Da domenica mi trovo sui luoghi del terremoto, una zona in cui le case sono lesionate ma non distrutte mentre è crollato il patrimonio storico e quello produttivo: capannoni, depositi, fabbrichette, supermercati. E’ un fenomeno strano. C’entra qualcosa il modello di sviluppo di questa regione “rossa”, in cui resistono le case di una volta e non le coop o gli edifici industriali in cui hanno trovato la morte quattro persone?

Vedo tanta solidarietà, tanta voglia di ricominciare, una capacità di assistenza difficile da immaginare in questi tempi di crisi. Vicini che si riscoprono amici, figli che si riavvicinano ai genitori, imprenditori che incoraggiano i loro concorrenti. L’Emilia si è subito asciugata le lacrime e cerca di ripartire senza lamenti o recriminazioni. Può esserci del bene anche in una devastazione così grande. Anche questo ho cercato di raccontare, oltre ai sacrosanti fischi per la passerella di Mario Monti.

Perdonerete se non ho tempo per aggiornare con tempestività i vostri commenti e discutere sui risultati elettorali, mi riprometto di farlo quanto prima. Alla vigilia del voto (questo il link dell’articolo) avevo previsto che la vittoria di Grillo a Parma sarebbe arrivata dai voti Pdl.

Lascio infine i link agli articoli che ho pubblicato sul Giornale da questi territori emiliani feriti.

Lunedì 21: Un boato, poi il terrore, bit.ly/LCf2rg

Martedì 22: Gli immigrati conquistano le tendopoli, bit.ly/KuBThg

Martedì 22: Si sbriciolano gli edifici fabbricati dalle coop, bit.ly/Lq0xR3

Mercoledì 23: Operai e industriali subito al lavoro, bit.ly/JBY8lF

Mercoledì 23: I fischi a Monti, bit.ly/JcxC2E

Giovedì 24: I 50 milioni del governo sono briciole, bit.ly/JsV6SD

 

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