Fin-endola. Oppure Vendol-ini, come preferite. È questa l’alternativa al governo Berlusconi? Ieri sera la stretta di mano a Ballarò tra il presidente della Camera e il leader della sinistra radicale ha sancito questo patto. Meglio questa sinistra che Berlusconi, ha detto l’imparziale terza carica dello stato, il quale ha ufficialmente aperto la campagna elettorale.

Fini che propone la patrimoniale come panacea dei mali della repubblica, dopo essere stato eletto allo scranno più importante di Montecitorio facendo proprio lo slogan «non metteremo le mani nelle tasche degli italiani» è la maschera di se stesso. È credibile come alternativa a Berlusconi?

La sinistra chiede le dimissioni del governo. È nel suo diritto. Si accoda alle risatine di Sarkozy, un leader la cui economia non è messa tanto meglio della nostra. Ripete che «occorrono misure per la crescita». Sacrosanto. Ma quali misure adotterebbe la sinistra una volta al governo? Sicuramente nessuna delle riforme strutturali che oggi si pretendono da Berlusconi, a partire dalla riforma delle pensioni su cui incombe il veto di un importante azionista del Pd, cioè la Cgil, e nessun taglio di spesa.

«Quello che l’Europa chiede a Berlusconi noi saremmo in grado di farlo subito»: si sono mai sentite queste parole in bocca a un qualsiasi leader della sinistra? L’abbattimento del debito è affidato alla patrimoniale e a ulteriori nuove tasse. Questa sinistra che va da Vendola a Fini, da Bersani a Casini, da Di Pietro agli estremisti che si mescolano agli indignati per sfasciare il Paese, è in grado di ottemperare ai diktat europei meglio di come sta cercando di fare l’attuale governo? È dalla sinistra che ci si può attendere la difesa della vita, un passo indietro della presenza pubblica nell’economia e nel sociale, la lotta agli sprechi, maggiore libertà per l’educazione, l’assistenza, la formazione, l’intrapresa?

Gli errori del centrodestra e i veti della Lega stanno trasformando un’imposta odiosa come la patrimoniale in un male minore e quasi auspicabile. Una tassa che colpisce i risparmi e i sacrifici di una vita sembra accettabile come sacrificio necessario per rimettere in sesto i conti. Sappiamo come colpiscono queste falci: si abbattono indiscriminatamente sul ceto medio, come fece il prelievo bancario di Giuliano Amato; i super-ricchi che dovrebbero subire la tosatura maggiore sanno bene come sottrarre i loro cespiti al fisco. E sappiamo che effetto ha avuto quel prelievo forzoso: un tampone a una situazione di emergenza che non ha cambiato nulla di sostanziale.

Non sono domande retoriche. Il nuovo è Vendola, Fini, Casini? Anche personaggi come il banchiere Profumo o gli imprenditori Montezemolo ed Emma Marcegaglia, per i quali molti auspicano un futuro in politica, hanno qualche scheletro nell’armadio. La voglia di fare piazza pulita a tutti i costi non garantisce di per sé che il nuovo sia meglio del vecchio. Anche Berlusconi, in occasione dell’ultima fiducia alla Camera, ha detto che a lui non c’è alternativa. Non perché egli sia il migliore, ma per l’inadeguatezza del campo avverso. L’incapacità di creare una nuova classe dirigente è uno dei grandi mali di questa Italia.

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