Si profila la sesta campagna (elettorale) d’Italia per Silvio Berlusconi. Lo scrive il Corriere della Sera. Secondo i sondaggi, se scendesse di nuovo in campo alla testa di un «nuovo Pdl» (per il momento limitiamoci a chiamarlo così) il Cav avrebbe ancora un potenziale del 30 per cento, insufficiente per vincere le elezioni ma abbastanza consistente per condizionare qualunque ipotesi di alleanze dopo il voto del 2013. Qualche considerazione in ordine sparso.
Angelino Alfano ha chiuso. Non ha dato al centrodestra la riscossa di cui c’era bisogno. Il delfino resterà un eterno secondo. E con lui, forse anche quella folta pattuglia di 40-50enni che dovrebbero fare ala al Cavaliere, almeno secondo i suoi intendimenti, per «svecchiare» l’immagine del Pdl. I quali, non a caso, storcono il naso.
Berlusconi cerca una nuova immagine del centrodestra ma non scioglie i nodi politici di questi mesi sul governo Monti. Ancora manca un giudizio univoco sul tecnoesecutivo. Gli elettori vogliono messaggi semplici e diretti, e arriverà il momento del redde rationem, in cui i partiti dovranno esprimersi chiaramente su Monti e anche sul proprio operato, sia esso a sostegno o contrario. Beninteso, questa ambivalenza, questi tentennamenti riguardano tanto il Pdl quanto il Pd.
Ancora: sarà una partita giocata in difesa, tesa a contenere i danni più che a cercare la vittoria. Uno schema «catenacciaro», per usare una metafora calcistica: un modulo poco congeniale a Berlusconi, il quale ha sempre tirato le orecchie agli allenatori del Milan che non puntavano a giocare 90 minuti all’attacco. Non so se un Berlusconi «fuori ruolo» può esprimersi al meglio. Un ruolo di interdizione. Nel gioco degli scacchi, il ritorno del Cavaliere ha il sapore di una mossa che punta alla partita patta. Che però potrebbe aprire altre prospettive su altre scacchiere, compresa quella del Quirinale del dopo Napolitano.

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