Il grande assente di questa campagna elettorale è il tema-chiave per il futuro dell’Italia: la riduzione delle spese pubbliche. Comprendo che alla vigilia del voto è più facile promettere di tagliare l’Imu (lo fanno perfino coloro che l’hanno voluta, votata e un mese fa l’avrebbero pure riproposta) mentre si paventano altre patrimoniali. Tuttavia non si può proprio fare finta di nulla.
Quando non esistono alternative a tagli massicci e sacrifici, si costruiscono le emergenze. Nel ’95 fu un governo tecnico di emergenza (Dini) a varare la prima importante riforma delle pensioni. In breve si capì che non bastava. Nel 2004 il governo Berlusconi (al Welfare c’era Maroni) varò una seconda riforma, cancellata due anni dopo da Prodi ricattato da Bertinotti, Cgil eccetera. Dal 2008 fu la Lega (con un salto mortale all’indietro rispetto a quattro anni prima) a impedire un sacrosanto intervento correttivo: non poteva perdere i voti dei pensionati padani.
Così, sotto la pressione dell’emergenza spread, il tecnogoverno Monti varò come primo intervento «salva-Italia» proprio una riforma delle pensioni pesante e frettolosa (penso al pasticcio degli esodati) quanto necessaria. Il sistema di welfare occidentale, in particolare italiano, è fondato sul lavoro delle generazioni future perché i contributi dei lavoratori attuali servono in gran parte a pagare le pensioni in essere, non a costituire un capitale per il domani. Questo modello, che funziona se l’economia e la popolazione continuano a crescere, s’inceppa con la crisi economica e il crollo demografico. Di qui i tagli, inevitabili.
Siamo in buona compagnia. Anche gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a un’emergenza, il «fiscal cliff», per affrontare il tema dei tagli, che in realtà è stato soltanto rinviato. L’accordo raggiunto aumenta il debito Usa (che già ora supera il 103% del Pil) di 4.000 miliardi di dollari per i prossimi 10 anni. Incapaci di tagliare anche dopo la campagna elettorale, gli Usa scelgono di aumentare il debito: guardacaso, la stessa manovra che ha consentito all’Italia di raggiungere gli attuali livelli di welfare divenuti insostenibili. Il fatto è che il nuovo debito americano viene prontamente acquistato dalla Federal Reserve, la quale possiede i due terzi dei titoli del Tesoro statunitense, mentre in Europa gli acquisti della Bce (cui va grandissima parte del merito per la riduzione dello spread) vengono criticati dai tedeschi che hanno imposto il capestro del «fiscal compact».
Dunque, bisogna tagliare. Dove? Signori candidati premier, capi coalizione, portavoce: per decidere e comunicarlo agli elettori avete tempo fino al 23 febbraio.

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