Un amico mi ha segnalato questo brano di uno scrittore che mi sta molto simpatico, Gilbert K. Chesterton, un saggista acuto oltre che creatore di Padre Brown e altri indimenticabili personaggi. Il brano è tratto dal libro “Eretici” scritto nel 1905 e pubblicato in Italia nel 2010 da Lindau. Lo trascrivo.

Supponiamo che, in strada, si crei un grande scompiglio per, mettiamo, un lampione che molte persone influenti vorrebbero abbattere. Un monaco di grigio vestito, che incarna lo spirito del Medioevo, viene interpellato sulla questione e comincia ad affermare, con il tono arido tipico dell’educatore: “Consideriamo innanzitutto, cari fratelli, il valore della Luce. Se la Luce sia di per sé un bene…”. A quel punto, il monaco viene comprensibilmente messo al tappeto. Tutti si avventano sul lampione, che in dieci minuti viene divelto, e si congratulano l’un l’altro per la loro praticità, tutt’altro che medievale. Ma a lungo andare, le cose si complicano. Alcuni hanno divelto il lampione perché volevano la luce elettrica; altri perché volevano il ferro vecchio; altri ancora perché volevano l’oscurità, dal momento che avevano commesso azioni malvagie. Alcuni pensavano che quel lampione fosse inadeguato, altri che fosse eccessivo; alcuni hanno agito perché volevano distruggere un bene comunale, altri perché volevano semplicemente distruggere qualcosa. Di notte si scatena la guerra, tutti sferrano colpi alla cieca. Così, gradualmente e inevitabilmente, oggi, domani o il giorno dopo, riaffiora la convinzione che il monaco in fondo avesse ragione e che tutto dipenda dalla filosofia della Luce. Ma quello che avremmo potuto discutere alla luce del lampione, dobbiamo ora discuterlo nell’oscurità.

E’ scritto oltre cent’anni fa, ma non è perfetto per la situazione di oggi? Ci troviamo a litigare sulle conseguenze mentre abbiamo perso di vita l’origine, il motivo, ciò per cui vale la pena agire, discutere, scontrarsi ma anche lavorare assieme. Quante volte sul blog ci siamo chiesti che cosa permette di ripartire in tempo di crisi? E’ una domanda che non va accantonata. Ha ragione Chesterton: bisogna riprendere i “fondamentali”, come i ragazzini che vanno all’oratorio e sognano di diventare campioni. Sembrano cose astratte, in realtà sono concrete e urgenti.

Mi colpisce, per esempio, che il papa, in una situazione drammatica come quella in cui versa la Chiesa, invece che adoperarsi in piani pastorali o riforme interne abbia indetto un Anno della fede. Benedetto XVI non smette di “ripartire dai fondamentali” perché è il modo più adeguato per affrontare tutte le altre questioni. E la fede, come è stato ripetuto anche al Sinodo dei vescovi, non può più essere data per scontata.

Quanti aspetti della vita quotidiana avrebbero bisogno di ripartire dai fondamentali? La politica, per esempio. O le istituzioni europee, nate per unire i Paesi e finite a svuotarli della loro sovranità. Ma questa è un’operazione che può permettersi soltanto chi ha grandi ideali, fondamentali solidi. Merce rara ma non ancora introvabile. Mi piacerebbe se ci aiutassimo a reperire queste perle preziose.

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