L’«euroregione» del Nord ha fatto capolino tra i temi di discussione politica. Due nomi tra tutti ne stanno facendo una bandiera: Roberto Maroni e Roberto Formigoni. Per il segretario della Lega è il modo per superare le utopie secessioniste del Nord; per il presidente lombardo, che preferisce chiamarla «macroregione» e ha trovato sponde nei governatori di Piemonte e Friuli Venezia Giulia, è un argomento per uscire dalle secche delle vicende giudiziarie.

Ho ascoltato sabato sera il dibattito alla Berghem fest di Alzano Lombardo tra Maroni e Vittorio Feltri (qui il resoconto che ho scritto per il Giornale): l’euroregione è stato uno dei temi affrontati. La Lega torna a parlare di Europa dei popoli e non delle monete. Sono d’accordo. Tuttavia questa entità non mi è chiara. Per Maroni sarà frutto non delle velleità indipendentiste padane, ma di un’«implosione» dell’Unione europea che si spezzetterà. Potrebbe essere. Credo però che il tempo delle frammentazioni autonomiste sia finito. Il Belgio si è diviso in tre regioni nel 1993, il che non ha evitato crisi e lunghi periodi di ingovernabilità. Le autonomie spagnole (un esempio per tutte: la Catalogna) sono sull’orlo del fallimento.

Le amministrazioni autonome non sono di per sé migliori di quelle centrali. Decentrare non significa automaticamente governare in modo più efficiente. Ho fatto notare in post precedenti che il debito pubblico italiano era rimasto sostanzialmente stabile fino ai primi Anni 70, quando ha iniziato a correre. Un periodo difficile per tanti aspetti (terrorismo, lotte sindacali, crisi petrolifera) che hanno indotto ad allargare i cordoni della spesa pubblica; ma tra le cause dell’indebitamento statale un posto di rilievo va alle regioni nate proprio in quegli anni, le cui spese con il tempo sono sfuggite a ogni controllo.

Oggi il decentramento è un modo per garantire il mantenimento di privilegi ed evitare verifiche. Per questo la vera riforma da introdurre in Italia non era il federalismo istituzionale, ma quello fiscale: un sistema per razionalizzare la spesa, soprattutto quella sanitaria. Su questo Maroni ha ragione: uno dei primi provvedimenti del governo Monti è stato bloccare l’iter del federalismo fiscale e contestualmente ripianare la voragine del debito sanitario della regione Sicilia, senza garanzie che per il futuro la gestione sarebbe stata migliore.

Ma anche i privilegi di regioni ottimamente amministrate come il Trentino Alto Adige sono destinati a sparire. Non è più tempo per le piccole rivendicazioni, la globalizzazione impone di avere spalle larghe e concentrare le risorse sulle vere priorità come il sostegno alle famiglie e soprattutto alle piccole e medie imprese, agili, innovatrici, capaci di creare lavoro ma purtroppo abbandonate a se stesse. E questo va fatto ovunque ciò sia possibile nella nostra Italia tartassata, indipendentemente da euro- o macro-regioni.

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