo sì. I giornalisti non fanno niente per liberarsi dalle catene? Impossibile senza l’abolizione (auspicabilissima) dell’Ordine medesimo. È normale, per esempio, che sia stato prima svergognato e poi polverizzato Renato Farina? No, anzi è l’emblema del doppiopesismo in voga nella professione. È normale che Claudio Brachino sia stato colpito per offesa ai calzini del giudice (?) Mesiano? Idem come sopra. È ammissibile che l’Ordine infierisca solo sui giornalisti destri? Non esiste un regolamento valido per tutti? Evidentemente no. C’era un’ultima domanda: cosa succederebbe se Feltri s’infischiasse del divieto e scrivesse ugualmente? Dovrebbe prima trovare un direttore che lo ospita rischiando a sua volta altre sanzioni. O andare all’estero.

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