Più che sulle schermaglie tattiche, mi interessa insistere sui temi della campagna elettorale. Dopo aver posto la questione della spesa pubblica parliamo del debito, il cui abbattimento è stata una delle emergenze (assieme allo spread) che ha portato Mario Monti a Palazzo Chigi. Ricordate? Le sue manovre salva-Italia avevano come scopo quello di «mettere i conti in sicurezza» e garantire i mercati circa la capacità dell’Italia di onorare – e possibilmente ridurre – la montagna del proprio debito pubblico. Queste manovre condotte più sul lato delle entrate (tasse) che dei tagli alla spesa (risparmi) hanno accelerato la recessione economica: calo della produzione, del reddito, dell’occupazione, dei consumi.

Uno dei motivi che hanno spinto Monti a salire in politica è «non disperdere i sacrifici fatti». E’ però il caso di chiedersi a che cosa sono serviti tali sacrifici, visto che lo stock del debito pubblico non è stato intaccato, anzi ha sfondato il tetto di 2000 miliardi di euro (a scriverlo in cifre temo di perdere qualche zero…). Secondo i dati Bankitalia, nei 12 mesi da novembre 2011 (insediamento governo Monti) a novembre 2012 il debito pubblico è cresciuto di circa 104 miliardi. Togliendo i depositi presso Bankitalia medesima e i finanziamenti concessi al Fondo europeo salvastati, si calcola un aumento netto di 58,6 miliardi di euro. Nel 2011 tale aumento era stato di 65,6 miliardi e nel 2010 di 67,5.

Su un grafico, la curva del debito non disegna una discesa ma una crescita meno marcata: andamento che, peraltro, è in atto dal 2010. Vuol dire che Monti non ha ridotto il debito: semplicemente ne ha rallentato la crescita, facendo «risparmiare» circa 7 miliardi (anziché di 65 miliardi il debito è salito di 58). Ma le manovre decise dagli ultimi governi (due manovre nella primavera-estate 2011 targate Tremonti più la stangata di Monti) sono costate la bellezza di 49 miliardi agli italiani. I benefici sull’ammontare del debito dovevano essere più consistenti. Invece soltanto un settimo del «sacrificio» chiesto è andato allo scopo.

Dunque, al professor Monti va chiesto che uso ha fatto dei sacrifici imposti agli italiani. Mentre dai leader delle coalizioni elettorali vogliamo sapere come affronteranno la montagna del debito: pensano di ridurlo? Se sì, come? Magari con altre tasse che si riveleranno altri secchi bucati, secondo l’azzeccata definizione dell’economista Ugo Arrigo?

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