Qualcosa si muove anche nel centrodestra. Sull’orlo dell’abisso (cioè del disfacimento del partito) Silvio Berlusconi annuncia che potrebbe non candidarsi per favorire un accordo tra moderati, cioè con l’Udc. Dice che lo fa per impedire la vittoria della sinistra, cioè lo stesso motivo che lo indusse a scendere in campo nel 1994. Mosse diverse in vista del medesimo obiettivo.

Per dare prova che le sue intenzioni sono serie, Berlusconi accetta non solo la pregiudiziale di Pierferdinando Casini (cioè che si farà da parte) ma soprattutto l’appoggio all’eventuale riconferma di Mario Monti a Palazzo Chigi. Monti è un generale senza truppe, e quelle dell’Udc (in questo i sondaggi concordano) si assottigliano. In questo modo il partito dei tecnici si rafforza. Mentre Berlusconi si fa indietro, il Bocconiano fa un passo avanti.

L’altro passo avanti lo fa Angelino Alfano, che sembrava un leader decotto mentre è stato lui a lanciare per primo l’ipotesi di un Pdl deberlusconizzato. È un segnale che rafforza la sua segreteria.

Il terzo passo avanti è invece di Casini. La sua strategia di mettersi al centro dei due schieramenti e fare l’occhiolino ora di qua ora di là si rivela efficace. Se deve scegliere tra un accordo con una sinistra in preda alle convulsioni interne da primarie oltre che ostile al Monti-bis, e un centrodestra con Berlusconi defilato e apertamente favorevole alla riedizione del tecno-governo, l’Udc è di fronte a una scelta obbligata che potrebbe portare il suo leader al Quirinale come garante dell’operazione.

Immagino che molti elettori di centrodestra insorgeranno contro il ritorno del «traditore», del «voltagabbana», soprattutto se Casini porterà in dote anche i residui voti di Gianfranco Fini. Non mi sento di dare loro torto. Ricordo però che gli insulti di Umberto Bossi verso Berlusconi di una dozzina di anni fa (gli diede del mafioso) non impedirono di rifare un’alleanza duratura. In politica mai dire mai. Attenzione, comunque: che cosa succederà se Casini dirà di no?

C’è infine da rilevare che il via libera berlusconiano a Monti segue di pochi giorni quello concesso al premier da Carlo De Benedetti. I due magnati convergono. Anche questo è un segnale che la situazione politica sta conoscendo un’accelerazione. E le diatribe generazionali sulle primarie del Pd, scaricato dal partito di Repubblica, improvvisamente passano in secondo piano.

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