Nonostante le dichiarazioni di Berlusconi al convegno di Azione popolare (il gruppo di Moffa), il governo non ha più la maggioranza. Il vertice notturno del Pdl ne ha preso atto senza però tracciare un percorso preciso per i prossimi giorni. Si sono diffuse voci (smentite dal premier) di sue imminenti dimissioni, che sarebbero arrivate questa sera o al più tardi domani mattina: ne è convinto perfino Giuliano Ferrara. Il sito del Foglio è stato a lungo in tilt da quando si è appreso che anche l’Elefantino vede nero.

Le voci di abbandono di Berlusconi hanno avuto un effetto euforico sui mercati finanziari: la Borsa è salita per poi rallentare dopo le smentite, mentre la differenza degli interessi tra titoli di stato italiani e tedeschi è diminuita pur restando a livelli di guardia. Non è cambiata invece la pressione internazionale: l’Ue ha fatto sapere che gli ispettori arriveranno anche in caso di crisi di governo.

Il Cavaliere a Milano ha incontrato i figli e Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset e amico di una vita. Sono stati colloqui decisivi per le tappe della crisi. Infatti Berlusconi ha deciso di sfidare tutti, anche quanti nel Pdl (e sono sempre più numerosi) gli consigliano un passo indietro o “di lato”, cioè di pilotare l’eventuale crisi a favore di Gianni Letta. Il premier dovrebbe dunque chiedere la fiducia sul testo della lettera alla Bce, cioè sugli impegni già recepiti dalla Bce stessa, dal Consiglio europeo e dal G20 di Cannes.

Sono impegni precisi, sui quali Berlusconi ha chiesto controlli di Ue e Fmi, convinto di rispettarli. Secondo la sua tabella di marcia, una parte importante di riforme sarà legge entro novembre. Un voto contrario a queste misure – dice Berlusconi – sarebbe automaticamente un no anche ai Grandi che le hanno avallate, ritenendole adeguate a fare uscire l’Italia dalla crisi a patto che vengano effettivamente attuate secondo le scadenze fissate dal governo. Vedremo chi ha il coraggio di ostacolare un percorso approvato dalle maggiori economie mondiali: è questa la scommessa del presidente del Consiglio.

Berlusconi è un combattente e si farà da parte soltanto di fronte a una sfiducia parlamentare: è una strada istituzionalmente corretta. Al contempo essa radicalizza le posizioni e, a mio giudizio, in caso di caduta del governo conduce verso le elezioni anticipate, piuttosto che verso un governo di emergenza sia pure guidato da una personalità di assoluta fiducia del premier come Gianni Letta.

Attorno a Letta sono infatti già cominciati i distinguo. Il Terzo polo lo voterà se il governo comprenderà anche il Pd. Ma in quel caso non ci sarebbe la Lega. E il Pd che da tre anni chiede le dimissioni non si capisce che cosa intenda fare dopo. Insomma, nemmeno in questa emergenza le forze politiche mostrano di muoversi verso la coesione. Ma tutto è ancora in movimento.

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