Prime crepe nel tecnogoverno Monti. I giornali hanno raccontato delle tensioni che accompagnano il ministro Fornero, dal giudizio poco lusinghiero del sottosegretario Polillo («inesperta, ingenua, icona della fontana che piange») all’invito al realismo rivolto da Fornero stessa al collega Passera, che si intrometterebbe un po’ troppo nelle faccende di welfare.
C’è un secondo fronte, di cui invece si parla meno, e riguarda un altro cardine del tecno governo, cioè la politica di bilancio. È emerso giorni fa al TagliadebitoDay organizzato a Milano dal gruppo Class, al quale sono intervenuti (con interviste registrate) il sottosegretario Giarda e il viceministro Grilli. Il primo ha spiegato che la ricetta di Monti è quella di garantire il pareggio di bilancio (evento sconosciuto dal 1960) che, accompagnato dalla ripresa economica assicurata dai vari pacchetti «salva-cresci-libera Italia», porterà in 20 anni a rispettare i parametri fissati dall’Ue. Grilli invece non esclude altri interventi più radicali, come la vendita di parte del patrimonio pubblico.
Non sono differenze da poco. Nel primo caso si rinuncia a tagliare la spesa statale limitandosi a tenerla sotto controllo mentre ci si affida a un maquillage liberalizzatore che non sfiora snodi cruciali come i servizi pubblici locali o le banche. Nel secondo, si incide più in profondità e si agisce come farebbe ogni famiglia o azienda in seria difficoltà: si risparmia ovunque si può e si vende un po’ di argenteria. Ma in questo caso occorre un maggiore lavoro: un vero catasto delle proprietà pubbliche, una valorizzazione adeguata, uno strumento efficace per collocarle sul mercato.
Il governo preferisce invece procedere per le vie più brevi e spettacolari, come dimostrano i continui blitz dell’Agenzia delle entrate a caccia di evasori. A Milano hanno perfino istituito posti di blocco per il Suv: ma non basterebbe incrociare i dati del Pra con i redditi? E vogliamo mettere il presenzialismo televisivo del governo della sobrietà? Sento ancora l’eco delle risate che travolsero Berlusconi quando promise un milione di nuovi posti di lavoro, ma nessuno ha osato obiettare alcunché a Monti quando vaticina Pil in crescita del 10 per cento annuo (superiore ai ritmi cinesi) grazie a più taxi, più farmacie, più benzinai. Con la formale cortesia che non si nega a nessuno, il premier ascolta tutti per poi fare quanto ha già deciso.

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