Gli indignati siamo noi. Noi che siamo contro la violenza. Che guardiamo sgomenti le immagini di Roma devastata dai black block. Che leggiamo le cronache delle manifestazioni svoltesi in mezzo mondo per scoprire che soltanto in Italia si è scatenata la furia distruttiva.

Noi che ogni giorno ci rimbocchiamo le maniche per contribuire al bene comune senza manifestare nelle piazze offrendo opportunità ai sovversivi. Che non vogliamo essere strumentalizzati. Che non vogliamo indignarci, ma vorremmo saper ripetere come Gesù davanti alla Maddalena: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, e poi: “Neppure io ti condanno”.

Da giorni si ripeteva uno stesso ritornello a mo’ di esorcismo – “speriamo che sabato non succeda nulla” – pur sapendo, purtroppo, come sarebbe andata a finire. Tutto preordinato, preannunciato, preparato; tutto scritto su internet, sui siti dei no-global che dal 2001, dal G8 di Genova, sfidano a viso coperto lo stato di diritto. Trovate un solo italiano che sia contento di pagare più tasse, più Iva, più interessi sui mutui, più cara la benzina e i mezzi pubblici. Ma il malcontento è una cosa, lo scendere in piazza sapendo di regalare un palcoscenico ai devastatori un altro.

Siamo indignati per il coro degli ipocriti che prima aizzano le folle, esasperano gli animi, cammellano le truppe (all’estero erano poche migliaia, da noi molti di più grazie all’appoggio logistico ed economico dei sindacati rossi), e poi si stupiscono della violenza. Indignati per i professionisti delle piazzate (questo il mio articolo sul Giornale di venerdì) che di volta in volta si vestono di viola, di arcobaleno, di nero, di rosso; che si spostano indifferentemente dalla Val Susa all’aeroporto Dal Molin, dalle basi americane a piazza Montecitorio, dagli Ogm al “No-B Day”: sono sempre le stesse facce sia pure con casacche diverse. Fiom, Cobas, disobbedienti, centri sociali, occupanti abusivi di case, coordinamenti studenteschi, partiti di estrema sinistra, politici senza scrupoli che alla vigilia dei cortei manifestano appoggio e comprensione, e a danni avvenuti ne prendono le distanze. Senza una sola parola di solidarietà alle forze dell’ordine.

Oggi gli indignati siamo tutti noi.

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