Se Silvio Berlusconi cercava un politico con il «quid» (che non trovava in Angelino Alfano), ha trovato pane per i suoi denti. Roberto Maroni sta giocando pesante. Sta tenendo testa al Cavaliere e ormai è quasi sicuro che rifiuterà un accordo elettorale con il Pdl. Il che significa agevolare la vittoria del centrosinistra alle politiche (senza il blocco Pdl-Lega sarà più facile per la coalizione Pd-Sel ottenere il premio di maggioranza nei collegi senatoriali lombardi) e probabilmente anche alle regionali perché, al momento, né Maroni né Albertini (o chi per lui, Gelmini, Romani, altri ancora) sembrano avere più voti di Umberto Ambrosoli.
Per un verso apprezzo la battaglia di Bobo Maroni. Una battaglia di idee prima che di alleanze e strategie. Idee forse utopiche, come la possibilità di trattenere sul territorio il 75 % delle tasse pagate, o creare una «macroregione» del Nord dopo il fallimento del federalismo fiscale; ma sono idee che hanno una loro logica e soprattutto vengono difese orgogliosamente e non mercanteggiate. Un numero sempre maggiore di elettori chiede proprio questo: chiarezza, coraggio, progettualità, pulizia. Le ramazze impugnate dai «barbari sognanti» dopo gli scandali di Rosi Mauro e di Renzo «Trota» Bossi non erano metafore. È anche vero che soltanto alle Olimpiadi di De Coubertin l’importante è partecipare. Alle elezioni si va per vincere, o almeno per perdere bene, e temo che Pdl e Lega divisi perderanno male in una regione dove la magistratura tiene i due partiti sotto scacco.
Il «no» di Maroni a Berlusconi compatterà i militanti del Carroccio e costringerà il Cav a inasprire i toni della campagna elettorale. La tattica del segretario leghista, suggerita soprattutto dai luogotenenti Tosi e Salvini, è radicarsi al Nord: una parola d’ordine semplice, che dovrebbe dare risultati non nell’immediato ma nel medio periodo. Per Berlusconi è uno smacco inatteso. Dopo Casini, Fini e i «montiani», anche la Lega volta le spalle al leader del centrodestra, che si ritrova più solo. Se la politica è anche capacità di mediare, stringere intese, attirare consenso, stavolta Berlusconi ha trovato un inciampo. Tuttavia anche Maroni con la sua corsa solitaria mostra la corda. Non s’è mai visto un partito regalare voti a un altro senza un accordo, che è quanto vorrebbe la Lega dal Pdl. Pare che il nodo potrebbe sciogliersi se Berlusconi accettasse di fare il capo coalizione ma non il candidato premier. Ma per ottenere il passo indietro del Cav ci vuole un «quid» bestiale.
E con questo auguro a tutti un felice 2013.

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