A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l’intervista che uno dei principali giornali on-line italiani, ilsussidiario.net, ha fatto al nostro direttore Alessandro Sallusti (questo il link). Il titolo non lascia dubbi: Berlusconi sceglie il Pd come alleato per il 2013. Essa riassume la strategia messa a punto negli ultimi tempi dal Pdl e raccontata giorno per giorno dal Giornale.

Una delle domande più frequenti nel blog e nelle mail che ricevo da molti lettori è: qual è la strategia di Berlusconi? Finora il Cavaliere aveva dato l’impressione di ondeggiare tra l’appoggio a Mario Monti e il malcontento popolare. Ora la linea è più chiara. A novembre Berlusconi ha dovuto dimettersi, non aveva scelta, ma l’ha fatto senza essere sfiduciato dal Parlamento: un gesto di responsabilità. Gli è subentrato un tecnogoverno che ha subito detto di voler attuare gli impegni presi da Berlusconi stesso, cosa che al Cavaliere era ormai impossibile per i dissidi interni (come dimostra la lettera al Giornale del portavoce del presidente Napolitano pubblicata oggi, questo il link) ed esterni (la contrarietà del Quirinale ai decreti d’urgenza, poi svanita con il governo Monti).

Il tecnogoverno ha aperto una partita nuova nella politica italiana, oltre che nell’economia. Berlusconi e il Pdl non potevano restarne esclusi. E’ vero, Monti chiede sacrifici pesanti e si espone a facili ironie sul posto fisso; tuttavia nessuno può negare che in cantiere ci sono riforme di stampo liberale, più vicine alle idee del centrodestra che del centrosinistra. Passata l’emergenza dei decreti “salva-Italia” e “cresci-Italia”, ora che si tratta di mettere mano al mercato del lavoro le difficoltà maggiori sono per Pierluigi Bersani, non per Berlusconi.

Per il Cavaliere la crisi può trasformarsi in un’opportunità: quella di contribuire a fondare la Terza repubblica. Il bipolarismo che ha segnato gli ultimi vent’anni è finito. Doveva rimediare ai guasti del proporzionale puro che portò all’instabilità dei vari bi-tri-quatri-pentapartito e a una progressiva ingovernabilità. I sistemi elettorali che hanno pilotato la Seconda repubblica (prima l’uninominale corretto, poi il Porcellum con la scelta della coalizione prima del voto e non dopo) non sono riusciti a liberare i partiti maggiori dai veti degli alleati minori.

Si apre ora un dialogo tra i partiti maggiori su una riforma della legge elettorale. Il sondaggio di Mentana oggetto del mio precedente post segnala che nell’opinione pubblica l’idea di un governo sostenuto anche nella prossima legislatura da Pdl-Pd ed eventualmente Terzo polo non è così campata per aria. I partiti maggiori trovano l’accordo sui principali punti di programma e si affidano a una personalità non necessariamente “tecnica”, cioè estranea ai partiti, ma “garante” per entrambi. E i partiti stessi, in Parlamento, troverebbero i giusti correttivi e bilanciamenti alle scelte dell’esecutivo, come sta avvenendo in questi mesi. Non sarebbero più inutili, timore che avevo esplicitato nell’ultimo post, perché manterrebbero la loro identità senza sciogliersi nel “tecnopartito Monti”.

Scenario complesso ma non inverosimile. Che ne pensano i lettori?

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