«Meglio rischiare che restare senza lavoro»
Questo terremoto emiliano ci sta facendo conoscere un’Italia che avevamo dimenticato. Un Paese di persone dignitose, di lavoratori instancabili, di gente che preferisce venga ricostruita la fabbrica che gli passa lo stipendio piuttosto che la casa, perché «si può sempre dormire in macchina o in tenda, ma non si può restare senza lavoro». C’è il dolore per le decine di morti e le centinaia di feriti; c’è uno spavento sconosciuto, perché da queste parti erano abituati a fronteggiare alluvioni e grandinate ma non la terra che trema. E ci sono queste migliaia di persone trafitte nell’intimo, perché il terremoto è come un ladro che fruga nei cassetti portandosi via le nostre cose più care. Persone colpite ma non vinte.
Fa uno strano effetto leggere i giornali di questi giorni, pieni di storie, di racconti di gente «vera», di fatiche e sofferenze ma anche di voglia di riscatto. Il terremoto sta rimettendo tutti di fronte alla realtà, che è un po’ più vera, più concreta, sicuramente più drammatica ma più bella di quella che spesso raccontiamo, piena di gossip, scandali, spread (l’elenco ve lo risparmio, sarebbe troppo lungo, e ognuno sa quali voci aggiungere). La realtà ci dice che non la facciamo noi. Che non ne siamo padroni, nemmeno approvando le migliori leggi antisismiche e antinfortunistiche. Che con tutta la nostra voglia di riscatto e di ricominciare, non dobbiamo dimenticare che questa realtà è un «altro da noi». Ci dice ancora altre cose molto semplici: meglio un lavoro che una casa, meglio un lavoro brutto che nessun lavoro, meglio rischiare di morire lavorando che lasciarsi scorrere la vita addosso nell’inedia, meglio un amico pedante e noioso che nessun amico con cui chiacchierare.
E’ strano dover riscoprire queste cose girando per le tendopoli o nei capannoni industriali semidistrutti, fermandosi a chiacchierare sotto gli alberi lungo i canali di irrigazione, davanti ai ruderi di case e casolari, con gente che ha perso i propri beni ma non il senso della propria dignità di persone. Gli anziani, che si umiliano a dormire in auto e in tende dove non esiste intimità e riservatezza, dove il proprio limite è uno spettacolo a volte imbarazzante per tutti, raccontano quanto li aiuta parlare con qualcuno per ritrovare qualche squarcio di significato per quanto è successo. Gli imprenditori, gente orgogliosa e tenace, ti tengono delle mezzore a mostrare le brecce sui muri, esibiscono i video delle telecamere di sicurezza con gli interminabili secondi delle scosse, spiegano nel dettaglio che cosa fabbricavano e cosa non possono più fare, con un groppo in gola perché per ognuno quella fabbrica, quel capannone, quel macchinario, quel gruppo di dipendenti (e tantissimi sono stranieri) rappresentano il più bel lavoro del mondo. Il loro.
Noi giornalisti, abituati a raccontare intrighi, sprechi, scandali, inchieste, proteste e lamenti, siamo stati proiettati in un «mondo reale» di cui non ci interessiamo mai. Aziende di eccellenza, operai marocchini che danno del tu al loro padrone sporco come loro, volontari che si sfiancano per assistere gli sfollati, una colossale mobilitazione di persone che offrono soldi, roulotte, camper, furgoni a gente sconosciuta. C’è un bene sprigionato dalle oscure forze del sottosuolo. Ci vergogniamo un po’ ad ammetterne l’esistenza, ma non possiamo fare a meno di riconoscerlo, anche noi giornalisti.
C’è, in questo tragico frangente del nostro Paese in crisi economica che viene fiaccato dal terremoto «a rate», una provocazione al cambiamento che nessuno deve lasciare correre.









Giovanna K. il 4 giugno 2012 alle 18:54:
Grazie della pacificazione, anche io sono pacifista ma un pò “ideologico”, comunque non di quelle realizzate, come dicevano dell’Urss, socialismo ralizzato, forse realizzato ma socialismo ben poco.
Nel blog Grillo marcia su Berlino ti avevo risposto alla domanda a chi frega dei monaci tibetanti bruciati, se vuoi vai a leggerla se non lo hai fatto.
Io invece conosco anche gente di destra vera, col fez e saluto romano, e non mi ci ink.
Saluti.
Biagio Morabito il 4 giugno 2012 alle 18:29:
L’angolino non me lo sono scelto, ci sono nato, poi ho avuto la fortuna di trovarci lavoro in un ente semistatale distrutto da Bersanov, ed ora aspetto il metro per due che ci attende tutti.
Dalle mie finestre direttamente a 90 gradi si vede Montecristo e poi tutte le altre isole,ed il mare è a 100m.
Ciao Mariolino,
hai ragione
e finiamola con sta commedia…non è il momento di litigare, con le tragedie in corso e col Paese irriconoscibile..
Tanto guarda che anche io ho un casino di amici ‘sinistri’ coi quali ogni tanto mi ink.
Però ricordati sempre che io sono una libera dalle ideologie e sono una pacifista cronica. Cerco la verità, spesso scomoda, che ogni tanto m’ammorba…
Gentile Mariolino, vedo che Lei si è scelto, per vivere, un angolino di assoluto rispetto e non solo sotto il profilo sismologico.
Gentile Giovanna K, ancora grazie per la Sua stima.
Gentile Francesco_P, premesso che ho avuto anch’io sempre modo di apprezzare moltissimo i Suoi posts in passato, chiunque abbia un po’ di sale nella zucca e la sufficiente onestà intellettuale non può che concordare, quantomeno in astratto, con quanto da Lei scritto nel suo ultimo post
sia con riguardo alla assoluta necessità di aggiornare il patrimonio immobiliare in chiave antisismica, sia con riguardo alla condizione della spesa pubblica nel suo insieme ma anche sul come uscirne.
Il problema, come anche da Lei riconosciuto, è che la quota della spesa pubblica devoluta in sprechi, è foriera di una tale quantità di interessi privati in atti pubblici quando non di malversazione a danno dello Stato, da rendere difficilissimo lo scardinamento del sistema, in quanto, volendo considerare anche i familiari di chi variamente lucra sugli sperperi, si andrebbero di fatto a toccare le “legittime” prebende di ben oltre 10 milioni di clienti (elettori).
Questo, perché la quota di spesa pubblica costituita da sperperi, ammonta ad oltre un terzo del totale, come persino il bocconiano ammette, salvo poi non far, ovviamente, nulla di concreto per risolvere il problema.
Ragione questa per la quale fin oggi nessun politico ha mai preso sul serio l’idea di tornare ad un carico fiscale/spesa pubblica dell’ordine del 30% del GDP e difficilmente lo farà in futuro.
Dal altro canto se cosi non si farà, vista la progressiva perdita di produttività che affligge il nostro Paese, più presto che tardi, faremo compagnia ai greci,
il cui vero problema, al di la di tutte le lagne che si leggono sulla supposta “crudeltà” teutonica quale unica responsabile del disastro ellenico consiste, semplicemente, nella circostanza che pur producendo essi, ormai, solo olive e poco altro, non riescono a vendere più neanche quelle, essendo la Spagna più competitiva.
Ed in ciò, nonostante le nostre analisi siano simili, le mie conclusioni, a fronte di una intera classe politica che per 40 anni ha puntato tutte le sue carte sul clientelismo piuttosto che sul buon governo e di un elettorato che le ha retto allegramente il giuoco, sono ben più pessimistiche delle Sue.
Distinti Saluti,
Biagio Morabito il 3 giugno 2012 alle 18:15:
Biagio, io intendevo in tempi recenti, diciamo televisivi, le zone più rischiose sono altre, io invece abito in quella fascia bianca che si vede sulla cartina del link sulla costa Toscana di fronte alla Corsica, ma nessuno mi può garantire che un terremoto non si verifichi anche lì, era una zona destinata anche per centrali nucleari, se si fossero fatte, probabilmente ci sarei anche dovuto andare a lavorare, meglio così.
Saluti anche a Giok.
@Gent.MO Morabito,
si sono sempre sentiti e vissuti terremoti forti in quelle zone, come ho già scritto nel precedente blog del buon Stefano.

Però per quella CERTIFICAZIONE che dice giustamente Lei,
molti possono pure raccontare che non ne hanno mai sentiti.
Tutto il resto è sempre FUFFA.
con stima e tutta la comprensione possibile
Egregio Biagio Morabito,
ho apprezzato moltissimo i suoi interventi e ho anche speso un po’ di tempo a verificare sulle mappe interattive (http://esse1-gis.mi.ingv.it/) la pericolosità sismica di diverse zone del Paese sotto ipotesi più restrittive di quelle comunemente adottate per legiferare.
Andando a consultare la mappa all’84 esimo percentile e impostando come probabilità di superamento in 50 anni 2%, l’evento principale della sequenza sismica in atto rientra ampiamente nella probabilità statistica.
Siamo particolarmente sfortunati ad abitare in Italia? Se faccio il paragone con il Chile, la California, l’Oregon, Anchorage e il Cook Inlet, …, il Giappone, oppure l’Anatolia, ecc., direi proprio di no. Fortunatamente gli eventi massimi non sono la norma.
Il problema delle nuove costruzioni potrebbe essere gestito molto bene imponendo requisiti severi.
La questione seria è rappresentata dal patrimonio edilizio esistente, quasi mai adeguato a resistere agli eventi medio-gravi, figuriamoci a quelli massimi. In particolare negli anni ’60, ’70 e ’80 si è costruito molto e male. In più, in Italia si tende a far vivere gli edifici oltre al secolo. La Natura continua a fare il suo corso fregandosene altamente di quanto legiferano le Regioni che applicano (quando si applicano) le mappe più vecchie nella versione più ottimistica!
Come poter affrontare il problema del rinnovamento del patrimonio edilizio? La risposta è una e semplice: incentivando il recupero funzionale e la sostituzione di abitazioni ed edifici industriali / commerciali con nuovi adeguati agli standard ambientali e di sicurezza. In altre parole bisognerebbe permettere di abbattere e ricostruire, anche un po’ più in la, magari con un premio di volumetria, a condizioni che si realizzi un “upgrade” di sicurezza ed efficienza energetica. Gli strumenti dovrebbero essere la snellezza procedurale e l’incentivazione fiscale.
I passi successivi sono: come permettersi incentivi fiscali “molto importanti” e come avere imprese e cittadini abbastanza ricchi da poter ricostruire case ed aziende?
La strada del debito pubblico è ormai chiusa: ne abbiamo già accumulato troppo e i grandi istituti finanziari internazionali non sono più disposti a crescere le loro esposizioni verso l’Italia. Inoltre bisogna tornare ad essere competitivi come “sistema paese” in modo da poter fare innovazione di prodotto e incrementare l’export.
In Italia la pressione fiscale reale ha superato abbondantemente il 50%, mentre in nazioni che non mancano certo di welfare e di servizi pubblici come il Canada e l’Australia la pressione fiscale s’attesta rispettivamente al 38,5% ed al 31,2%; in Svizzera si attesta al 33%; negli Stati Uniti la pressione fiscale è di gran lunga inferiore, ma welfare e servizi pubblici non possono essere confrontati.
Consideriamo altri costi come elettricità, carburanti, tariffe telefoniche, terreno ed edifici, ecc., ed i tassi bancari, facile desumere che, a parità di costo del lavoro, il gap competitivo sale al 25% rispetto ad altre nazioni occidentali; un po’ meno se si considerano i Paesi Europei. Altri fattori che incidono sulla competitività sono rappresentati dai costi e dai tempi della burocrazia, dall’incertezza del diritto e dai tempi per ottenere la sentenza, a dir poco “biblici”. E‘ difficile stimare esattamente quanto costano queste voci, ma possiamo tranquillamente aggiungere un ulteriore 5%, essendo sicuri di sbagliare per difetto. Siamo così arrivati ad un buon 30% di zavorra, abbastanza da ammazzare qualsiasi imprenditore che deve rimanere competitivo e crescere. E’ anche troppo per un imprenditore che voglia venire in Italia per restare; oggi viene i Italia chi vuole acquisire marchi di prestigio e know-how per poi portarsi a casa la produzione.
Peccato che si debba potenziare il budget di polizia, forze armate, protezione civile, ricerca, ecc., insomma la parte sana della spesa pubblica. Allora non resta che agire in modo drastico e rapido su tutta la burocrazia inefficiente, sulla politica, sui livelli periferici della politica e dell’amministrazione pubblica, mettendo mano a provvedimenti che non esito a definire “rivoluzionari”. Enti inutili? Cancellare. Municipalizzate? Vendere e liberalizzare per mettere in concorrenza i fornitori di servizi. Regioni? Accorpare perché ne bastano 10 con precisi vincoli di budget e regole chiare di trasparenza di bilancio. Provincie e Comuni? Oltre 8.000 comuni sono troppi e in tantissimi casi non sono in grado neppure di gestire le proprie competenze, mentre un livello intermedio fra Stato centrale e Comuni e ridondante. O si fanno sparire le Provincie e si accorpano i Comuni oppure … si creano 500-600 Contee, che forse è meglio. Follia? Sì perché troppi vedrebbero minacciati i loro interessi. Però, lasciatemi sperare!
@ANGELO M.
300 MILIARDI DI EURO SPRECATI DALLO STATO IN UN ANNO
LO DICE GIARDA
CONTRO I 3.5 CIRCA DI QUELLI DELL’IMU PRIMA CASA
VERGOGNOSA TASSA CONTRO I MENO ABBIENTI
UNO SCHIFO TOTALE
Gentile Giovanna K, La ringrazio per la Sua comprensione.
Gentile Leno Lazzari, concordo parzialmente perchè temo che in troppi abbiano sottovalutato il problema decidendo di non costruire secondo criteri antisismici se non nella misura indispensabile per ottenere la certificazione del capannone.
Gentile Annamaria, spesso l’impatto delle onde sismiche sul territorio è determinato dalla natura dei luoghi in quanto i terreni “duri” tendono a amplificare meno le stesse che quelli “morbidi”.
Gentile Luca, concordo.
Personalmente sono per costruire con riferimento alla magnitudo 7.5, la massima mai raggiunta in Italia nel corso dell’ultimo millennio.
Se poi ci fosse l’obbligo di costruire solo sui suoli duri, o, costruire con riferimento alla magnitudo 8.0 per chi volesse proprio fare diversamente, ancora meglio.
Gentile Mariolino, Lei si riferisce al progetto SOFIE http://www.youtube.com/watch?v=PqX2HwGdVdE .
Oltretutto il legno usato (lamellare) è, in realtà, anche più resistente alle fiamme che l’acciaio.
Dove non sono d’accordo è sul fatto che quelle zone, fossero esenti da rischio sismico prima di oggi, nonostante, all’atto della presentazione della mappa della “Classificazione Sismica”, nel 2003, Modena non fosse stata neanche inclusa fra le aree sismiche e la Regione Emilia dovette provvedere motu proprio ad inserirvela, in Zona 3.
Questo perché come da http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11/query_eq/ appare chiaro che da quelle parti i terremoti, anche di tutto rispetto, non sono mai mancati.
Distinti Saluti,
Io ho sempre lavorato in impianti industriali a prova di terremoto, fino ad un certo valore naturalmente, e ho visto come sono costruiti, i capannoni sono di solo acciaio, saldato e anche imbullonato, con fondazioni profonde 50 metri, dove serve il cemento per forza è fatto a scatola in gettata continua e spessori anche di 2 metri, ma non si può costruire tutto in quel modo, i costi sarebbero esorbitanti.
Oppure il vecchio legno, hanno fatto delle strutture fino a7 piani collaudate in Giappone fino al massimo terremoto previsto, e non vengono giù perchè il legno è elastico, però qui da noi le costruzioni in legno sono considerate baracche, invece sono molto più sicure della muratura, in America le villette che si vedono nei film sono tutte di legno, forse bisogna solo fare più attenzione con il fuoco.
In Emilia non si era mai sentito di terremoti, almeno a memoria d’uomo, inutile prendersela con chi le ha costruite o approvate, queste problematiche sono venute alla ribalta da poco tempo, credo meno di 20 anni.
Biagio Morabito il 3 giugno 2012 alle 01:01:
Non voglio aprire un dibattito sui cavilli delle norme e dei commi, solo che e’ ridicolo pensare che per ogni zona della stessa provincia ci sia una classificazione personalizzata di rischio quando non e’ possibile neanche lontanamente immaginare che possano succedere due eventi nella stessa settimana.
Quindi la mia conclusione, (chiedo scusa volevo scrivere che sono sempre stato somaro a scuola, mi e’ scappato il non) e’ semplice e per la gente semplice… il rischio e’ uguale dappertutto, decidiamo un grado a cui gli edifici devono resistere e facciamo sta legge (uguale per tutti), il cemento e il ferro si spera che sino uguali in tutte le parti d’italia, almeno i concetti. Mi sembra un bel risparmio di soldi in teorie e studi inutili. Per le cinture di sicurezza hanno fatto cosi’. O ci sono o non ci sono. Non ci sono regioni dove devono essere piu’ tese e altri che non hanno l’obbligo di quelle posteriori. D’altronde sarebbero piu’ facili anche i controlli: o e’ norma o non lo e’.
Non che e’ a norma fino al quinto comma della legge regionale del 20 febbraio del 2010 seconda accellerazione del 40 percento in 8 anni,uno vorrebbe costruire un capannone per produrre non per diventare un esperto di leggi, sottoleggi, normative superate, avanzate, accellerate o prevedibili e addirittura prendersene la responsabilita’. Se uno lo facesse apposta per risparmiare sul capannone era meglio che andava a rubare in altro modo, qualunque rende di piu’.
Che poi siamo italiani 8o meglio abituati all’italianita’) e’ sicuramente peggiorativo, condivido.
Non ci sono mai state regole chiare e responsabilita’ accertate. Amen.
L’ITALIA DEGLI SPRECHI NON RICONOSCIUTI
Finalmente : “Lo Stato evolve…per i suoi cittadini”. Ah,…quando li leggeremo mai tali titoli in prima pagina. Lo Stato rinuncia a prendere (“accise”…forse ..l’aria non ancora?). Insomma un gesto speranzoso di sincero altruismo e magnitudo positiva verso il popolo che ha perso ogni simpatia per..Roma politica (manca
l’ESEMPIO) e si vende dei beni per realizzare la ricostruzione…invece, pochi giorni prima del terremoto in Emilia, l’ha davvero sparata con…
l’abolizione del risarcimento danni ai terremotati (come ad aver maldestramente evocato tanto evento?). Davvero infelice intuizione, paragonabile, forse, ad una possibile tassazione dell’aria che respiriamo. Monti si è veramente superato e l’IMU ci sta aspettando con tutte le sue sorprese.Anche il Presidente Napolitano…
deve “finalmente” insegnarci come si “tira la cinghia”. Saluti. Angelo Mandara
Prima o poi ritornano! Coinvolgente il suo articolo.Sarà vero ciò che ha raccontato una coppia di terremotati,in vacanza,sifa per dire, dalle mie parti…per dimenticare per un po’ gli orrori del terremoto…che ha affermato che…il grado del terremoto era superiore alla scala 7…ma è stato considerato inferiore a scala 7…per permettere allo stato…di non pagare i danni???!!! é’ possibile? Ma,se guardiamo ai danni…anche ai profani…il terremoto è sembrato di magnitudo ben superiore al 6,…dichiarato. Grazie.
Biagio Morabito il 3 giugno 2012 alle 01:37:
Caro Biagio, proviamo a metterla così…….
Se una persona fisica vuole andare sul sicuro e si costruisce la SUA casa o il SUO capannone sapendo che ci sono dei rischi sismici (o altro) allora, volendo stare sicuro cerca di autoproteggersi.
Una ditta, che è fatta da uomini che cercano profitto dal loro lavoro di costruttori
“potrebbe” anche prendere qualche scorciatoia. Per chi ci sta dentro quasi sempre si trova il modo di “sensibilizzare” anche i controllori…..
Buon pranzo e buona domenica.
Leno Lazzari
@MORABITO,
scusi , mi scusi se ho omesso i distintissimi saluti ma erano ovviamente sottintesi
@MORABITO,
ma cosa vuole che capiscano:::
ma soprattutto cosa vuole che cerchino di far capire a LORO….
Gentile Leno Lazzari, se hanno deciso di migliorare quello che passava Loro il convento è perché, evidentemente, avevamo capito come quella fosse l’unica via volendo fare le cose secondo criteri il più possibile oggettivi e non politici.
C’è da sperare che, con l’occasione, lo comprendano anche in Emilia Romagna.
Distinti Saluti,
Gentile Luca, se Lei fosse un tantino meno saccente ed un tantino più informato, saprebbe che le mappe per la “Classificazione Sismica” ancorché fondate, dal 2003, su indagini di tipo probabilistico, ad ulteriore riprova della loro fallibilità, sono, oltre che incomplete continuamente aggiornate.
Al momento vale quella del 2003 http://www.protezionecivile.gov.it/cms/attach/editor/Classificazione.jpg , a cui l’Emilia Romagna aderì con il DGR n. 1435 del 21.07.2003.
Secondo tale classificazione sismica Medolla, ad esempio, ricadrebbe in Zona 3 http://www.tuttitalia.it/emilia-romagna/21-medolla/classificazione-sismica-climatica/ .
Tali zone sono caratterizzate da un’ “accelerazione con probabilità di superamento del 10% in 50 anni” di 0.05 <ag≤ 0.15 ossia si ipotizza, con una probabilità del 10%, che tali zone potranno essere interessate, ai sensi della Scala Mercalli Modificata (MM), da terremoti caratterizzati da scosse “forti” (caratterizzate da una “ag” inferiore a 0.18g) nel corso dei prossimi 50 anni.
Premesso che tale classificazione è stata fatta sulla base del su nominato assioma “Accelerazione con probabilità di superamento del 10% in 50 anni”, se Lei provasse ad inserire, ipoteticamente, Medolla sul sito delle “Mappe interattive di pericolosità sismica” dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia http://esse1-gis.mi.ingv.it/ impostando il parametro “Probabilità (di superamento) in 50 anni:” in modo un tantino più pessimistico, ad esempio, ipotizzando una probabilità dell’evento in 50 anni del 2% invece che del 10% ecco che i valori, per Medolla, passerebbero da 0.05 <ag≤ 0.15 a 0.275 <ag≤ 0.30g passandosi cosi da un ipotesi di sisma del VI grado della Scala Mercalli Modificata ad un ipotesi di sisma del VII grado della stessa scala o se preferisce, Medolla passerebbe ipso facto, dall’ essere in una Zona 3 (0.05 <ag≤ 0.15) all’ essere in una Zona 1 (0.25 <ag≤ 0.35) ossia la peggiore, se poi dovessimo ritoccare all’insù anche il percentile, ancora peggio e se dovessimo variare anche il parametro dello scuotimento, infinitamente peggio….
Dulcis in fundo, naturalmente, tali valori sono oltretutto ipotizzati in presenza di un terreno roccioso ossia nelle condizioni più favorevoli….
Il tutto per darLe un idea di quanto siano da prendere con le molle le indicazioni, tutte politiche, degli “specialisti” di cui Lei tanto si fida.
Ciò detto, dovrebbe esserLe ormai chiaro perché tale “Classificazione Sismica” sia da schiaffare nel cesso da parte di chiunque voglia fare le cose seriamente.
Per ciò che riguarda poi le rotte di navigazione, avendo io giusto il vizio della navigazione, previo conseguimento della patente nautica, direi che Lei casca ancora peggio.
Distinti Saluti
Luca il 2 giugno 2012 alle 21:18:
Grazie delle informazioni, Luca, e non è per contraddirti a tutti i costi, ma se è vero quel che ho letto in merito a capannoni vecchi di trent’anni che abbiano “retto” bene mentre loro “vicini” costruiti dieci e meno anni addietro sono crollati, allora ci sarebbe qualche problema.
Ma probabilmente sarà la magistratura a dipanare la matassa.
Nel frattempo permettimi di non scartare il mio sospetto che sotto ci possa essere del losco che coinvolga gli attori principali o alcuni di essi.
Sai, un costruttore disonesto (o ubriaco) PUO’ anche prendere qualche scorciatoia.
In fondo siamo italiani e specialisti anche in questo.
Leno Lazzari
Indipendentemente, il mio pensiero va sopratutto ai vecchietti strappati al loro “tutto” e ai bambini, le due categorie più deboli. Ma so quanto più duro sia il colpo per gli anziani che in un attimo perdono inesorabilmente tutto ciò per cui hanno vissuto e sudato una vita intera.
A Biagio un ulteriore chiarimento sulla Valnerina.
No, …..”Gli Umbri non fanno miracoli”…., giustamente, ma devo precisare che i fondi statali arrivati per la ricostruzione (tutte comunità montane a economia strettamente agricola di tipo “montano” e quindi “povera”) ai civitellesi etc sarebbero stati sufficienti per costruire “a cacchio”. L’antisismico (l’altra metà dei fondi necessari) se lo sono dovuto fare LORO coi mutui e senza agevolazioni di sorta !
Certo, qualcuno quei crolli inspiegabili li ha causati prendendo delle “scorciatoie” e per riuscirci hanno dovuto “coinvolgere” anche gli enti preposti ai controlli.
E’ la solita storia della divisione della torta.
Leno Lazzari
Leno Lazzari il 2 giugno 2012 alle 16:51:
Ciao Leno ti devo dire che la regola, la normativa costruendo quei capannoni era RISPETTATA. La normativa vigente fino al 2008 era cosi’: le capriate dei capannoni appoggiavano sulle staffe delle colonne (QUeste ben fisse al suolo con fondamenta anche sovradimensionate, infatti avrai notato che le colonne sono rimaste in piedi), il peso della capriata e un piccolo squadretto di lamiera ai 2 lati con un bullone facevano si che il montaggio era a norma.
Sicome la burocrazia sentenzia che questo e’ il modo, perche’ dovevano prendere accorgimenti superiori? Non era piu’ logico che la normativa classificasse l’Emilia Romagna preventivamente e prudenzialmnete con dei parametri piu’ a rischio terremoto? E logicamente la normativa sarebbe stata diversa.
Quindi il discorso della speculazione e’ fuori luogo, nessuno ha risparmiato, hanno speso quello che secondo la norma bastava (poi ci saranno anche qualche caso che non saranno a norma neanche col minimale ma questo e’ un altro discorso). Mi sembra ingiusto puntare il dito contro i costruttori o gli imprenditori, qua da queste parti seguono le norme ben piu’ che da altre parti d’italia. Le costruzioni dopo il 2008 sono poche.
I vecchi capannoni in ferro invece hanno retto benissimo ma e’ una struttura diversa, e’ legata tra tutti i componenti.
Se vogliamo dirla tutta Fidenza (che non e’ molto lontano) e’ considerata una delle citta’ meno a rischio in generale (terremoti,inodazioni e varie calamita’ naturali) in quanto ci sono i requisiti per costruirvi caveax di massima sicurezza per documenti e valori.. ma non l’hanno deciso quelli di Fidenza. D’altronde finche’ non capita come puoi contraddire un professore che studia terremoti e robe varie per una vita? Poi alla fine il bello e’ che hanno ragione tutti i filosofi e la cacca la devono spalare sempre gli stessi.
Abbiamo buttato tanti soldi in studi sui terremoti quando sarebbe stato semplicissimo da sempre fare una regola unica per tutti che uno stabile deve reggere un terremoto di 6 gradi, se viene di piu’ e’ sfiga se viene di meno non ci sono danni. Ti giuro che non sono sempre stato un somaro a scuola e ho fatto solo ragioneria.
Un saluto dalla provincia di Bologna.
Gentile Leno Lazzari, non è che gli umbri facciano miracoli in quanto costruire edifici in grado di reggere sismi di magnitudo 6/7, come quello che colpì la Valnerina e quindi Cascia nel ’79 ma anche l’Emilia negli scorsi giorni, è oggi perfettamente possibile persino usando il legno.
Semplicemente, come emerso a l’”Ultima parola” di ieri, chi in Emilia ha costruito e/o ristrutturato con scrupolo, oggi si sente un miracolato chi no, chiunque sia stato il responsabile (lo stesso imprenditore, il costruttore o il tecnico), oggi piange miseria.
Distinti Saluti,
Biagio Morabito il 2 giugno 2012 alle 13:43:
Non si capisce se ogni cittadino deve darsi una regola personale di costruzione a seconda della sua sensibilita’ al tema delle costruzioni oppure esiste uno stato apposta che legifera in materia con tanto di specialisti e spese coi nostri soldi?
Perche’ mi pare azzardato dare la colpa agli emiliani per aver costruito a noorma ma dovevano capire che non era abbastanza.
Bene ora parliamo di rotte di navigazione e vediamo che ne pensa sulla loro sicurezza, visto che presumo sia esperto ed autono in questo come tutti gli italiani..
M’attacco e m’appoggio al post di
Biagio Morabito il 1 giugno 2012 alle 22:37: per dire, sommessamente, la mia.
Ragazzi, NON E’ RAZIONALMENTE SPIEGABILE NE CONCEPIBILE che capannoni costruiti dieci e più anni fa abbiano per lo più retto la botta ma quasi (o sbaglio col quasi) tutti quelli più recenti (e sotto indagine della magistratura) sono venuti giù come fette biscottate.
Dico, del tutto a naso, che sento puzzo di tecniche costruttive al risparmio. Il che, a quei livelli sarebbe da criminali.
Le case del paesino di Civita di Cascia in Valnerina, Umbria, ma potrei citare decine d’altri centri, e ricostruite dopo il Big One del ’79, non presentano a oggi, crepe degne di nota pur sopportando EGREGIAMENTE scosse di varia magnitudo praticamente ogni mese sin dalla ricostruzione ultimata nel ’91.
Insomma, parlo di un territorio a COSTANTE ATTIVITA’ SISMICA.
Insomma, di due uno :
Gli Umbri fanno miracoli
O quegli ingegneri, o i costruttori ( e forse entrambe) che hanno lavorato in Emilia sono degli ASSASSINI.
Leno Lazzari
Eleonora, Lei mi parla di “regole” che io Le parlo di puro buon senso, quello per il quale ci si regola, sempre, pensando al peggio ed a prescindere dalle “regole” che sono, per loro natura ed anche quando rispettate (ma lo erano anche quando si è deciso di appoggiare le travi sui pilastri senza fissarcele???), solamente improntate all’esigenza di imporre degli obiettivi minimi e non certo ottimali.
Se poi Lei, evidentemente a corto di argomenti seri, preferisce ragionare in termini di stereotipo se non peggio, faccia pure.
Vorrà dire, che se anche gli emiliani o anche altri continueranno a vederla come Lei, presto o tardi, torneremo a contare i morti e le distruzioni con Sua piena soddisfazione poichè ai sensi delle “regole” vigenti….
Distinti Saluti,
ieri sera ho visto una trasmissione sul secondo canale dagli studi di Milano in cui a un certo punto si sono messi tutti a mangiare Parmiggiano. Vorrei fare un appello a tutto l’Universo al di qua dell’orizzonte degli eventi raggiungibile con le onde Herziane: “esseri intelligenti abitatori dello Spazio, NON E’ QUESTA LA LOMBARDIA”
Mi hai commossa. E ti ringrazio.
…
Come le 300mila letterine di BEFERA.
…
Una curiosità : le crocette sono state messe a caso?
Proprio come sono stati costruiti i capannoni ?…
Un abbraccio grandissimo agli emiliani DI CUORE.
Il pericolo é finito.
Ve lo dico io!!
#biagio , mi scusi forse è lei una banalità. già nome e cognome dicono molto , e lei aggiunge “oggi si può sapere in che zona abiti ” già : oggi . ma i capannoni , costruiti con le regole , e non le regole dei ladroni , controllati dai vari enti che per darti l’ok a lavorare ci impiegano mesi , gente che lavora , che viene accusata ingiustamente di essere evasori , gente che produce 1% del pil nazionale , diciamo a loro coraggio ce la farete , come ce l’ha fatta il friuli , gente che non frigna , gente che ce la fa da sola , senza la carità di un pagliaccio , e la sfilata di un altro imbelle . ciao emiliani sono con voi. coraggio. dott. filippi bello il suo blog
Bellissimo articolo. Bravo. Ha saputo indicare a tutti, giornalisti compresi, la strada giusta. Voglio proprio cercare la sua firma d’ora in poi sul giornale. A costo di fare il guastafeste però, osservo che la mala politica usa anche, anzi forse specialmente, concetti e valori in sè giusti e che l’esercizio di svelarlo è pur praticato da molti giornalisti.
Filippi complimenti, mi ha preso dentro.
Siamo una realtà straordinaria, nel nostro intimo la solidarietà è una fiamma che non si spegne mai e che riesce a mettere insieme tutto e tutti in un unico progetto: risollevarsi.
Scrivo e sono commosso, ho negli occhi ciò che video e TV ci hanno mostrato, le interviste soprattutto, la paura negli occhi e la determinazione degli atti.
E i politici cosa fanno? Parlano e parlano e poi decidono di festeggiare la Repubblica: ma la Repubblica ha una ferita lacerante, bisogna essere al suo capezzale con tutte le nostre Forze di Stato, con tutti i mezzi disponibili, per curare la ferita e rimettere in piedi una delle eccellenze che tiene alto il nome dell’Italia nel mondo.
Che tristezza e che vuoto!
Renzo
Gentili Signore e Signori, un bell’articolo, però, peccato che:
1) Oggi informarsi sul rischio sismico della località in cui si vive è relativamente facile:
http://emidius.mi.ingv.it/CPTI11/consultazione/query_eq/frame_eq_mdp_map.htm?eq_id= , http://esse1-gis.mi.ingv.it/ , http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11/ , http://zonesismiche.mi.ingv.it/mappa_ps_apr04/consultazione_005.html .
2) Costruire adeguatamente, in un’area la cui sismicità è nota, costa davvero poco più che non farlo ed andrebbe, quindi, sempre fatto in località come Mirandola dove, solo nel corso dell’’ultimo secolo, si sono verificati vari sismi di intensità, fin anche, dell’ 8/10 grado della scala Mercalli http://emidius.mi.ingv.it/DBMI11/query_place/places/IT_38539.htm , che non son bruscolini.
3) Se si fosse fatto e gli abitanti di quei luoghi non avessero invece pensato che fosse, piuttosto, meglio affidarsi a posteriori allo Stellone per la ricostruzione, se mai ce ne fosse stato bisogno, oggi non saremmo a piangere i morti e le distruzioni.
Banalità?
Distinti Saluti,
Ottimo articolo, soprattutto le ultime 3 righe.
Forza Emilia Romagna.
Io capisco benissimo come si sente la gente emiliana, perchè sono dovuto scappare anch’io di casa nella notte per le crepe che si stavano formando, non per un terremoto, ma a causa di profondi scavi che una grossa azienda stava facendo lì vicino, dopo anni di processi con i romborsi non si comprava più nemmeno un garage, spero che a loro vada meglio e non debbano subire le peripezie che ho avuto io, che mi hanno fortemente condizionato la vita successiva.
Nel momento del bisogno gli italiani, quelli veri, ancora una volta offrono, disinteressatamente, con semplicità la propria sincera partecipazione e solidarietà, nell’occasione, alle popolazioni emiliane duramente colpite dal recente sisma.
Nei rari momenti dedicati ai castelli in aria immagino come sarebbe vivere in una Italia in cui nessuno approfittasse della propria condizione di preminenza. Dove nessuno creasse, impunemente, in 24 ore, il mostro inesistente. Dove nessuno fosse processato per vent’anni da innocente. Dove le richieste non fossero superiori alla proprie capacità contributive. Dove nessuno, nemmeno, sognasse di sospendere, per anni, qualsivoglia settore, sportivo o di altro genere, a causa di un manipolo di mariuoli. Dove nessuno riconoscesse i propri errori con oltre mezzo secolo di ritardo.
Dove tutti sapessero chi ha pagato loro le vacanze e la casa in cui abitano.Dove le eredità immobiliari le ricevessero i legittimi eredi. Dove chi pretende gli onori affrotasse con medesimo cipiglio anche i doveri che gli competono. Dove chi promette equità la traducesse in fatti concreti. Dove chi chiede rispetto fosse disponibile a rispettare. Dove i Palazzi non costassero ai cittadini italiani 4, 5, 8, 10, più dei Palazzi locati altrove fra il mediterraneo e il mare del nord. Al mattino successivo acquisto i quotidiani che mi riportano alla realtà con le Banche che, con le commissioni, lucrano con le donazioni ai terremotati. Quotidiani che raccontano di amministratori che avrebbero sgraffignato 50.000.000,00 di Euro senza che i geniali dirigentei dell’Associazione si siano accorti di niente. I medesimi dirigenti che, poi, si candidano a governare l’Italia. Con questa situazione nemmeno immaginare di essere meglio governati.
La Pianura Padana è stata considerata allegramente come un zona a basso rischio sismico nonostante che sotto di essa siano in atto processi geologici rilevanti che coinvolgono l’orogenesi alpina, quella appenninica e i movimenti della Placca Adriatica.
Eventi come il terremoto che distrusse Monza nel 1396 (probabile epicentro nella bergamasca), il terremoto di Ferrara del 1570, che diede luogo ad una sequenza sismica che durò 4 anni e nel quale fu osservato (prime testimonianze scritte) il fenomeno della “liquefazione del suolo”, ed altri ancora, sono stati ignorati perché l’ultimo secolo è stato piuttosto benigno.
In Italia non è mai stata fatta una reale politica di prevenzione e solo dal 2009 esiste una legislazione adeguata, ma non ancora pienamente recepita a livello locale. La maggior parte degli edifici sia ad uso abitativo che industriale è carente sotto questo punto di vista.
Le conseguenze sulla popolazione vanno al di la dei lutti, del grave disagio e della profonda solidarietà che proviamo per questa gente colpita. Il colpo più duro, quello alla capacità produttiva, ha delle implicazioni sociali ed economiche che vanno al di là delle perdite immediate: il furto del futuro.
La maggior parte delle aziende costrette a chiudere i battenti per settimane o mesi a causa del sisma rischia di uscire dal mercato per l’incapacità di far fronte alle forniture. Si rischia in molti casi di concedere spazio alla concorrenza internazionale più agguerrita. Non mi riferisco solo alle aziende che hanno i propri capannoni distrutti o gravemente danneggiati, ma alla massa di imprese che sono state costrette a chiudere o per ragioni prudenziali o per il venir meno di componenti chiave della filiera produttiva. Un esempio semplicissimo, che potete facilmente estendere ad altri settori: considerate un’impresa agricola che produce frutta e ortaggi; se vengono meno i capannoni di stoccaggio (anello superiore della filiera) e/o le aziende di trasformazione, avrà difficoltà drammatiche a collocare sul mercato i propri prodotti, anche cercando di venderli sottoprezzo. Altri produttori di altre zone andranno a colmare il vuoto di offerta a fronte di una domanda costante. Si rischia una perdita permanente di imprese e posti di lavoro: la possibilità di guadagnare per mantenere la famiglia e ricostruire la casa e/o l’azienda è compromessa.
Questo in genere avviene nel silenzio. Non ci sono giornalisti fare cronaca e a trasmettere emozioni. Non fa più notizia. Ma è il dramma è immenso perché tocca l’intera vita di ciascuno dei dei terremotati.
La necessità di fronteggiare i rischi è fattore chiave nelle società industrializzate. Bisogna costruire avendo presenti i rischi naturali, quello idrogeologico e quello sismico che interessano praticamente tutto il territorio e anche quello vulcanico, spesso sottovalutato. Nazioni come il Giappone, il Cile, Stati come la California o l’Oregon devono confrontarsi con rischi decisamente peggiori dei nostri. Riescono a farlo bene.
In Italia siamo in una “cavillocrazia”: abbaino un eccesso di sciocchezze normative, ma gravi carenze legislative, quelle che servono per davvero. Viene ostacolato il rinnovamento del patrimonio edilizio che potrebbe rendere l’intero nostro territorio più sicuro e pratico da vivere.
In Italia una fiscalità miope, la protervia burocratica e politica e, probabilmente, anche da interessi speculativi di pochi ostacolano la ricostruzione delle strutture edilizie non adeguate ed il recupero delle strutture laddove possibile.
E’ un tema da affrontare senza peli sulla lingua. Noi elettori dobbiamo ricordarcene.
esistono tecnologie in grado di gestire processi produttivi in maniera distribuita. E’ tutt’altra cosa che la delocalizzazione. Si spostano solo le linee di produzione, il personale e i controlli locali di processo, i sistemi per l’assemblaggio rimangono in sede.
Bravo Filippi, ogni tanto fa piacere sentire un giornalista che dice cose vere, invece di ripetere a pappagallo le solite stanche formulette. Se la crisi, se il terremoto, mettendoci davanti inesorabilmente alle nostre debolezze, ci fanno riscoprire le nostre vere qualità, la forza antica e umile che in molti credevano di poter mettere in soffitta, un giorno potremo ringraziare anche per il dolore di oggi. Forza e coraggio alle popolazioni dell’Emilia, spero che diventino un esempio per tutti noi.
“Comunque non è questo il modo di fare,
disse il commerciante all’uomo del pane
domani sarà festa in questo stupido paese,
ma non per noi che stiamo a lavorare.
L’uomo del pane fece finta di niente,
se ne andò tranquillamente.
Aveva, tante, tante, tante cose da fare,
poi lui non ci poteva fare niente, niente.”
Fegato spappolato – V.Rossi – E.Romagna
Tutto bello ma attenzione alla retorica.La forza della natura sarà maggiore della nostra ma almeno tentiamo di contrastarla.Le costruzioni in una zona in cui sono possibili terremoti del sesto grado della scala Richter devono a questo essere adeguate.Bella la pretesa di ricominciare, meno quella di farlo senza valutare i rischi.Non si vuole perdere il lavoro?Si cominci a farlo adeguando le strutture alle norme antisismiche.Se il tornitore dovrà rassegnarsi ad aiutare il muratore fino a quando non potrà tornare alla macchina in condizioni accettabili di sicurezza,pazienza.Altrimenti,a mio avviso,ci si accontenta di autocompiacersi ,correndo il rischio di non risolvere problemi ma di crearne dei nuovi.
Ho letto i post pubblicati sino a questo momento.
Alcuni come quello di Valeria,Lucia,Giordano sono l’espressione di persone veramente dispiaciute e sensibili per il terremoto in Emilia.
Anzi oltre ad esprimere solidarietà,si capisce che sono vicini alla popolazione,non avendo usato parole di compassione ma di ammirazione verso questa gente.
Viceversa,leggendo il post di un individuo con la sigla ET ( ? )mi ha lasciato a dir poco stupito.
Testualmente parla di segreto compiacimento come se qualcuno godesse di questa disgrazia che ha colpito questa popolazione.
Di grazia gli voglio chiedere dove ha visto o letto di qualcuno che si compiace.
Non facciamo che questo ET il cui nome è tutto un programma,è alla ricerca di una inesistente polemica solo per il piacere di vedersi pubblicato il suo post su questo blog?
Se così fosse sarebbe solamente uno spregevole speculatore.
mi unisco ad altri /prima il lavoro poi con quello arriverà il resto, meglio dormire in canadese.
Aldo Vitiello il 31 maggio 2012 alle 17:53:
Belle parole, peccato vengano dette da chi, su un altro blog, dispregia i propri connazionali.
Il buon Filippi mi impedisce, giustamente, di renderLe pan per focaccia… altrimenti la scopa bergamasca saprei come usarla!
Il coraggio delle proprie azioni è virtù a Lei sconosciuta.
situazione surreale. Ci sono capannoni usati al minimo in bassa bergamasca che prima dell’epidemia di Briscola Padana sarebbero stati riusati subito. Se io Gavazzi -tanto per fare un esempio- ho una linea di produzione per gli oscilloscopi che rende nulla perchè Tektronik ha saturato il mercato, che mi costa adattarla alla cardioscopia come Second Source invece di creare situazioni surreali in bassa modenese?
Grazie Stefano per cio’ che sei riuscito a cogliere e a raccontare della mia terra, che da tanti anni ormai ho lasciato ma che mi scorre ancora nel sangue. Ho ritrovato, nel tuo raccontare la gente , i valori che da quella gente – i miei genitori i nonni le maestre di scuola il parroco – ho imparato: il senso di se’, radicato sulla dignita’, l’autonomia di pensiero, la lealta’ nelle relazioni, la compassione; il senso della vita, che passa attraverso il sentirsi utile, il fare parte di un progetto, il sacrificio per qualcosa di piu’ grande di noi. Non mollate! Vale
Grazie per queste parole, mostrano la dignità della gente, e la vostra umiltà nel raccontarla.
Peccato che riscopriamo i valori della vita soltanto quando ci troviamo in difficoltà, superata la quale siamo prontissimi a mettere tutto in archivio. Non è da persone dotate di intelligenza ma, forse, non ne abbiamo poi tanta. L’amicizia, l’amore, la solidarietà devono contare sempre e non solo quando cadiamo in disgrazia. Se poi andiamo a vedere che sulle emergenze, su tutte le emergenze, c’è chi ci specula e si arricchisce ai danni della moltitudine, viene il voltastomaco, altro che speranza in cui appare voler credere il buon Filippi.
- persone colpite ma non vinte …
è questo ciò che arriva, che colpisce, questo che commuove e che tocca nel profondo. In un momento storico-economico dove sapere di essere Italiani non sempre onora (anzi), vedere quelle immagini, sentire quelle parole di chi ha negli occhi la paura, lo sconforto ma soprattutto la voglia di rialzarsi e ricominciare SMUOVE LE COSCIENZE e ci ricorda che Grande paese siamo, fatto di Grandi persone. Ora bisogna aiutare chi ha bisogno, adesso tocca a noi che dormiamo ancora tranquilli nelle ns case “sane” aiutare i ns fratelli – non dimentichiamo quel brivido che dovremmo tutti provare nel sentire l’inno della ns nazione.
Verona è a 60 km a nord di Mirandola. E da Modena verso Bastiglia, Sorbara, San Prospero, Medolla, San Giacomo Roncole, Mirandola, Poggio Rusco, Villa Poma, Ostiglia, Isola della Scala… di fianco alla strada capannoni, officine, caseifici, fabbriche, cultivar. E tanta voglia di lavorare e creare lavoro (e benessere) per sè e per i collaboratori. E l’amarezza dell’insipienza con cui viene affrontata una calamità, quando non addirittura un segreto compiacimento (hai visto che adesso sono disgraziati come “gli altri”?) senza pensare che quel non essere disgraziati è da sempre frutto di impegno, lavoro, sacrificio. CHE SCHIFO!!!!
la dignità del lavoro come è triste riscoprirla in questa drammatica occasione e soprattutto come è triste sapere che sono ormai decenni che ci illudiamo e illudiamo i nostri figli che il lavoro quello vero e faticoso sia ormai inutile e unico appannaggio di poveri disgraziati che arrivano da lontano il benessere può e deve arrivare solo se siamo in grado di costruire,fare qualcosa di concreto…
Grazie dott.Filippi per ciò che ha scritto. Fortunati sono quelli che quel “bene” riescono a vederlo.
Sottoscrivo pienamente ogni parola. Io sono di Parma, zona colpita ma non danneggiata. «Si può sempre dormire in macchina o in tenda, ma non si può restare senza lavoro»… è proprio quello che stavo pensando oggi mentre rientravo dal lavoro sola in macchina. La gente è dignitosa ed orgogliosa… è la situazione a non essere dignitosa affatto.