Amici del blog, stamattina le cose da fare sono due: leggete l’editoriale di oggi di Alessandro Sallusti (se non lo trovate sul sito andate in edicola) e guardate il filmato del discorso con cui il direttore ha salutato la redazione prima di dimettersi (quello invece è solo sul sito a questo link). La dignità e il coraggio di Sallusti sono unici nella desolata Italia di oggi, e la sua è una battaglia per la libertà di tutti che il Giornale proseguirà. I poteri forti ci impongono i governi, certa magistratura si è servita della legge – invece che servirla – tentando (in taluni casi con successo) di modificare premier, ministri, governatori di regioni e banche, e ora anche direttori di giornale. L’allarme per la democrazia in pericolo suona fortissimo.

Il mio giudizio sulla vicenda è contenuto nella nota del Comitato di redazione, di cui faccio parte, pubblicato stamattina a pagina 3 (questo il link). Tutti noi del Giornale ci stringiamo attorno al direttore. Nessun giornalista deve andare in carcere per quello che pensa e scrive, o fa scrivere.

Qualcosa si sta già muovendo per abbassare il volume sulla vicenda. Fate caso, per esempio, ai tempi della giustizia: la procura di Milano ha fatto sapere che l’esecuzione della pena è sospesa per 30 giorni mentre la decisione ultima su come Sallusti sconterà la condanna verrà presa non prima del luglio 2013. Come dire: tanto rumore per nulla, perfino il Corriere.it in un video dice che «la pena non sarà mai scontata». Un altro pericolo è perdere di vista il «cuore» di questo scandalo. Oggi, per esempio, scoppierà il «caso Farina», additato da molti in questi giorni (ieri sera Vittorio Feltri se n’è fatto eco a Porta a porta) come il Dreyfus che ha scritto l’articolo di Libero. Prendersela con Farina (e rivangare Pio Pompa, l’agente Betulla, eccetera, senza ricordare che anche Farina è colpito da un’assurda condanna per aver visitato in carcere Lele Mora) sposta l’attenzione dalla vera questione cruciale: la vergognosa condanna di Sallusti è indegna di un Paese civile e le norme che regolano i reati per diffamazione vanno cambiate in fretta. Punto.

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