Ora che Berlusconi sta per cadere, sapete quali sono le priorità dei finiani? Le misure anticrisi? La legge di stabilità? Il maxi emendamento imposto dall’Europa? Non volevo credere ai miei occhi quando ho letto cosa scrive Filippo Rossi sul sito del Fatto quotidiano: «Mai più un Silvio Berlusconi. Ecco il primo punto sull’agenda del prossimo governo, di qualunque natura e colore esso sia». Vogliono una legge sul conflitto d’interessi.

Questo è ciò che ci attende. Quelli che imputavano al Cavaliere di pensare alle leggi sulle intercettazioni mentre tutto intorno bruciava, ora non sono più preoccupati della crisi o dello spread ma di seppellire il Caimano e i suoi epigoni. È una constatazione amara. Il bene comune è una merce rara nel mercato della politica nostrana.

In post precedenti ho scritto che prevedo elezioni in inverno. La convinzione si rafforza, anche se rimango dell’idea che il bene del Paese chiederebbe di non interrompere la legislatura in una fase così incandescente. Vedremo oggi come reagiranno i mercati all’uscita di scena del Cavaliere. Non credo che Napolitano troverà una soluzione per evitare le urne.

Le consultazioni informali della scorsa settimana hanno evidenziato l’impossibilità di trovare un ampio accordo. Bersani ha ripetuto che non vuole né Letta (nel senso di Gianni) né Alfano. Non oso immaginare un governo che si regga per pochi voti sui transfughi del Pdl. Berlusconi si è barcamenato per un anno tra Scilipoti e Romano: vuoi mettere Mario Monti puntellato dalla Carlucci e Stracquadanio?

Capisco Bersani che minaccia la sfiducia senza darle seguito: nemmeno lui è tanto sicuro dei suoi numeri. Avrei invece apprezzato un’aggiunta al suo breve discorso dopo il voto sul rendiconto. Questa: «Assicuro il Parlamento e l’Europa che il centrosinistra italiano porterà a compimento le riforme nei termini e nei tempi voluti dalla comunità internazionale, quelle stesse riforme che Berlusconi non è in grado di realizzare».

Perché ora di questo si tratta: chi si prenderà la responsabilità di addossare i sacrifici sugli italiani? Quali garanzie offrono al riguardo i partiti di opposizione che hanno abbattuto Berlusconi? (Per inciso, avevo definito il voto sul rendiconto un «pasticciaccio brutto» che sarebbe costato caro).

Alla debolezza della (ex) maggioranza non corrisponde automaticamente la forza dell’opposizione. C’è uno scenario peggiore di un altro governo debole o di un ribaltone: quello dell’ennesima operazione gattopardesca. Cambiare tutto perché nulla cambi. Abbattere Berlusconi per tirare a campare sulla sua caduta e perdere altro tempo. No, i nuovi Gattopardi no.

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